Per il 26 novembre

11 novembre 2016 Posted by webmater

La manifestazione di Roma per denunciare la violenza contro le donne e sostenere i centri antiviolenza nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (https://nonunadimeno.wordpress.com) sembra presa ostaggio di chi vuole sostituire al concetto di violenza degli uomini contro le donne quello di “violenza di genere” anche contro gay e trans, ma purtroppo non per la loro assimilazione al femminile, come dichiarava l’analisi fatta negli anni Settanta che io ancora condivido, ma per togliere significato all’esistenza della differenza sessuale tra uomini e donne. Infatti gli uomini, invece di fare un passo indietro e riflettere sui benefici che l’intero genere maschile trae dalla violenza contro le donne, agire da uomini con uomini per contrastare i meccanismi individuali e collettivi di violenza contro noi donne nel pubblico e nel privato, e manifestare con noi ma senza volere le luci della ribalta, sembra stiano conquistando l’interezza del corteo, dopo un unico blocco iniziale di sole donne.

In queste polemiche, è stata naturalmente ignorata la mia ingenua proposta di contributo artistico per la sezione audio di Nonunadimeno (o per altre sezioni), quindi la divulgo qui con i miei modesti mezzi.

Credo che la forma-canzone sia uno strumento politico potente, e quindi mi sono cimentata nel mettere in questa forma una delle tante storie agghiaccianti di violenza contro le donne, che a differenza di molte altre vede la maltrattata sul banco degli imputati per l’omicidio del marito.

Questo brano è la storia di Vincenzina Ingrassia, che a Biancavilla nell’agosto 2015 ha ucciso il marito che la maltrattava da 40 anni, così come riportata dai giornali. (es. http://catania.gds.it/2015/08/28/omicidio-a-biancavilla-la-moglie-confessa-lho-ucciso-io-perche-era-violento_401469/) Non abbiamo notizie ulteriori sul suo caso dopo l’arresto. Ha usato un rimedio estremo per un male estremo:

Quarant’anni e un giorno: Testo e accordi

 

Ho usato una melodia volutamente semplice, sempre nell’ingenua speranza che si diffonda. Magari la riprenderà qualcuna che ha voce, musicisti e studio di registrazione? Magari qualcuna ne farà un pezzo con più pregi musicali? Magari la canteremo in manifestazione?
Sono anche stata a Messina e ho cercato di avere aggiornamenti sulla sua situazione dai due centri antiviolenza di Catania, invano. mi sarebbe anche piaciuto, mi piacerebbe incontrarla.

Questo caso bisognerebbe seguirlo e farne un caso politico: molto spesso le donne in questa situazione sono condannate con le pene severe dell’omicidio premeditato, molto più alte di quelle dei maltrattanti che le uccidono “non volendo farlo”, con omicidi preterintenzionali per averle troppo picchiate (c’è una ricerca sulla Germania che dimostra questa dismisura). Per molte donne maltrattate purtroppo quando è l’unico modo che hanno di liberarsi dalla violenza.

Se il presidente della Repubblica ha potuto graziare uno che ha ammazzato un ladro che si era introdotto in casa sua, potrà ben farlo con lei.

Nessun regolamento sul corpo delle donne

26 settembre 2016 Posted by webmater

Questo è un testo contro i regolamenti che introdurrebbero la gpa in Italia, invocati da più parti specialmente nella sinistra. Non è un testo proibizionista, ma è contrario ai contratti e agli scambi di denaro per comprare e vendere esseri umani, che ora in Italia sono illegali perché il contratto non è valido per il codice civile italiano (non per la proibizione della legge 40, è una questione di molto più lunga data) e di quasi tutti gli altri paesi  – tranne i pochi che ammettono la gravidanza per altri, perché i bambini non si vendono.

Questa presa di posizione è necessaria in un momento in cui l’intero movimento gay lesbico e trans sembra militare sotto le bandiere del presunto “dono” dovuto alla grande generosità femminile, e avallare così il commercio di bambini.

 

Contatti stampa: daniela danna, daniela.danna @ unimi.it, autrice di Contract Children, Questioning Surrogacy (Ibidem, Stoccarda, 2015 – e di molti altri lavori: Amiche compagne amanti. Storia dell’amore tra donne (Mondadori 1994), Stato di Famiglia. Le donne maltrattate di fronte alle istituzioni (Ediesse 2009), curatrice di Crescere in famiglie omogenitoriali (FrancoAngeli 2009) www.danieladanna.it

Cristina Gramolini zabia @ tiscali.it

 

Lesbiche contro la GPA:

Nessun regolamento sul corpo delle donne

La maternità surrogata, detta “gestazione per altri” (GPA), praticata in alcuni paesi, è la messa a disposizione del corpo di una donna che genera bambini su commissione.

Solitamente si impiantano nell’utero delle madri surrogate embrioni di ovociti prelevati da altre donne, al fine di recidere il legame genetico tra la gestante e chi nascerà. Chi organizza questa attività spera così di recidere anche il legame affettivo tra madre surrogata e neonato/a, come se il legame dipendesse dal codice genetico e non dalla gravidanza e dal parto. Si tratta di metodiche invasive e pericolose per la salute materna su cui si sorvola, così come si tace del fatto che di norma si impedisce l’allattamento al seno del/neonato/a per interrompere l’attaccamento.

Lungi dall’essere un generoso gesto individuale questa pratica sociale è limitata ai pochi paesi che hanno introdotto la validità del contratto di surrogazione, proposto da imprese che si occupano di riproduzione umana in un sistema organizzato che comprende cliniche, medici, avvocati, agenzie, tutti mossi dal proprio interesse monetario. Nella maternità surrogata non ci sono né doni né donatrici, ma solo affari e attività lucrative promosse dal desiderio genitoriale di persone del primo mondo.

Questo sistema ha bisogno di donne come mezzi di produzione, in modo che la gravidanza e il parto diventino un mestiere (nemmeno riconosciuto come tale, in nessun luogo) e i neonati dei prodotti con un valore di scambio. L’invasione del mercato in tutti gli ambiti della vita – sanità, istruzione, servizi una volta detti pubblici – con la globalizzazione rischia così di arrivare alla riproduzione umana. Diciamo no a prestazioni lavorative che invadono il nostro stesso corpo e mercificano un nuovo essere umano, che diventa il prodotto della gravidanza.

Certe donne acconsentono a impegnarsi in tale contratto che aliena la loro salute, la loro vita e la loro persona (ad esempio attribuendo la decisione su eventuali aborti al medico che risponde ai committenti) sotto pressioni multiple: i rapporti di dominazione famigliari, sessisti, economici, geopolitici, e la sempreverde mistica della maternità – questa volta per altri – con la glorificazione dell’autosacrificio femminile, che rende felici i committenti, molto più spesso eterosessuali, in minore proporzione gay. Le madri surrogate infatti privilegiano il proprio rapporto con i committenti a quello con la loro creatura – rimanendo comunque prive di diritti rispetto alla frequentazione o all’informazione sul futuro dei figli che hanno affidato ad altri.

Non è accettabile diventare madre per altri obbligate da un contratto né seguendo le norme di regolamenti che normalizzano questa pratica avendo come conseguenza ultima la creazione di una sottoclasse di fattrici, che non possono considerare propria la creatura il cui sviluppo nutrono, anche con l’influenza epigenetica.

I neonati nati da contratto sono programmati per essere separati dalla madre alla nascita, non per cause di forza maggiore come quando la madre viene a mancare o decide di non riconoscerli causandone la messa in adozione, ma in modo predeterminato, togliendo loro la fonte ottimale di nutrimento e interrompendo la loro relazione privilegiata con la donna che li ha generati, fonte anche di rassicurazione.

Le convenzioni internazionali come la Convenzione ONU sui diritti del bambino (Stoccolma 1989) e la Convenzione sull’adozione internazionale (l’Aja 1993) garantiscono la continuità della vita familiare, cioè il diritto dell’infante a stare con la donna che lo ha partorito (cioè la madre), cui si può derogare solo nelle adozioni.

La convenzione del Consiglio d’Europa sulla biomedicina (Oviedo 1997) rende inoltre indisponibili al profitto le parti prelevate del corpo umano, come ad esempio gli ovociti.

 

Di conseguenza, in nome dell’autodeterminazione delle donne e dei diritti dei neonati, noi, firmatarie della dichiarazione:

–      rifiutiamo la mercificazione delle capacità riproduttive delle donne;

–      rifiutiamo la mercificazione dei bambini;

–      chiediamo a tutti i paesi di mantenere la norma di elementare buon senso per cui la madre legale è colei che ha partorito e non la firmataria di un contratto né l’origine dell’ovocita;

–      chiediamo a tutti i Paesi di rispettare le convenzioni internazionali per la protezione dei diritti umani e del bambino di cui sono firmatari e di opporsi fermamente a tutte le forme di legalizzazione della maternità surrogata sul piano nazionale e internazionale, abolendo le (poche) leggi che l’hanno introdotta;

Le prime 50 firme

Autodeterminazione in due parole

24 settembre 2016 Posted by webmater

A seguito della dichiarazione di lesbiche e altr* contrarie all’introduzione in Italia (e ovunque) di regolamenti che consentano la “gestazione per altri”, gli argomenti contrari più diffusi, dopo gli insulti, sono stati 1) l’accusa di voler limitare l’autodeterminazione femminile; 2) l’accusa di ricorrere a una mistica della maternità, 3) nel capitalismo o cambia tutto o non cambia niente. Di seguito le risposte:

  1. Sono i regolamenti e le leggi con i quali è stato introdotto il concetto di “gestazione per altri” che stanno limitando l’autodeterminazione femminile nei paesi in cui vigono. Questo concetto di autodeterminazione è nato nel femminismo degli anni ’70 che rivendicava l’aborto e la disponibilità di mezzi di contraccezione a scelta della donna, perché ogni gravidanza deve essere voluta responsabilmente, ogni bambino deve essere desiderato. Desiderato dalla madre, e non da una “portatrice”per conto terzi: in Israele queste operaie della gravidanza non si toccano più la pancia da quando cominciano a sentire i movimenti fetali. (Chi crede nella perfettibilità della Gpa tramite regolamenti si affretterà a specificare che saranno i committenti a metterle le mani addosso per far sentire la/il futuro/a bambino/a in comunicazione con il mondo?) “L’utero è mio e lo gestisco io” vuole sembrare l’aggiornamento di slogan di quel periodo sul corpo, ma non stiamo parlando di parti del corpo, stiamo parlando della pianificazione di nascite eterodeterminate, per lo più da sistemi di agenzie, cliniche, avvocati che traggono profitto dalla disponibilità delle donne ad autosacrificarsi (vedi punto 2). L’utero e qualunque altra parte del corpo non sono “propri” nel senso di beni di proprietà da commerciare liberamente (non si può vendere un rene, una cornea, nemmeno il sangue che pure ricostituiamo). Nel caso di un/a neonato/a – perché di questo si tratta e non di un utero – non se ne può decidere liberamente la destinazione perché un essere umano non è di proprietà di nessuno, non si deve ricavare profitto dal suo “passaggio di proprietà”, non deve costituirsi un sistema che incentivi le nascite da donne più povere (che – guarda un po’ – esistono anche nella ricca California e in Canada) per fornire figli ai più ricchi: la madre può certo autodeterminarsi rinunciando a riconoscere la/il neonata/o (mica si può imporre una relazione), ma al massimo potrà essere il padre naturale a riconoscerlo,

Se i campioni dell’autodeterminazione femminile sono Famiglie Arcobaleno e gli altri sottoscrittori della Dichiarazione di Bruxelles sulla Gpa “etica” (le parole hanno veramente perso ogni senso) siamo messe bene! Il “diritto” della gestante in questo documento è il suo obbligo a dar via il/la figlio/a. Tutto bene per le donne (ad esempio tutte quelle presentate nel e dall’associazione Famiglie Arcobaleno) che dopo nove mesi di gravidanza ancora vogliono mantenere la promessa di separarsi dal/la neonata/o, ma per le altre? La Gpa etica significa che hai firmato un contratto, ti han dato dei soldi, il bambino/a non è tuo. “Il bambino ha bisogno di amore” – già, e se la madre volesse darglielo lei? Non può, ha firmato un contratto.

E in questo contratto ha rinunciato proprio all’originario diritto su cui il femminismo si è mobilitato negli anni ’70: la facoltà di decidere in prima persona di un aborto, che invece decideranno i committenti (si chiama in gergo “riduzione embrionale”, ed è spesso necessaria per non avere gravidanze plurigemellari dopo la fecondazione in vitro e l’impianto degli embrioni così ottenuti).

2. Se evochiamo la possibilità di un legame madre-creatura allora sottoscriviamo la mistica della maternità. A me sembra la situazione non solo normale, ma anche auspicabile: che chi venga al mondo mantenga la continuità relazionale con la donna che al mondo ce lo ha fatto venire (e con le persone con cui lei ha voluto fare una famiglia), con nove mesi anche sicuramente di difficoltà e con un parto che comunque lo si viva rappresenta una grande prova nella vita di una donna. Al punto precedente ho considerato questo legame madre-creatura dal punto di vista della madre che non lo vuole – con le leggi attuali è libera di rifiutarlo, e sembra solo sensato che possa essere solo il padre naturale a riconoscerlo (ecco fatta una cosiddetta Gpa altruistica senza bisogno di altre mosse legislative), altrimenti se non c’è un padre naturale si tratta di adozione, regolata da apposite leggi.

Vediamo ora il legame dal punto di vista del/la neonata/o: riconosce del mondo quasi solo il corpo, la voce, il contatto materno. Ha bisogno della madre per il suo nutrimento e la sua rassicurazione. Ha anche un diritto umano alla continuità della sua vita familiare – che per carità non si può imporre alla madre – di cui la Gpa fa strame assegnandolo a chi ha fatto firmare un contratto alla donna pagandola, mentre chi adotta deve essere minimamente controllato. Perché il movimento lgbt non chiede l’inclusione nei procedimenti di azione, piuttosto?

A me sembra che la mistica della maternità più grande, nel senso dell’esaltazione del sacrificio materno, invece appartenga proprio ai fautori della cosiddetta Gpa, che tolgono alla madre anche questo nome (la chiamano seriamente “portatrice”!) e si aspettano che mantenga la promessa faustiana di separarsi dalla sua creatura fin da prima di concepirla. Non mi interessa quante donne lo fanno presumibilmente volentieri: ce ne sono troppe che non vogliono più anche se hanno firmato un contratto, e che sono schiacciate da questo sistema. In Gran Bretagna, alla faccia dell’altruismo, una donna rumena è stata costretta a separarsi dalla sua bambina – in teoria era nelle sue facoltà proseguire la relazione con sua figlia ai sensi della legge inglese che ammette solo la Gpa altruistica, ma i tribunali l’hanno assegnata alla coppia gay che gliel’aveva commissionata. (vedi per esempio: http://www.independent.co.uk/news/uk/baby-girl-removed-from-homophobic-biological-mother-after-court-battle-10227810.html)

Perché? La mia, la nostra risposta collettiva che anticipa il possibile analogo sviluppo in Italia, è “appunto perché quella era una gravidanza per altri, non la sua”.

Una donna in un dibattito mi ha detto anche, riguardo al caso della madre che vuole allevare la sua creatura a dispetto della promessa: “Ne può fare un altro”. Questo è imbarbarimento, è calpestare le relazioni umane, che non sono sostituibili.

Quanto al non voler ridurre la maternità a un lavoro, non è necessaria una mistica particolare: si tratta di autodifesa della classe lavoratrice, che non può accettare di lavorare per nove mesi ininterrottamente – questo non è consentito da nessuna legge sul lavoro, ed è bene che sia così. Se in India non lo è, è perché le disuguaglianze impediscono l’autodifesa della classe lavoratrice, costretta ad accettare un tale sfruttamento. Non bisogna avere una “mistica della notte” per cercare di difendersi dal lavoro notturno, né una “mistica delle feste” per rifiutare di lavorare nei giorni festivi. Purtroppo con l’aumento delle disuguaglianze sociali anche nel nostro paese, i lavoratori sono messi gli uni contro gli altri e hanno anche perso la cultura dell’autodifesa del corpo della classe lavoratrice da lavori nocivi e rischiosi. Gli intellettuali presumibilmente di sinistra non stanno coltivando questa memoria, constato.

3. Siccome non ci siamo pronunciate contro la precarietà del lavoro, l’esistenza della schiavitù, l’uso del debito per distruggere i welfare state, allora avremmo dovuto stare zitte. Ma come si fa a cambiare tutto se non si comincia da qualche parte? Non è che proprio abbiamo cominciato ora, ma adesso è il momento di affrontare questo tema, che è appunto l’espansione del circuito del profitto a coinvolgere la nascita degli esseri umani. Noi ci opponiamo, e voi? Aspettate la rivoluzione?

È adesso che il movimento lgbt ha preso questa brutta china, la rivendicazione di una istituzione legale che calpesta l’autodeterminazione delle donne. (E farei una riflessione anche sulla continuità della vita familiare dei neonati.)

Infine: perché “cosiddetta Gpa”? Perché non esiste una “gestazione” per altri: una donna che dà alla luce un/a bambino/a è sua madre. Nella maggior parte dei casi sarà anche madre sociale, ed è auspicabile che lo sia, sempre più spesso, per tutti i neonati. Allora dite chiaramente il vostro slogan: “Il bambino è mio e ne faccio quello che voglio”, in barba appunto alle leggi sull’adozione, che nel secolo scorso hanno finalmente regolato una situazione di libero mercato, in cui gli esemplari migliori venivano venduti al migliore offerente.

Pride a Milano

27 giugno 2016 Posted by webmater

Ho partecipato molto criticamente al Pride di Milano, distribuendo un volantino di Arcilesbica (associazione di cui faccio parte) contro la GPA (scaricabile qui), un volantino delle Collettive femministe e queer contro il familismo normalizzante (scaricabile qui), marciando dietro al loro striscione “Rivoluzionarie contronatura” e partecipando alla contestazione contro il sindaco Giuseppe Sala, Commissario straordinario all’Expo (in sintesi: spreco di soldi pubblici e distruzione di terreni agricoli per chiacchiere e luna park sul tema “Nutrire il pianeta”), realizzatore di politiche neoliberali.
“Nessun regolamento sul corpo delle donne” era il cartello che ho portato, illustrato dai mostrini di Laura che hanno decorato il nostro spezzone.
e qui il comunicato delle Collettive: http://www.communianet.org/

Nessuna Santa Alleanza, solo femminismo

27 giugno 2016 Posted by webmater

In risposta a “La mamma tra clero cattolico e capitale finanziario” di Lidia Cirillo su Communianet

Nessuna Santa Alleanza, solo femminismo

di Daniela Danna

Ci sono molti equivoci nel dibattito politico attuale sulla GPA, cioè gestazione per alt ri, come si è voluto ultimamente chiamare la “maternità surrogata”, invenzione nella seconda metà degli anni 70 dell’avvocato statunitense Noel Keane. L’obiettivo di questo neologismo su un neologismo è progredire ulteriormente nella mistificazione. “Maternità surrogata” significava che la madre che partoriva era un surrogato della vera madre: era una donna usata come un mero veicolo per un figlio “altrui”. Keane azzardò la stesura di contratti, su cui guadagnava, come oggi gli avvocati guadagnano, molto più che le donne reclutate in nome del loro spirito di autosacrificio per completare gravidanze “altrui”. Non posso in questa sede dilungarmi sulle alterne vicende della validità di un simile contratto, mi limito a dire che Italia non si può fare, ma non per la legge 40: non si mai potuto fare perché è “contrario all’ordine pubblico”, cioè lo Stato italiano non accetta la mistificazione per cui una donna che partorisce non è riconosciuta come madre se ha firmato un contratto in tal senso – quindi non ha deciso dopo aver partorito di non allevare la sua creatura, come vorrebbe un elementare principio di autodeterminazione femminile, ma addirittura prima di rimanere incinta. I fautori della GPA dicono che non è possibile che queste donne così generose cambino idea, quindi non devono essere garantite sul fatto che, se dopo nove mesi di gravidanza non vogliono, nessuno gli strapperà la loro figlia o il loro figlio. “Gestazione per altri” fa un passo avanti nell’esproprio dell’esperienza di queste donne, perché non è la gestazione che importa, è la consegna del bambino, ma qui si vuol far intendere che il loro ruolo sia solo quello di contenitore. Eppure una donna che dopo nove mesi di gravidanza partorisce non è più una “gestante”, diventa la madre di nascita della creatura che ha messo al mondo e che ha tutto il diritto di crescere. (Nessuna Santa Alleanza continua qui)

9 giugno La rivoluzione ecologica a Roma

4 giugno 2016 Posted by webmater

…magari!

si tratta solo di un dibattito cui parteciperò con Gaetano Borrelli (Enea), curatore del volume La sostenibilità ambientale. Un manuale per prendere buone decisioni nell’ambito del Cantiere di pace del Cipax, Centro Interconfessionale per la pace www.cipax-roma.it

NUOVE ECONOMIE DI PACE:

“Rivoluzioni ecologiche”

con Daniela Danna e Gaetano Borrelli

introduce: Fabrizio Truini

giovedì 9 giugno 2016 alle ore 18,15  nel salone della Comunità di San Paolo.

Segue un momento di festa e di condivisione di cibi preparati da tutti e tutte.

4 giugno a IL GUADO a Milano

4 giugno 2016 Posted by webmater

Milano – Sabato 4 Giugno – Ore 17.00
Un dibattito con chi ha studiato il problema
GRAVIDANZA PER ALTRI. UNA QUESTIONE DELICATA  

IL GUADO, SEDE DI VIA SOPERGA 36
(MM LORETO, MM2 CAIAZZO, MM3 CENTRALE)

Da quasi vent’anni Daniela Danna ha messo le sue competenze di sociologa al servizio della comunità omosessuale, pubblicando libri che inquadrano i temi con cui la comunità LGBT italiana è chiamata a confrontarsi nel contesto più vasto della ricerca scientifica internazionale. Di recente ha pubblicato il libro Contract children. Questioning surrogacy che si segnala per il rigore con cui affronta il tema della “maternità per altri” (molti, in Italia, parlano di “utero in affitto”, dimostrando una superficialità che non tiene conto della delicatezza dell’argomento). Le abbiamo chiesto di venircene a parlare per avere qualche strumento in più per riflettere su questo argomento delicato.
Dopo l’incontro, alle 20.00, ci sarà la nostra cena (ci si può prenotare telefonando al 347 7345323, oppure scrivendo a: gruppodelguado  gmail.com).

Censura, potere patriarcale, maternità surrogata e movimenti

1 giugno 2016 Posted by webmater

Quando una decina di anni fa mi sono messa a scrivere – in termini positivi, perché questi sono stati i risultati delle mie ricerche sull’accoglienza sociale delle famiglie fondate da lesbiche – di “omogenitorialità” … Leggi tutto: udine ms

Arci MissKappa

Il circolo Arci di Udine rimasto chiuso, con un bel cartello in cui si inneggia al rispetto reciproco (rivolto al quartiere, per la loro attività con gli immigrati, non alle loro invitate).

La 27ma ora ha ripreso parti di questo mio scritto.

http://27esimaora.corriere.it/articolo/il-no-alla-maternita-surrogata-delle-lesbiche-divide-il-movimento-gay/#more-103559

qui un dettaglio del cartello sulla porta chiusa del circolo Arci, inneggiante al dialogo e al rispetto reciproco, con la cancellazione del mio ironico ringraziamento per tanto rispetto ricevuto con l’annullamento della presentazione della mia ricerca il giorno prima della data prevista, senza una ragione valida (il contraddittorio lo fa il pubblico, non c’è bisogno del prete della surrogacy come quando quelli volevano imporsi a noi gay e lesbiche)

dialogo e rispetto, il giorno dopo

Cosa succede in Canada

1 giugno 2016 Posted by webmater

Un interessante articolo in inglese su dove portano i regolamenti e i “rimborsi spese”, sotto la spinta dall’interesse di cliniche e avvocati a diffondere la maternità surrogata:

torontolife.com/city/baby-making-business-surrogacy-market-toronto/

qui alcuni estratti (per chi non sa l’inglese: google translate è migliorato tantissimo):

Under Canada’s Assisted Human Reproduction Act, it’s legal to use another person’s eggs, sperm or uterus to bring a child into the world. It’s legal to pay a doctor to extract the eggs, to fertilize them with donated sperm and to place them into a uterus not your own. It’s legal to pay a lawyer to draw up a contract between you and the parties with whom you’re making these arrangements, and even to pay a social worker to check on the motivations of those parties. It’s also legal to cover a surrogate’s out-of-pocket expenses directly related to the pregnancy. What’s not legal is to pay someone for those eggs, that sperm or the use of that uterus. It’s also not legal to pay or be paid for helping to arrange for the services of a surrogate mother. Contravening the act can lead to 10 years in jail or a $500,000 fine. (…)

The Canadian law is written in a way that makes clear that payment to surrogates and egg donors is illegal but suggests certain expenses, with receipts, are okay. As it stands, regulations spelling out what constitutes a permissible expense are still unwritten. As a result, there seems to be a great deal of wiggle room for IPs who want to be generous. (…)

Even if everything worked as the law intended, it’s a stretch to suggest that Canadian baby making is non-commercial. It’s a lucrative business for fertility law specialists. Legal fees for a surrogacy agreement drawn up on behalf of the IPs can cost anywhere from $2,500 to $4,000. The surrogate’s representation in the negotiation typically costs just over $1,000. There is another legal fee of $3,000 to $6,000 to apply for a declaration of parentage, which ensures that a baby is the legal child of the IPs and not the surrogate.

The medical side isn’t cheap either. A single round of in vitro fertilization, which involves removing eggs from a woman’s body, mixing them with sperm in a glass dish, then slipping embryos back into a uterus with a catheter, can cost about $7,000, and drug costs can double that. Injecting a single sperm directly into an egg (a process known as ICSI) is an additional $1,500. Testing genetics before placing the embryo in the uterus is several thousand more. Testicular sperm extraction, frozen embryo transfer, assisted hatching—it adds up. All told, a single attempt at pregnancy via IVF can total $20,000. And since there is a less than 25  per cent chance that a child will result, many couples end up trying more than once.

 

Milano, Udine, Roma

26 maggio 2016 Posted by webmater

Il giorno 27 maggio 2016 dalle ore 14.30 presso l’Aula Seminari del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano (via Conservatorio 7) si terrà un seminario dal titolo

Maternità per altri: profili giuridici e sociali tra autodeterminazione e sfruttamento.

Interverranno Yasmine Ergas (Columbia University) e Maria Rosaria Marella (Università di Perugia), a partire dal libro di Daniela Danna (Università di Milano), Contract Children. Questioning Surrogacy (Ibidem, 2015). Sarà presente l’autrice. Coordinerà Alessandra Facchi (Università di Milano).

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Il 29 maggio sarò a Udine presso il circolo Arci Miss Kappa, dalle 18

Il 7 giugno a Roma invitata dalla cattedra Jean Monnet, dalle 10.30

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