Nessun regolamento sul corpo delle donne

26 settembre 2016 Posted by webmater

Questo è un testo contro i regolamenti che introdurrebbero la gpa in Italia, invocati da più parti specialmente nella sinistra. Non è un testo proibizionista, ma è contrario ai contratti e agli scambi di denaro per comprare e vendere esseri umani, che ora in Italia sono illegali perché il contratto non è valido per il codice civile italiano (non per la proibizione della legge 40, è una questione di molto più lunga data) e di quasi tutti gli altri paesi  – tranne i pochi che ammettono la gravidanza per altri, perché i bambini non si vendono.

Questa presa di posizione è necessaria in un momento in cui l’intero movimento gay lesbico e trans sembra militare sotto le bandiere del presunto “dono” dovuto alla grande generosità femminile, e avallare così il commercio di bambini.

 

Contatti stampa: daniela danna, daniela.danna @ unimi.it, autrice di Contract Children, Questioning Surrogacy (Ibidem, Stoccarda, 2015 – e di molti altri lavori: Amiche compagne amanti. Storia dell’amore tra donne (Mondadori 1994), Stato di Famiglia. Le donne maltrattate di fronte alle istituzioni (Ediesse 2009), curatrice di Crescere in famiglie omogenitoriali (FrancoAngeli 2009) www.danieladanna.it

Cristina Gramolini zabia @ tiscali.it

 

Lesbiche contro la GPA:

Nessun regolamento sul corpo delle donne

La maternità surrogata, detta “gestazione per altri” (GPA), praticata in alcuni paesi, è la messa a disposizione del corpo di una donna che genera bambini su commissione.

Solitamente si impiantano nell’utero delle madri surrogate embrioni di ovociti prelevati da altre donne, al fine di recidere il legame genetico tra la gestante e chi nascerà. Chi organizza questa attività spera così di recidere anche il legame affettivo tra madre surrogata e neonato/a, come se il legame dipendesse dal codice genetico e non dalla gravidanza e dal parto. Si tratta di metodiche invasive e pericolose per la salute materna su cui si sorvola, così come si tace del fatto che di norma si impedisce l’allattamento al seno del/neonato/a per interrompere l’attaccamento.

Lungi dall’essere un generoso gesto individuale questa pratica sociale è limitata ai pochi paesi che hanno introdotto la validità del contratto di surrogazione, proposto da imprese che si occupano di riproduzione umana in un sistema organizzato che comprende cliniche, medici, avvocati, agenzie, tutti mossi dal proprio interesse monetario. Nella maternità surrogata non ci sono né doni né donatrici, ma solo affari e attività lucrative promosse dal desiderio genitoriale di persone del primo mondo.

Questo sistema ha bisogno di donne come mezzi di produzione, in modo che la gravidanza e il parto diventino un mestiere (nemmeno riconosciuto come tale, in nessun luogo) e i neonati dei prodotti con un valore di scambio. L’invasione del mercato in tutti gli ambiti della vita – sanità, istruzione, servizi una volta detti pubblici – con la globalizzazione rischia così di arrivare alla riproduzione umana. Diciamo no a prestazioni lavorative che invadono il nostro stesso corpo e mercificano un nuovo essere umano, che diventa il prodotto della gravidanza.

Certe donne acconsentono a impegnarsi in tale contratto che aliena la loro salute, la loro vita e la loro persona (ad esempio attribuendo la decisione su eventuali aborti al medico che risponde ai committenti) sotto pressioni multiple: i rapporti di dominazione famigliari, sessisti, economici, geopolitici, e la sempreverde mistica della maternità – questa volta per altri – con la glorificazione dell’autosacrificio femminile, che rende felici i committenti, molto più spesso eterosessuali, in minore proporzione gay. Le madri surrogate infatti privilegiano il proprio rapporto con i committenti a quello con la loro creatura – rimanendo comunque prive di diritti rispetto alla frequentazione o all’informazione sul futuro dei figli che hanno affidato ad altri.

Non è accettabile diventare madre per altri obbligate da un contratto né seguendo le norme di regolamenti che normalizzano questa pratica avendo come conseguenza ultima la creazione di una sottoclasse di fattrici, che non possono considerare propria la creatura il cui sviluppo nutrono, anche con l’influenza epigenetica.

I neonati nati da contratto sono programmati per essere separati dalla madre alla nascita, non per cause di forza maggiore come quando la madre viene a mancare o decide di non riconoscerli causandone la messa in adozione, ma in modo predeterminato, togliendo loro la fonte ottimale di nutrimento e interrompendo la loro relazione privilegiata con la donna che li ha generati, fonte anche di rassicurazione.

Le convenzioni internazionali come la Convenzione ONU sui diritti del bambino (Stoccolma 1989) e la Convenzione sull’adozione internazionale (l’Aja 1993) garantiscono la continuità della vita familiare, cioè il diritto dell’infante a stare con la donna che lo ha partorito (cioè la madre), cui si può derogare solo nelle adozioni.

La convenzione del Consiglio d’Europa sulla biomedicina (Oviedo 1997) rende inoltre indisponibili al profitto le parti prelevate del corpo umano, come ad esempio gli ovociti.

 

Di conseguenza, in nome dell’autodeterminazione delle donne e dei diritti dei neonati, noi, firmatarie della dichiarazione:

–      rifiutiamo la mercificazione delle capacità riproduttive delle donne;

–      rifiutiamo la mercificazione dei bambini;

–      chiediamo a tutti i paesi di mantenere la norma di elementare buon senso per cui la madre legale è colei che ha partorito e non la firmataria di un contratto né l’origine dell’ovocita;

–      chiediamo a tutti i Paesi di rispettare le convenzioni internazionali per la protezione dei diritti umani e del bambino di cui sono firmatari e di opporsi fermamente a tutte le forme di legalizzazione della maternità surrogata sul piano nazionale e internazionale, abolendo le (poche) leggi che l’hanno introdotta;

Le prime 50 firme

 

  1. Lorenza Accorsi, attivista e disegnatrice di architettura e arredamento
  2. Claudia Barilla, La Porta
  3. Edda Billi, lesbofemminista
  4. Svetlana Blokhina, ingegnere
  5. M. Pia Brancadori, docente di filosofia, Cagliari
  6. Cinzia Bucchioni, bibliotecaria
  7. Giovanna Camertoni, operatrice Centro antiviolenza
  8. Paola Cavallin, autrice e attrice di Solo queer shows
  9. Alessandra Cenni, scrittrice
  10. Anna Chiodi, pediatra di famiglia, attivista in Arcilesbica
  11. Lucilla Ciambotti, fisioterapista
  12. Antonia Ciavarella, bibliotecaria e attivista
  13. Yvette Corincigh, attivista
  14. Ana Cuenca, La Porta
  15. Eleonora Dall’Ovo, insegnante e giornalista di Radio Popolare
  16. Daniela Danna, ricercatrice in scienze sociali
  17. Teresa de Lauretis, Distinguished Professor of the History of Consciousness, University of California, Santa Cruz   www.teresadelauretis.com
  18. Amalia dell’Aquila, naturopata e insegnante di danza
  19. Rosaria D’Emilio, insegnante
  20. Sabrina Di Lenardo, educatrice
  21. Silvia Dradi, responsabile Comunità di accoglienza minori
  22. Gloria Fenzi, danzattrice
  23. Flavia Franceschini, femminista e attivista lesbica
  24. Raffaella Gallerati, femminista
  25. Lucia Giansiracusa, attivista
  26. Cristina Gramolini, insegnante e attivista
  27. Jacqueline Julien, Bagdam Espace lesbien, Toulouse, Francia
  28. La Carlina (Carla Benvenuti), lesbostar
  29. Lucy Lanfranconi, impiegata
  30. Rosa Maria Lettieri, imprenditrice
  31. Satia Marchese Daelli, consulente direzionale sui temi della responsabilità sociale d’impresa
  32. Carmela Mendola, medico
  33. Cristina Moretti, attivista
  34. Alessandra Novelli, manutentrice
  35. Rosanna Palla manager artistico/pubblicitaria, attivista femminista
  36. Mariagrazia Pecoraro, insegnante e artista
  37. Daniela Pellegrini, 60 anni di impegno politico nel movimento delle donne
  38. Marcella Pirrone, avvocata
  39. Chantal Podio, psicoterapeuta, responsabile del progetto “Uomini non più violenti si diventa”
  40. Francesca Polo, editrice e attivista di ArciLesbica
  41. Valeria Santini, project & event manager e attivista di Azione Gay e Lesbica
  42. Simonetta Spinelli, insegnante in pensione, militante lesbo-femminista
  43. Annarita Silingardi, commerciante
  44. Anna Maria Socci, redattrice giuridica
  45. Mafalda Stasi, sociologa, Università di Coventry
  46. Maria Elisabetta Vendemia, insegnante
  47. Luisa Vicinelli, libera ricercatrice di studi delle donne
  48. Stella Zaltieri Pirola attivista
  49. Anna Zani, bibliotecaria
  50. Tu?

 

Sottoscrivono anche:
Aurelio Mancuso, giornalista pubblicista, blogger, presidente Equality Italia
Gianpaolo Silvestri, fondatore di Arcigay, ex senatore dei Verdi

E femministe di fama internazionale:

Silvia Federici, attivista femminista e Emerita presso l’Hofsra University, New York

Ariel Salleh, scrittrice ed attivista femminista, Sydney University http://www.arielsalleh.info/

Barbara Katz Rothman, autrice di studi sulla maternità, City University of New York http://www.barbarakatzrothman.com/

 

Teresa de Lauretis was born and educated in Italy. Shortly after completing her doctorate in Modern Languages and Literatures at Bocconi University in Milan, she relocated in the United States and held academic positions at the Universities of Colorado, California and Wisconsin, where she taught Italian language and literature, semiotics, feminist studies, and film studies. In 1985 she was appointed Professor of the History of Consciousness at the University of California, Santa Cruz. She also held visiting professorships in Canada, The Netherlands, Germany, Italy, Spain, Chile, and Argentina, as well as the United States. Among many other awards, she received doctorates honoris causa from the University of Lund (Sweden) and the Universidad Nacional de Córdoba (Argentina). Since her retirement in 2008 as Distinguished Professor Emerita of the History of Consciousness, de Lauretis has continued to lecture and hold Seminars internationally, with forthcoming engagements in Berlin (July 2015) Philadelphia and New York (November 2015), and a Visiting Professorship at the Freie Universität in Berlin (2017). A symposium on her work will be held at Swarthmore College on November 5-7, 2015.De Lauretis is the author of ten books, including Alice Doesn’t, Technologies of Gender, The Practice of Love, Figures of Resistance, Freud’s Drive, and more than one hundred essays originally written in English or Italian. She edited or co-edited three volumes of essays and two journal special issues, including the “Queer Theory” issue of differences (see Bibliography). Anthologies of her works are published in French, Spanish, Italian, and Finnish, and her writings have been translated into 14 other languages (see In Translation). She is currently working toward a theory of reading and spectatorship based on figurality and the psychoanalytic concepts of transference, seduction, and translation.

Silvia Federici, is an Italian American scholar, teacher, and activist from the radical autonomistfeminist Marxist tradition.[1]She is a professor emerita and Teaching Fellow atHofstra University, where she was a social science professor.[2] She worked as a teacher in Nigeria for many years, is also the co-founder of the Committee for Academic Freedom in Africa, and is a member of the Midnight Notes Collective.[3]

Barbara Katz Rothman, PhD, is Professor of Sociology, Public Health, Disability Studies and Women’s Studies at the City University of New York, where she runs the Food Studies concentration. Her books include IN LABOR; THE TENTATIVE PREGNANCY; RECREATING MOTHERHOOD; THE BOOK OF LIFE; WEAVING A FAMILY: Untangling Race and Adoption; LABORING ON(with Wendy Simonds), and the new BUN IN THE OVEN: How the Food and Birth Movements Resist Industrialization. She is Past President of Sociologists for Women in Society; the Society for the Study of Social Problems, and the Eastern Sociological Society. She is proud recipient of an award for “Midwifing the Movement” from the Midwives Alliance of North America.

Ariel Salleh  is Visiting Professor in Culture, Philosophy & Environment, Nelson Mandela Metropolitan University, South Africa; Senior Fellow in Post-Growth Societies, Friedrich Schiller University Jena, Germany <www.kolleg-postwachstum.de> and Research Associate in Political Economy, University of Sydney, Australia.

Dr Salleh’s transdisciplinary writing is seminal to political ecology as an emerging study of humanity-nature relations. Her approach, which she calls an embodied materialism, emphasises the centrality of reproductive or regenerative labour in the world system. By restoring value to local everyday care giving skills and indigenous knowledges, Salleh re-examines social justice and sustainability questions like climate change and the neoliberal green economy <www.systemicalternatives.org>. Her theoretical work draws on activist experience in anti-nuclear politics, water catchments, biodiversity protection, and support for Asia-Pacific women creating eco-sufficient community alternatives. Salleh is currently writing a multi-volume critique of discourses in environmental thought. Her sex-gendered critiques of ecosocialism, deep and social ecology, liberal and postmodern feminism have provoked international debate. Some of this is available in Spanish, French, Italian, German, Polish, Chinese, and Japanese. She was recently shortlisted for the International Sociological Association Buttel Prize for Distinguished Contribution to Sociology.

Notizia pubblicata su:

http://www.repubblica.it/politica/2016/09/26/news/appello_di_50_lesbiche_contro_l_utero_in_affitto-148575784/?ref=HRER2-1

Un commento urge: Ghisleni forse non sa che il “dono” sia in California che in Canada non costa meno di 30.000 dollari? Con agenzie 100.000, di meno se ci si rivolge direttamente alla donna.

 

Si aggiungono le firme di altre cittadine e cittadini:

Gabriella Ferrari Bravo, psicoterapeuta- giudice onorario Tribunale per i minorenni

Maria Esposito, sociologa, Napoli

Pride a Milano

27 giugno 2016 Posted by webmater

Ho partecipato molto criticamente al Pride di Milano, distribuendo un volantino di Arcilesbica (associazione di cui faccio parte) contro la GPA (scaricabile qui), un volantino delle Collettive femministe e queer contro il familismo normalizzante (scaricabile qui), marciando dietro al loro striscione “Rivoluzionarie contronatura” e partecipando alla contestazione contro il sindaco Giuseppe Sala, Commissario straordinario all’Expo (in sintesi: spreco di soldi pubblici e distruzione di terreni agricoli per chiacchiere e luna park sul tema “Nutrire il pianeta”), realizzatore di politiche neoliberali.
“Nessun regolamento sul corpo delle donne” era il cartello che ho portato, illustrato dai mostrini di Laura che hanno decorato il nostro spezzone.
e qui il comunicato delle Collettive: http://www.communianet.org/

Nessuna Santa Alleanza, solo femminismo

27 giugno 2016 Posted by webmater

In risposta a “La mamma tra clero cattolico e capitale finanziario” di Lidia Cirillo su Communianet

Nessuna Santa Alleanza, solo femminismo

di Daniela Danna

Ci sono molti equivoci nel dibattito politico attuale sulla GPA, cioè gestazione per alt ri, come si è voluto ultimamente chiamare la “maternità surrogata”, invenzione nella seconda metà degli anni 70 dell’avvocato statunitense Noel Keane. L’obiettivo di questo neologismo su un neologismo è progredire ulteriormente nella mistificazione. “Maternità surrogata” significava che la madre che partoriva era un surrogato della vera madre: era una donna usata come un mero veicolo per un figlio “altrui”. Keane azzardò la stesura di contratti, su cui guadagnava, come oggi gli avvocati guadagnano, molto più che le donne reclutate in nome del loro spirito di autosacrificio per completare gravidanze “altrui”. Non posso in questa sede dilungarmi sulle alterne vicende della validità di un simile contratto, mi limito a dire che Italia non si può fare, ma non per la legge 40: non si mai potuto fare perché è “contrario all’ordine pubblico”, cioè lo Stato italiano non accetta la mistificazione per cui una donna che partorisce non è riconosciuta come madre se ha firmato un contratto in tal senso – quindi non ha deciso dopo aver partorito di non allevare la sua creatura, come vorrebbe un elementare principio di autodeterminazione femminile, ma addirittura prima di rimanere incinta. I fautori della GPA dicono che non è possibile che queste donne così generose cambino idea, quindi non devono essere garantite sul fatto che, se dopo nove mesi di gravidanza non vogliono, nessuno gli strapperà la loro figlia o il loro figlio. “Gestazione per altri” fa un passo avanti nell’esproprio dell’esperienza di queste donne, perché non è la gestazione che importa, è la consegna del bambino, ma qui si vuol far intendere che il loro ruolo sia solo quello di contenitore. Eppure una donna che dopo nove mesi di gravidanza partorisce non è più una “gestante”, diventa la madre di nascita della creatura che ha messo al mondo e che ha tutto il diritto di crescere. (Nessuna Santa Alleanza continua qui)

9 giugno La rivoluzione ecologica a Roma

4 giugno 2016 Posted by webmater

…magari!

si tratta solo di un dibattito cui parteciperò con Gaetano Borrelli (Enea), curatore del volume La sostenibilità ambientale. Un manuale per prendere buone decisioni nell’ambito del Cantiere di pace del Cipax, Centro Interconfessionale per la pace www.cipax-roma.it

NUOVE ECONOMIE DI PACE:

“Rivoluzioni ecologiche”

con Daniela Danna e Gaetano Borrelli

introduce: Fabrizio Truini

giovedì 9 giugno 2016 alle ore 18,15  nel salone della Comunità di San Paolo.

Segue un momento di festa e di condivisione di cibi preparati da tutti e tutte.

4 giugno a IL GUADO a Milano

4 giugno 2016 Posted by webmater

Milano – Sabato 4 Giugno – Ore 17.00
Un dibattito con chi ha studiato il problema
GRAVIDANZA PER ALTRI. UNA QUESTIONE DELICATA  

IL GUADO, SEDE DI VIA SOPERGA 36
(MM LORETO, MM2 CAIAZZO, MM3 CENTRALE)

Da quasi vent’anni Daniela Danna ha messo le sue competenze di sociologa al servizio della comunità omosessuale, pubblicando libri che inquadrano i temi con cui la comunità LGBT italiana è chiamata a confrontarsi nel contesto più vasto della ricerca scientifica internazionale. Di recente ha pubblicato il libro Contract children. Questioning surrogacy che si segnala per il rigore con cui affronta il tema della “maternità per altri” (molti, in Italia, parlano di “utero in affitto”, dimostrando una superficialità che non tiene conto della delicatezza dell’argomento). Le abbiamo chiesto di venircene a parlare per avere qualche strumento in più per riflettere su questo argomento delicato.
Dopo l’incontro, alle 20.00, ci sarà la nostra cena (ci si può prenotare telefonando al 347 7345323, oppure scrivendo a: gruppodelguado  gmail.com).

Censura, potere patriarcale, maternità surrogata e movimenti

1 giugno 2016 Posted by webmater

Quando una decina di anni fa mi sono messa a scrivere – in termini positivi, perché questi sono stati i risultati delle mie ricerche sull’accoglienza sociale delle famiglie fondate da lesbiche – di “omogenitorialità” … Leggi tutto: udine ms

Arci MissKappa

Il circolo Arci di Udine rimasto chiuso, con un bel cartello in cui si inneggia al rispetto reciproco (rivolto al quartiere, per la loro attività con gli immigrati, non alle loro invitate).

La 27ma ora ha ripreso parti di questo mio scritto.

http://27esimaora.corriere.it/articolo/il-no-alla-maternita-surrogata-delle-lesbiche-divide-il-movimento-gay/#more-103559

qui un dettaglio del cartello sulla porta chiusa del circolo Arci, inneggiante al dialogo e al rispetto reciproco, con la cancellazione del mio ironico ringraziamento per tanto rispetto ricevuto con l’annullamento della presentazione della mia ricerca il giorno prima della data prevista, senza una ragione valida (il contraddittorio lo fa il pubblico, non c’è bisogno del prete della surrogacy come quando quelli volevano imporsi a noi gay e lesbiche)

dialogo e rispetto, il giorno dopo

Cosa succede in Canada

1 giugno 2016 Posted by webmater

Un interessante articolo in inglese su dove portano i regolamenti e i “rimborsi spese”, sotto la spinta dall’interesse di cliniche e avvocati a diffondere la maternità surrogata:

torontolife.com/city/baby-making-business-surrogacy-market-toronto/

qui alcuni estratti (per chi non sa l’inglese: google translate è migliorato tantissimo):

Under Canada’s Assisted Human Reproduction Act, it’s legal to use another person’s eggs, sperm or uterus to bring a child into the world. It’s legal to pay a doctor to extract the eggs, to fertilize them with donated sperm and to place them into a uterus not your own. It’s legal to pay a lawyer to draw up a contract between you and the parties with whom you’re making these arrangements, and even to pay a social worker to check on the motivations of those parties. It’s also legal to cover a surrogate’s out-of-pocket expenses directly related to the pregnancy. What’s not legal is to pay someone for those eggs, that sperm or the use of that uterus. It’s also not legal to pay or be paid for helping to arrange for the services of a surrogate mother. Contravening the act can lead to 10 years in jail or a $500,000 fine. (…)

The Canadian law is written in a way that makes clear that payment to surrogates and egg donors is illegal but suggests certain expenses, with receipts, are okay. As it stands, regulations spelling out what constitutes a permissible expense are still unwritten. As a result, there seems to be a great deal of wiggle room for IPs who want to be generous. (…)

Even if everything worked as the law intended, it’s a stretch to suggest that Canadian baby making is non-commercial. It’s a lucrative business for fertility law specialists. Legal fees for a surrogacy agreement drawn up on behalf of the IPs can cost anywhere from $2,500 to $4,000. The surrogate’s representation in the negotiation typically costs just over $1,000. There is another legal fee of $3,000 to $6,000 to apply for a declaration of parentage, which ensures that a baby is the legal child of the IPs and not the surrogate.

The medical side isn’t cheap either. A single round of in vitro fertilization, which involves removing eggs from a woman’s body, mixing them with sperm in a glass dish, then slipping embryos back into a uterus with a catheter, can cost about $7,000, and drug costs can double that. Injecting a single sperm directly into an egg (a process known as ICSI) is an additional $1,500. Testing genetics before placing the embryo in the uterus is several thousand more. Testicular sperm extraction, frozen embryo transfer, assisted hatching—it adds up. All told, a single attempt at pregnancy via IVF can total $20,000. And since there is a less than 25  per cent chance that a child will result, many couples end up trying more than once.

 

Milano, Udine, Roma

26 maggio 2016 Posted by webmater

Il giorno 27 maggio 2016 dalle ore 14.30 presso l’Aula Seminari del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano (via Conservatorio 7) si terrà un seminario dal titolo

Maternità per altri: profili giuridici e sociali tra autodeterminazione e sfruttamento.

Interverranno Yasmine Ergas (Columbia University) e Maria Rosaria Marella (Università di Perugia), a partire dal libro di Daniela Danna (Università di Milano), Contract Children. Questioning Surrogacy (Ibidem, 2015). Sarà presente l’autrice. Coordinerà Alessandra Facchi (Università di Milano).

milano 27.6

Il 29 maggio sarò a Udine presso il circolo Arci Miss Kappa, dalle 18

Il 7 giugno a Roma invitata dalla cattedra Jean Monnet, dalle 10.30

roma 7.6

Torino: 12.5 su Femminismo e movimento LBGT

9 maggio 2016 Posted by admin

Festival LGBT Intersezioni, organizzato dal collettivo universitario Identità Unite

alle 16, Aula 1, campus Einaudi, con Lilliana Ellena ed Enzo Cucco

Programma

Cagliari: incontro con l’autrice

8 maggio 2016 Posted by admin

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