La Gpa come il Kirby

13 ottobre 2017 Posted by webmater

di Daniela Danna (uscito sulla 27ima ora)

 

Sabato 7 ottobre ho partecipato a Chakra, una trasmissione a favore della Gpa. Non sapevo di essere l’unica voce contraria perché ad esempio la conduttrice non si era mai espressa del tutto a favore. Non sapevo che sarei stata continuamente interrotta, di persona dalla conduttrice o da filmati a senso unico che mostravano la felicità di una committente (“Li ho partoriti io!” ha affermato senza vergogna) e delle lavoratrici che non si sentono schiave, però operaie della gravidanza lo sono. Non sapevo che Nichi Vendola, con il quale è stato deciso non da me di evitare qualunque contatto, sarebbe rimasto gradito ospite fino alla fine della trasmissione, tra sorrisi compiacenti e abbassamento di qualunque decenza nell’accettare sue peculiari espressioni quali “l’ovulo donato”. Signor Vendola, a quanto ammonta il suo contro-dono in denaro alla “donatrice”? E perché progettare un figlio dall’origine frammentata, pagando poi la madre perché glielo consegni?

Molte amiche mi hanno chiesto come ho fatto a rimanere calma. Il fatto è che Michela Murgia mi è simpatica. Di più, ho stima di Michela Murgia. Ha scritto un libro bellissimo, Il mondo deve sapere, dove la protagonista che lavora alle televendite alle casalinghe del Kirby, macchina infernale aspira soldi prima ancora che aspirapolvere, pensa questo del suo capo: “Sarà difficile accompagnarlo al concetto che ci sono cose che non si fanno per soldi a questo mondo”. E stava parlando della vendita di un elettrodomestico. I capi erano esperti di manipolazione emotiva sui loro sottoposti nonché sulle vittime della televendita. La vendita e l’organizzazione della stessa per un neonato non sono molto diverse. La pressione psicologica sulle fornitrici è addirittura formalizzata nelle sedute con la psicologa cui si devono sottoporre (nei paesi ricchi ovviamente – in quelli poveri sono dei contenitori e basta). La retorica dei fautori dell’introduzione di questo commercio chiamato Gpa vede tutte le donne partecipi come volontarie e felici, ma ci sono tantissimi casi di dispute legali, e sono solo la punta dell’iceberg delle esperienze negative che fanno le donne chiamate, con violenza simbolica, “portatrici”: “Se te ne vai, non è perché ti dissoci e questo mondo ti fa schifo. No, ovviamente è perché non sei all’altezza del ruolo”. La frase è della protagonista de Il mondo deve sapere, ma anche alla portatrice che non ce la fa si dice (e lo scrivono le Famiglie Arcobaleno) che è colpa sua, non doveva firmare il contratto, ormai è troppo tardi: consegna il bambino! “Le scienze umane della psicologia sociale in mano a questa gente sono armi di distruzione di massa”, scrive ancora Murgia a proposito del Kirby, che sempre più assomiglia alla Gpa: “Ci si convince che quello che si sta facendo non è una stronzata poco chiara, ma una cosa degna, che fa di noi delle persone con un ruolo nella società che è quello dei buoni, degli utili, dei positivi”. Ci vuole molta autosuggestionabilità, una dote richiesta ai venditori del Kirby, anche per partorire, dire di non essere madre e consegnare ad altri una neonata. Ma in fondo non fanno che ripetere quello che dicono le leggi dei loro paesi: loro non sono assolutamente le madri dal punto di vista legale.

Il mercato della filiazione ha bisogno di regole per esistere. Una volta introdotta la validità del contratto in cui si compravende in astratto la filiazione (ma in concreto il neonato), le leggi poi non sono così tanto diverse da un paese all’altro come Murgia ritiene. Sapete qual è la differenza tra Gpa “commerciale” e “altruistica”? Quella tra la zuppa e il pan bagnato. Nel primo caso si può pagare qualunque somma alla madre retribuita, nel secondo solo “rimborsi spese”, “mancati guadagni”, risarcimenti per il danno biologico che subisce facendo una gravidanza senza nemmeno poi godere della presenza del bambino. Ci sono donne che ne sono morte, in India e negli Usa, perché di gravidanza e parto si può morire anche se è per altri.

In un altro libro, “L’ho uccisa perché l’amavo” (Falso!) che Murgia ha scritto con Floriana Lipperini, le autrici si interrogano sul significato stravolto che nei femminicidi si vuole dare a parole come amore, passione, violenza. Anche nella Gpa “amore” diventa la separazione tra madre e figlia, e la violenza di strappare i figli alle madri che vogliono recedere dal contratto è cancellata e negata. In Inghilterra i tribunali hanno separato una madre dalla figlia di 15 mesi “promessa ad altri”. I committenti diventano i padroni delle donne, e nessuno di loro pensa davvero che il bambino che attendono abbia invece, almeno prioritariamente, il diritto di proseguire la sua relazione con la madre. La gravidanza termina nella maternità, e la maternità deve essere autodeterminata, non eterodeterminata per denaro. Come è possibile volere mettere al mondo bambini che non sono desiderati dalle loro madri? Madre non è “colei che accetta di esserlo”, come ha scritto Murgia sull’Espresso, ma ogni donna che materialmente ha fatto un bambino. Anche nelle adozioni ci sono madri naturali, senza le quali le madri adottive non potrebbero esistere. Le donne possono benissimo scegliere di non essere madri: basta che non rimangano incinte o non portino a termine una gravidanza non desiderata. Di più nei miei due lavori in libreria: “Fare un figlio per altri è giusto” (Falso!) (Laterza 2017) e Maternità. Surrogata? (Asterios 2017), perché la questione della maternità e di come la viviamo e definiamo merita davvero ulteriori approfondimenti, da dibattere con pacatezza ma anche conoscenza.

Presentazione a Bologna

19 settembre 2017 Posted by webmater

Qui l’audio della presentazione di Fare un figlio etc, con Nicola Riva

“La gravidanza per altri è un dono” (Falso!)

13 luglio 2017 Posted by webmater

Qui l’audio dell’incontro di presentazione del mio nuovo libro Fare un figlio per altri è giusto (Falso) alla libreria Tadino di Milano con Eleonora Cirant e Cristina Gramolini

Qui il video in 4 parti, pagina di AL Zami

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Presentazione del libro di Daniela Danna “Fare un figlio per altri è giusto. FALSO!” di venerdì 23 giugno Libreria popolare di via Tadino. (1)

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Presentazione a Milano

22 giugno 2017 Posted by webmater

Venerdì 23 giugno alle ore 18.30 presso la libreria Tadino si svolgerà in anteprima e nel programma del Pride la presentazione di “Fare un figlio per altri è giusto” (Falso!), il mio ultimo libro che uscirà il 6 luglio per Laterza.

tadinoLibreria Popolare di via Tadino Soc. Coop.S.r.l.- Via A.Tadino,18 – 20124 Milano

info @libreriapopolare.it
Ci trovi anche su facebook: Libreria Popolare di Via Tadino
Libreria Associata LIM – Librerie Indipendenti Milano

 

Il titolo del libro da me proposto e con cui ho lavorato era “La gravidanza per altri è un dono” (Falso!), che forse avrebbe dato meno appigli alle proteste per una presunta qualità insultante del mio lavoro (ma non credo). La spiegazione dell’origine delle famiglie da Gpa ai bambini è una cosa loro in cui non mi premetto di intervenire, il giusto e lo sbagliato lo hanno deciso con le proprie scelte. Ma nel momento in cui Famiglie Arcobaleno richiede che in Italia venga introdotto l’istituto giuridico che dichiara che la gravidanza di una donna è “per altri”, fare figli diventerebbe un mestiere e i neonati verrebbero comperati e venduti a prezzi di mercato. Che questo passi sotto il nome di autodeterminazione femminile è aggiungere al danno la beffa. Chi interviene nel dibattito senza sapere che cosa è la Gpa, in nome di una propria idea di abnegazione, oblazione e autosacrificio femminile (la Gpa come dono) dovrebbe forse informarsi meglio, anche leggendo i miei testi che riflettono anni di studio, cosa che faccio per mestiere.

Famiglie arcobaleno (inteso come entità politica, non come club sociale per famiglie lgbt) farebbe bene poi a smettere di usare i bambini come scudi umani per la censura. Nessuno vuole insultare i bambini, ma censurare il dibattito politico (che non è personale), perché i bambini della Gpa esistono è veramente vergognoso. Se in una coppia gay compaiono dei figli questo è una questione di politica pubblica, e va discussa e sviscerata ed esaminata perché sono le donne a fare i bambini. Che il Pride sia diventato surrettiziamente, senza alcun dibattito serio tra le organizzazioni, la festa della Gpa è una cosa vergognosa che testimonia la debolezza del femminismo attuale, che nemmeno riesce a balbettare qualcosa contro una pratica (la gravidanza per altri, appunto, regolata dalle leggi che stabiliscono a quali condizioni le donne debbano separarsi dalla propria prole) che cancella il ruolo delle donne nella gravidanza e nel parto, con il quale diventano le prime madri dei propri neonati. E rimarranno le madri naturali di quei neonati anche se poi volessero rinunciare ad allevarli a favore di chiunque sia abbastanza ricco da pagare loro, i medici, gli avvocati e tutta l’industria che nel mondo organizza questa ennesima espansione del mercato di cui un capitalismo agonizzante ha bisogno per far sopravvivere il profitto. Non stupisce che a rivendicare la pratica siano esponenti del PD, il partito che sta realizzando il neoliberismo in Italia e demolendo lo stato sociale e tutto quanto vi era di pubblico: la Gpa la vogliono Monica Cirinnà e Sergio Logiudice in primis. Se il Pride deve diventare la festa delle corporation e dell’espansione del mercato neoliberale, ditelo chiaramente. Finora è stata la manifestazione dell’orgoglio di essere gay e lesbiche, la celebrazione del nostro amore e della nostra sessualità, che non ha mai cercato di calpestare il diritto di altri, come quello delle madri di riconoscere i propri figli. Che cosa dice Famiglie Arcobaleno alle donne come Melissa Cook e tutte le altre che come lei vogliono uscire da un contratto firmato nove mesi prima? Che la sua gravidanza era per altri. Non vuole essere una portatrice? Ma si è impegnata a farlo. E i tribunali degli stati in cui la Gpa esiste, quei figli glieli toglieranno per darli ai committenti. Non è una madre, è la portatrice – questo è il vero insulto che avete lanciato a tutte le donne. Che prima o poi se ne accorgeranno, nonostante le vostre censure.

 

PRIMA INIZIATIVA LAICA IN ITALIA CONTRO IL MERCATO DELLA GRAVIDANZA

11 marzo 2017 Posted by webmater

Evento organizzato a Milano da RUA-Resistenza all’Utero in Affitto presso la Casa dei Diritti, via de Amicis 10, ore 20.30, giovedì 16 marzo

IL MERCATO DELLA GRAVIDANZA

NON E’ UN DIRITTO

È ancora possibile sottrarre la nascita al business?

In Italia il dibattito rispetto alla maternità surrogata sembra polarizzato tra sostenitori, individuati soprattutto nella comunità lgbt e oppositori organizzati nelle reti del cattolicesimo reazionario. La verità è che nel mondo si confrontano visioni assai più complesse e trasversali. Una estesa rete internazionale di associazioni e studiose appartenenti al movimento delle donne e del lesbismo opera da tempo opponendosi al sempre più florido mercato della gravidanza, che anche attraverso il sostegno alcune legislazioni estere, si ammanta di gratuità e solidarietà utilizzando il termine ambiguo della gestazione per altri.

A Milano giovedì 16 marzo alle ore 20,30 RUA organizza il primo evento italiano che intende fare chiarezza sulla gestazione per altri presentata come un dono e libertà procreative, ma che invece è mercificazione di chi nasce e riduzione della madre a cosa.

Nel nostro paese la maternità surrogata è vietata, ma ogni anno moltissime coppie (la gran parte eterosessuali) si recano all’estero e davanti al fatto compiuto, invocano in Italia, il preminente interesse del bambino. Di tutto questo discuteranno Daniela Danna, sociologa dell’Università di Milano, Aurelio Mancuso presidente di Equality Italia, Silvia Niccolai, costituzionalista dell’Università di Cagliari, Marina Terragni, giornalista saggista.

  • La Gpa (gravidanza per altri/maternità surrogata) non è una tecnica di riproduzione assistita: è una gravidanza come le altre
  • Non esiste Gpa altruistica, le donne sono sempre pagate
  • La portatrice che dà alla luce un bambino è sua madre (di nascita)
  • Ma è ridotta ad essere solo una lavoratrice, con controlli sul suo corpo e sulla sua vita
  • Chi va all’estero sceglie paesi dove la Gpa obbliga la madre a separarsi dalla figlia
  • Quello che i committenti acquistano è un neonato
  • Nel caso di gameti propri, acquistano comunque il neonato perché la filiazione è stabilita per legge escludendo la madre, che ha il ruolo di fattrice retribuita
  • I neonati devono essere separati dalla madre solo in circostanze eccezionali, non per l’obbligo di un contratto firmato più di nove mesi prima
  • Siamo contro l’introduzione della Gpa in Italia perché le donne non sono fattrici di bambini “altrui”

Femminicidio: contrordine compagne!

11 marzo 2017 Posted by webmater

Stamattina la mia radio è autonomamente scivolata da Radiopopolare a Radiomaria, giusto accanto. Il predicatore di turno ce l’aveva con il femminicidio: “…questa violenza prevaricatrice e inaccettabile, espressione di odio e debolezza…”

Urge cambiare il bersaglio di Nonunadimeno e di tutte le mobilitazioni femministe antiviolenza: non vorremmo mica farci confondere con Radiomaria?!?

Con la stessa logica l’appello qui sotto è stato variamente censurato, sbeffeggiato, ignorato dai compagni gay, alcuni dei quali ci accusano di fomentare l’omofobia con le nostre parole.

Riflettiamo insieme: il fatto che le coppie gay facoltose comperino i bambini all’estero/paghino delle donne perché facciano figli da consegnare loro con tutti gli obblighi di legge è un fattore di aumento o di diminuzione dell’omofobia?

Il fatto che non lo si dica all’interno del movimento Glbt, tutto preso dalla retorica del dono e contro-dono (a parte noi poche che veniamo prontamente diffamate come fondamentaliste religiose, fasciste o anche peggio, espellendoci dal movimento) secondo voi aumenta o diminuisce l’omofobia?
En passant,  esistere come lesbica è ciò che provoca in primo luogo gli atti di “omofobia”  – che non è una malattia ma un giudizio sociale sull’omosessualità, tradotto in violenza.

 

Sulla sentenza di Trento

2 marzo 2017 Posted by webmater

Cari compagni gay, vi invitiamo a non festeggiare la cancellazione della madre

 

Il 28 febbraio è stata resa nota la sentenza con la quale una Corte d’appello dello Stato italiano ha accettato un certificato di nascita di un paese che ha stravolto il principio della maternità legale, che è basata sulle esperienze della gravidanza e del parto condivise e agite da madre e figlia.

Il paese dove è avvenuta questa nascita non è nominato nella copia con omissis della sentenza che abbiamo potuto leggere, dove però si sostiene che la procedura è accettabile perché la donna diventata madre che ha poi ceduto i bambini alla coppia non sarebbe stata retribuita, ovvero i bambini non sarebbero stati venduti. Questa – benché il tribunale la avalli – è sicuramente una bugia perché nessuna donna si sottoporrebbe a una gravidanza e maternità per altri, e certamente non per due stranieri supponiamo sconosciuti, se non viene direttamente retribuita, come in California, Ucraina, India, oppure se il suo compenso è mascherato da rimborso spese come in Canada o Grecia, che dichiarano di avere una “Gpa altruistica” mentre si approvano “rimborsi spese” di somme che equivalgono a un vero e proprio salario per il lavoro della gravidanza e non possono poi, nemmeno se lo vogliono, riconoscere i figli. Ad esempio nessuna donna lo fa in Italia, dove non si possono ricevere compensi e dove i committenti non hanno la certezza di vedere il proprio nome sul certificato di nascita come nel luogo dove la coppia di gay della sentenza di Trento ha assunto una responsabilità genitoriale. Come è possibile sostenere che si tratti di “doni” altruistici di bambini o di gravidanze, quando la madre non può essere nemmeno nominata nel certificato di nascita?

Non possono esserci primi e secondi genitori senza una madre: saranno sempre i secondi e i terzi perché la gravidanza e la nascita sono già un rapporto intimo, stretto, imprescindibile nella riproduzione umana tra la futura bambina e sua madre. Se questa non vuole essere nominata, che rimanga anonima (per quanto si vada sempre più affermando un diritto a conoscere le proprie origini biologiche richiesto dai figli dei “donatori” così come dagli adottati)  ma che non venga fatta sparire con un colpo della bacchetta “magica” della legge e dei giudici. Questa bacchetta magica non funziona, e l’origine materna di ognuno di noi rimane un fatto inevitabile. Quella bacchetta magica può solamente togliere diritti alla donna che porta a termine una gravidanza, che non è una tecnica medica di riproduzione, né una gravidanza “per altri”, ma sempre è compiuta in prima persona da una donna che, con la gravidanza e il parto, diventa madre persino se non accetta di chiamarsi tale o di assumersi la responsabilità della crescita dei figli. Se considera il bambino non suo, non per questo il neonato non la riconoscerà e potrà essere trattato come una cosa da vendere per un compenso.

Siamo certe e certi che la coppia gay che in questi sei anni ha cresciuto dei figli lo ha fatto con tutto l’amore di cui è capace, creando una famiglia di cui essere orgogliosi. Festeggiamo con loro il riconoscimento dovuto per il rapporto con i figli che hanno cresciuto. Ma gli stati e le leggi non devono riconoscere una cancellazione della donna che li ha fatti diventare genitori, e non devono accettare che questa madre cancellata sia stata un’operaia della gravidanza. Questo non lo possiamo, non lo dobbiamo festeggiare.

 

Daniela Danna, Alessia Di Dio, Marina Terragni, Monica Ricci Sargentini, Emma Baeri, Annarita Silingardi, Giorgia Mauri, Rossana di Fazio, Stefania Tarantino, Lorenza Maluccelli, Giovanna Camertoni, Paola Tavella, Cristina Gramolini, Aurelio Mancuso, Francesca Izzo, Antonella Crescenzi, Lorenza Accorsi, Pia Brancadori, Amalia dell’Aquila, Tristana Dini, Lucia Giansiracusa, Francesca Marinaro, Rita Cavallari, Daniela Agostini, Eleonora Dall’Ovo, Maria Serena Sapegno, Anna Maria Riviello, Silvia Dradi, Chiara Sebastiani, Stella Zaltieri Pirola, Daniela Tuscano, , Paola Cavallin, Monica Santoro, Anna Chiodi, Daniela Grigioni, Antonia Ciavarella, Gloria Fenzi, Elisa Giunchi.

Per adesioni e informazioni lettera.ai.gay @gmail.com

Prideonline ha pubblicato oggi un articolo volgare e diffamatorio, forse in risposta alla mia richiesta di pubblicare la nostra lettera, forse in contemporanea – attendo lumi dalla redazione. Si scrive che siamo contro la genitorialità omosessuale e che la Gpa anche pagata è comunque una scelta, ignorando volutamente i casi di conflitto che obbligano sempre le firmatarie dei contratti californiani, israeliani, ucraini etc a separarsi dai figli. Questo tipo di “giornalismo” si commenta da solo, è non saper né leggere né scrivere. Inoltre con la stigmatizzazione di RUA, la resistenza all’utero in affitto, difende apertamente l’affitto dell’utero, cioè la concezione delle donne come contenitori di figli altrui.

7.3.

All’elenco dei diffamatori si aggiunge Gay.it che, in gentile risposta alla mia richiesta di pubblicazione della lettera, pubblica un articolo di Davide Bonino che travisa come al solito il contenuto di quanto abbiamo sottoscritto, prendendolo per un attacco alle “famiglie arcobaleno” quando si tratta di contestare un certificato di nascita che avrebbe potuto riportare anche una donna o persino due, ma se nessuna di queste è la madre di nascita del figlio il cui certificato di nascita è in questione, il discorso non cambia.

Gay.it è particolarmente ignorante, dato che esulta perché “in Messico la fecondazione assistita diventa un diritto delle coppia gay”. Per quanto duramente e pervicacemente la si provi, la fecondazione di due maschi non ha mai dato origine a una bimba. Ma continuate pure a provare.

 

ricevo un commento :

forse è il fatto più rilevante della sentenza. 

un padre che non è padre ma nemmeno adotta
e si accomoda fin dal principio nel posto della madre cacciata via
marina terragni
un altro commento ricevuto:
“Il continuo dileggio e le continue offese di cui noi donne contro la GPA siamo bersaglio e’ la triste dimostrazione di come le accuse di omofobia nascondano quella che invece e’ la nuda realta’: la profonda lesbofobia, la misoginia, il tentativo di zittire le voci fuori dal coro belante.
Un coro uniformato su quelle che sono unicamente le esigenze maschie sempre piu’ coese e conformi al di la’ dell’orientamento sessuale che non c’entra nulla, visto che la maggioranza dei committenti e’ eterosessuale.
Non stupisce affatto.
Quello che stupisce e’ questa cieca difesa da parte delle donne che ritengono cortese, accogliente ed inclusivo, occuparsi di finti diritti (che sono in realta’ pretese egoiche) maschili anche contro il proprio interesse come donne (interesse per la nostra integrita’, i nostri diritti, la nostra autodeterminazione).
Siamo di fronte ad orse che difendono il diritto del cacciatore ad avere in salotto una bella testa d’orso impagliata. Fa fine e non impegna.
Amalia

Violenza contro le donne

23 febbraio 2017 Posted by webmater

Una donna ucraina sta per essere espulsa dopo aver denunciato l’aggressione del suo compagno.

https://hurriya.noblogs.org/post/2017/02/20/roma-cie-di-ponte-galeria-lo-stato-risponde-alla-violenza-di-genere-con-le-deportazioni/

La riproduzione artificiale dell’umano

6 gennaio 2017 Posted by webmater

Milano Alexis internet
Presentazione del libro 


LA RIPRODUZIONE ARTIFICIALE DELL’UMANO Ortica editrice, 2016
Con la partecipazione dell’autore ALEXIS ESCUDERO 
a cura del Collettivo Resistenze al Nanomondo

MARTEDÌ 10 – BERGAMO 
19.00 aperitivo vegan – 19.30 inizio presentazione
Centro Socio Culturale, via Borgo Palazzo 25
MERCOLEDÌ 11 – CAMBIAMENTO: ROVERETO
19.30 aperitivo vegan- 20.30 inizio presentazione
Circolo Nave dei folli, via Santa Maria 35
GIOVEDÌ 12 – TORINO 
19.30 aperitivo vegan – 21.00 inizio presentazione
Radio Blackout, via Cecchi 21/A
VENERDÌ 13 – MILANO Interverrà Daniela Danna
18.00 inizio presentazione- 20.00 aperitivo vegan
Libreria Antigone libreria lgbt, studi di genere, femminismi, arte e teoria queer
via Antonio Kramer 20 (Porta Venezia)
SABATO 14 – PISA
13.00 pranzo vegan – 15.00 inizio presentazione
Garage Anarchico, Chiassetto Sant’Ubaldesca 44 (Zona San Martino)
DOMENICA 15 – BOLOGNA
14.00 inizio presentazione – 16.30 merenda vegan
Libreria Naturista, via degli Albari 2/D
LUNEDI 16 – ROMA
18.00 inizio presentazione- 20.00 aperitivo vegan
Libreria Anomalia, via dei Campani 73 (Zona San Lorenzo)

“La riproduzione artificiale dell’umano – la procreazione medicalmente assistita – è un’ulteriore conquista del capitalismo verso uno sfruttamento sempre più opprimente del vivente che, estendendo i suoi tentacoli fino all’origine della vita, tramuta in merce anche i semi umani.
La riproduzione artificiale dell’umano, che il capitalismo sta imponendo ai nostri corpi, permetterà il controllo, la selezione, la modificazione genetica e l’omologazione fino a raggiungere un completo addomesticamento dell’umano.”
Per contatti: info @ resistenzealnanomondo.org

 

Risposta di RUA al verdetto di Milano

6 gennaio 2017 Posted by webmater

Una coppia di uomini va in California e si compra dei figli. I tribunali italiani validano i loro certificati di nascita senza la madre, la cui sparizione è ottenuta sì ai sensi della legge californiana, ma di una legge che stabilisce che i genitori sono coloro che comprano i gameti e affittano i ventri. Resistenza all’Utero in Affitto (RUA) scrive su Facebook:

Il preminente interesse del fatto compiuto

Un altro caso di messa al lavoro riproduttivo di una donna in un paese che consente la mercificazione della gravidanza, del parto e dei neonati ottiene in Italia la ratifica in nome dell’interesse dei minori. I committenti si fanno scudo con l’interesse dei bambini e la fanno franca, mettono la giustizia di fronte al fatto compiuto e si fanno beffe del divieto giuridico e del limite etico. La madre per altri dei gemelli è stata sottoposta all’impianto di due ovuli fecondati con seme di due uomini diversi? O i gemelli sono nati da due distinte donne? Domande che sembrano più adatte all’allevamento zootecnico che alla genitorialità umana, ma tant’è.