Chi detta l’agenda LGBT?

10 luglio 2018 Posted by webmater

Un comunicato dell’Ufficio nuovi diritti della Cgil nazionale (Pride e documenti politici – Una riflessione) rimprovera i redattori dei documenti politici dei Pride per non aver messo la Gpa tra i diritti da rivendicare. La chiama “una tecnica”, da inserire nella nuova versione della legge 40 (“A chi voglia accedere a queste tecniche”). La Gpa non è una tecnica, ma la gravidanza di una donna, messa al servizio di altri per denaro. L’autodeterminazione che richiede è la facoltà di firmare un contratto – nullo in Italia come nella maggior parte dei paesi d’Europa e del mondo – in cui si rinuncia all’autotutela del proprio corpo e ci si impegna a dare via il corpo altrui, quello del neonato, non certo il proprio. In che senso dunque si tratterebbe di una questione in cui andrebbe affermata l’autodeterminazione delle donne? Non sa la Cgil che nei contratti le donne rinunciano alla decisione sull’aborto a beneficio dei committenti? Come fanno i documenti dei Pride a difendere in una frase la facoltà di ricorrere all’aborto su decisione della donna e in quella successiva a volere la considerazione delle donne come contenitori da cui estrarre “embrioni  ridotti” per volontà altrui? Ecco cosa accade in Canada, il paese indicato come esempio per l’eventuale regolamentazione italiana: una donna – tra le tante – costretta ad abortire con ricatti economici dai suoi committenti (http://nationalpost.com/health/canadian-surrogate-pressured-to-eliminate-baby-from-triplet-pregnancy-by-couple).

Nello stesso comunicato di Nuovi diritti si accenna al pericolo che si rinunci ai “diritti delle persone trans”. Azzardo l’illazione che questi “diritti” siano l’introduzione alle “terapie” di blocco della pubertà ai minorenni? Dovrei dire “alle minorenni” perché sono soprattutto loro ad essere devastate nei paesi dove tale violenza medica è consentita. Proprio quelli che saranno le nuove generazioni lesbiche e gay, normalizzati ed omologati con un corpo trans dall’orientamento eterosessuale.

A beneficio di chi vanno queste prese di posizione? Del mercato, di quello sviluppato in California dalle agenzie che mettono le donne sotto contratto (donne che, volendo tenersi i loro figli, non riescono a ottenere giustizia nemmeno dalla Corte Suprema degli Usa, come Melissa Cook), di quello dell’industria farmaceutica che vende ormoni come la triptorelina che si vogliono a carico del SSN (altrimenti chi inizierebbe da minorenne un percorso di transizione?).

L’Onda Pride porta i nostri cortei anche nei piccoli centri, dal nord al sud della penisola: che questo vada a beneficio della nostra visibilità e dei nostri diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, e non dell’indifendibile messa sotto contratto delle donne come operaie della gravidanza, costrette alla consegna dei loro neonati, né dell’altra inqualificabile richiesta di messa a disposizione del corpo delle donne che ho letto in molti di quei documenti: il cosiddetto “sex work” da legalizzare come nell’Ottocento, un “mestiere” che chi lo ha attraversato descrive come subire uno stupro a pagamento.

ArciLesbica per loro è la “veterofemminista che rappresenta solo se stessa”, ma gli eterosessuali dell’Ufficio diritti chi rappresentano esattamente? Chi sussurra all’orecchio di Toniollo?

Proprio ora che si comincia a dialogare: il 26 giugno 2018 si è svolto a Milano l’incontro “Quattro elementi di critica LGBT”, organizzato da Zami nell’ambito della Pride Week, con un pubblico numeroso e attento all’espressione delle riserve di gay, lesbiche, trans e femministe a molti punti dei programmi dell’Onda Pride (principalmente quelli di cui abbiamo parlato sopra), in cui sono intervenuti anche esponenti del Coordinamento Arcobaleno a esporre la propria posizione, in un clima di ascolto e di rispetto reciproco.

 

Convegno a novembre: Mater Iuris

28 giugno 2018 Posted by webmater

Il diritto della madre: uscire dalla simmetria giuridica dei sessi nella procreazione

 

Convegno presso l’Università degli Studi di Milano, Facoltà di Scienze politiche, economiche e sociali, via Conservatorio 7, 29 novembre 2018, Sala Lauree.

Per il testo completo della call vedi:

http://www.sps.unimi.it/ecm/home/aggiornamenti-e-archivi/tutte-le-notizie/content/mater-iuris-il-diritto-della-madre-uscire-dalla-simmetria-giuridica-dei-sessi-nella-procreazione.0000.UNIMIDIRE-66610

Comitato scientifico: Valentina Calderai (Diritto privato, Università di Pisa), Daniela Danna (Sociologia, Università di Milano), Olivia Guaraldo (Filosofia politica, Università di Verona), Silvia Niccolai (Diritto costituzionale, Università di Cagliari), Elisa Olivito (Diritto costituzionale, Università di Roma), Susanna Pozzolo (Filosofia del diritto, Università di Brescia), Monica Santoro (Sociologia, Università di Milano)

inviare una proposta di paper entro il 15 settembre 2018 all’indirizzo mater.iuris@unimi.it

La proposta dovrà contenere il titolo dell’intervento e un abstract di circa 1.800 caratteri.

Coloro la cui proposta sarà accettata riceveranno comunicazione entro il 30 settembre.

Analisi del dibattito sulle unioni civili

23 giugno 2018 Posted by webmater

Dio lo vuole!

22 giugno 2018 Posted by webmater

Alcune considerazioni sulla serata di conoscenza delle portatrici (come vengono chiamate) organizzata da Famiglie Arcobaleno a Milano

 

Palco interamente femminile. Donne che in California hanno intrapreso una gravidanza per poi consegnare i neonati ai committenti lavorando per la stessa agenzia raccontano perché l’hanno fatto. Domande su come si sono sentite in vari momenti. Una è convinta di non essere la madre perché il materiale genetico non era suo, poi dice che ha chiesto di non vedere i neonati dopo il cesareo, di tenerli lontani almeno per qualche ora – non voleva vederli, non voleva sentirli piangere.

L’altra dichiara che quando è rimasta incinta è andata in shock (“I was shocked”), poi scoppia a piangere mentre racconta di come l’hanno presa i suoi altri figli. Il frame interpretativo della conduttrice e delle altre donne sul palco agisce per normalizzare: “È stanca per il viaggio”. Applausi.

Ma su quel palco ci dovevano stare i committenti, a sentire sulla loro pelle (ma non sarebbe calato nelle loro viscere…) il peso delle domande: “Perché l’avete fatto? Come vi è venuta questa idea? Quando avete deciso di far fare la Gpa a una donna? A quale donna, come l’avete scelta? Non avete mai avuto dubbi? Cosa ne pensano i vostri amici, i vostri familiari? Che cosa avete provato quando i neonati sono stati separati dalla donna che li ha messi al mondo? Ma il denaro? Quanti soldi avete speso, da dove vengono, a chi li avete dati?”

Magari domande fatte da altri uomini: questa faccenda è a loro beneficio, perché è a beneficio di chi non può partorire. Qualche donna vorrebbe avere figli ma non riesce a farli, però nessun uomo può farli – chi è quindi il principale interessato? E in California infatti tutti possono mettere sotto contratto una madre a pagamento, anche uomini singoli, anche mettendo sotto contratto più donne, anche se privi di sperma vitale, che legalmente può essere comprato e usato nella surrogazione con ovuli acquistati, decidendo loro su eventuali aborti (chiamati “riduzioni embrionali”) e – nel contratto standard – su alimentazione, viaggi, sigarette, caffeina etc etc, e se disobbedisci paghi penale, lo controlliamo con gli esami del sangue. Chiara Lalli, che pure difende la possibilità legale di abortire su richiesta delle interessate, non si turba per il fatto che queste donne firmano contratti – cui nella loro ingenuità non danno nessuna importanza – accettando che la decisione di abortire sia dei committenti contro la stessa Costituzione degli Stati Uniti. Non risponde alla mia domanda su come faccia a incarnare questo paradosso. Poi mi dicono che la bioeticista scrive che non ha nulla in contrario al commercio di neonati – francamente mi sfugge la parte “etica” (in “bioetica”) in quest’altro paradosso che Lalli incarna.

E a queste domande chissà se anche i padri di Famiglie Arcobaleno avrebbero risposto, come ha fatto una delle donne che – in aggiunta a fare figli per uomini che le hanno pagate – sono state pure date in pasto al pubblico come testimonial della surrogazione di maternità felice: “È Dio che l’ha voluto. Se non fosse stato giusto, Dio non mi avrebbe permesso di farlo”. La politica ridotta a fede.

La questione generale su cui si sono sottoposte al giudizio del pubblico ierisera secondo le intenzioni degli organizzatori, cioè se siano donne “libere e autodeterminate”, è profondamente sbagliata. Perché in Italia non mancano certo donne libere e autodeterminate. Quello che manca qui è la possibilità legale di commissionare, comprare e vendere neonati, costringendo le madri – firmatarie di un contratto per fede, per disperazione, per bisogno, per altruismo, per follia, per innamoramento o amore e quant’altro, ma alla legge che importa? parliamo di diritto, non di psicologia – a separarsi dai neonati con la forza della legge, anche se non lo vogliono più come Melissa Cook e le altre che stanno ricorrendo alla Corte Suprema degli Stati Uniti, dopo che la corte di Appello californiana ha detto loro che il contratto è valido, quindi che vogliono ora? I figli non sono mica loro ma di chi glieli ha commissionati: è a loro che quel contratto ha dato la garanzia della consegna, e il buon andamento del mercato negli Usa non va mai disturbato. (Spero che la Corte Suprema presto ristabilisca i diritti umani in California.)

Non è l’esperienza di Vanessa contro quella di Tizia e Caia: è un mutamento profondo del diritto e dei criteri della convivenza civile. Perché quel contratto, così poco importante, quei soldi così poco decisivi ma che pure hai ricevuto e non l’avresti fatto senza, se sgarri verranno fatti valere per separarti da tuo figlio. Come appunto è successo a Melissa Cook e alle molte altre che i figli che hanno fatto nemmeno li hanno potuti vedere.

***

(Butto giù note preliminari, vorrei farne un articolo più lungo con le citazioni precise di quanto si è detto ierisera. È stata una serata importante che dovrebbe aprire gli occhi a molti, ma soprattutto a molte, anche nei confronti del Pd: “l’onda nera che rischia di travolgere i diritti” ha detto un suo esponente – mentre è stato il suo partito ad approvare il Jobs act facendo a pezzi il diritto del lavoro, la Buona scuola aziendalizzando l’istruzione, e provate ad ammalarvi per toccare con mano che cosa è diventata la sanità pubblica in Italia: impossibile prendere appuntamenti, ticket che costano quanto le prestazioni. Concedo invece che le pensioni retributive hanno collaborato in molti a togliercele.

Si parva licet, va notata anche la neolingua: alla potenziale surrogata è stata presentata la coppia di papà – di cui ha dichiarato di essersi all’istante innamorata: “I fell in love with them”. L’agenzia che l’ha messa al lavoro a produrre neonati è scomparsa dal quadretto, è solo lo sfondo spaziale in cui questo innamoramento è avvenuto. Che coincidenza, buffa la vita! L’agenzia potrebbe avere un ruolo anche nel fatto che le portatrici felici che ci hanno presentato – una per coppia etero non pervenuta – stranamente non vengono dal Canada “altruistico” ma proprio dalla California. Ah, non chiamatelo contratto, è un “accordo”. E Louise Brown è “nata da provetta”. La neolingua avanza.

Infine: a me sinceramente dispiace scrivere delle vite di altri e altre che potrebbero essere feriti dalle mie parole perché vedono una loro realtà da cui cercano di tenere lontane certe crudezze come i soldi, i contratti, i neonati staccati dalla loro mamma, ma non sono io a metterli in piazza e a piazzare le loro storie sui palchi. Ciò che è in gioco è una questione politica, filosofica, civile: che cos’è la maternità (infatti la serata era sulle “Nuove maternità”), che cosa lega genitori e figli, se è consentito (doveroso per contratto!) allontanare i neonati dalla madre, se si può fare uso del corpo delle donne in questa o nelle molte altre maniere che il movimento Lgbt attualmente vuole introdurre sotto la maschera di pretesi “diritti”: il “diritto al figlio”, il “diritto al sesso”, il “diritto a scegliere il proprio sesso” che avalla il rifiuto delle ragazzine di crescere diventando donne in una società misogina – a beneficio delle case farmaceutiche che producono ormoni e accrescendo il potere dei medici “specialisti del genere”. Sono questioni pubbliche, dibatterne è un dovere. Ringrazio anche le donne di Famiglie Arcobaleno che alla fine della presentazione si sono fermate a discutere con me, in modo pacato, vero, rispettoso. Spero ci saranno molte altre occasioni come questa.)

Su Paginauno: critica a un punto dei programmi dei Pride

21 giugno 2018 Posted by webmater

copertina58g

Terzo articolo su Paginaunohttp://www.rivistapaginauno.it/ (gli altri nei numeri 56 e 57): “I trans-umanisti e i mercanti di ormoni”, pp. 18-25.

Milano: 26 giugno

21 giugno 2018 Posted by webmater

26-giugno

Neviana Calzolari – Transizioni di sesso e transizioni di genere: qualche riflessione su corpi, sessi, asterischi, autodefinizioni e real life test dei consultori ONIG

Giovanni Dall’Orto – Un queer è un maschio eterosessuale con il rossetto e i tacchi a spillo

Daniela Danna – Il corpo delle donne e le scelte lesbiche nel mainstream lgbt

Massimo d’Aquino – L’esperienza della transizione ed i cambiamenti degli ultimi 20 anni. Con uno sguardo perplesso verso domani

Pride nazionale – Milano 30 giugno 2018Al Pride di Milano non parteciperemo solo come AL Zami ma anche come associazione nazionale.
Saranno presenti i circoli di Bergamo, Firenze, Bologna, Modena, Trento ed altri.
Ci troviamo alle ore 15.30 in  via Mauro Macchi 44, davanti al bar Carpe Diem (5 minuti a piedi da Centrale)

I convegni sulla surrogazione di maternità

24 maggio 2018 Posted by webmater

Società italiane di varie figure professionali (e non) femminili, centri universitari sul gender, o altri centri studi promuovono da un paio d’anni a questa parte numerose iniziative sulla surrogazione di maternità, chiamata in vari modi e sempre legittimata da fior di femministe. Si sono tutte bevute la balla dell’autodeterminazione? Lo faranno anche il 25 a Torino?

Ormai di routine scrivo lettere simili a questa, inviata a promotori e partecipanti all’iniziativa di domani:

 

Il giorno 8 maggio 2018 11:03, Daniela Danna ha scritto:

care colleghe, prendendo atto del fatto che mai in simili occasioni vengo invitata, benché sia l’accademica italiana con più ricerca e pubblicazioni sul tema surrogazione di maternità, vi segnalo i miei ultimi lavori sperando che almeno troviate il tempo di documentarvi leggendo chi da più di dieci anni riflette e da almeno cinque scrive su questa pratica:

il libro Maternità. Surrogata? per maggiori informazioni sulla Gpa, sulla sua storia e sulla sua realtà nei paesi che ammettono questo istituto giuridico: http://www.asterios.it/catalogo/maternit%C3%A0-surrogata più ricco e aggiornato, diverso nelle conclusioni dal mio precedente lavoro Contract Children. Questioning surrogacy (Ibidem 2015);
l’articolo a proposito di Gpa e movimento Lgbt: “Il Movimento LGBT e la maternità surrogata: corpi in vendita o resistenza alla mercificazione?”, in PaginaUno, lo trovate qui:
http://www.rivistapaginauno.it/;
segnalo anche il prossimo convegno di ArciLesbica “Che cosa è successo alle donne?”: http://www.arcilesbica.it/scuola-lesbica-estiva/
mi sembra che si stia passando un po’ troppo velocemente a riflessioni tecnico-giuridiche su quello che, come anche il vostro titolo segnala, è un tema di grandissima rilevanza sociale, terreno di scontro tra concezioni diverse dei riflessi giuridici che deve avere la differenza di genere, oltre che le disuguaglianze socio-economiche.
immagino che i mancati inviti, tra cui il vostro, siano dovuti ai veti di Famiglie Arcobaleno. Questa associazione, di cui Marco Gattuso è un esponente, ha sottoscritto un documento in cui si richiede alle donne l’obbligo di separarsi dalla prole se la gravidanza è cominciata con una loro promessa (per cui FA vuole introdurre un valore legale, che di fatto impedisce una vera autodeterminazione) 12 parameters for the ethical use of surrogacy, settembre 2016  http://www.menhavingbabies.org/advocacy/ethical-surrogacy/
mi auguro che il futuro dibattito non faccia sconti a un’associazione che si propone di calpestare in questo modo la volontà delle “portatrici” che diventano madri e vogliono continuare ad esserlo.
testimoniare i “casi felici” distoglie l’attenzione da quelli, numerosi anche se non maggioritari, in cui i neonati vengono separati dalle madri non solo contro la loro volontà, ma contro la volontà delle madri stesse (ma in questioni di violenza di questa gravità non è la frequenza a contare).
ciò è possibile perché la gpa (come dice il suo nome: gestazione per altri) non è un atto volontario di donne autodeterminate, ma un contratto in cui le donne si obbligano a cedere neonati in cambio del denaro che ricevono (le altre componenti, sociali, dello scambio possono essere o non essere presenti).
FA è composta da coppie maschili che sono nella loro totalità (mi baso sulla loro presa di parola pubblica) diventati padri in virtù di questi contratti, e non certo della libera volontà di donne autonome – a meno di non volere identificare, à la neoliberale, la firma di un contratto come la massima espressione di autodeterminazione, non importa il suo contenuto
richiamo la vostra attenzione anche su questo commento di un sito di informazione gay al più recente caso di cui la stampa ha dato notizia, significativo per la connotazione data ai protagonisti della terribile vicenda: http://www.gay.it/attualita/news/gpa-madre-surrogata-cambia-ideacordialmente
daniela danna

Di solito, come è successo in questo caso, mi rispondono che si tratta di cose tecniche, rispondono cioè che solo i sommi sacerdoti del diritto sarebbero in grado di capire bene di cosa si tratta quando si mettono le donne a fare le fattrici a pagamento. “Autonomia” del diritto (su questa concezione del diritto vedi le considerazioni di Silvia Niccolai nei suoi ultimi lavori nei volumi Femminismo ed esperienza giuridica e Maternità, filiazione, genitorialità), specificità della disciplina, un conto sono le beghe tra associazioni e un conto l’olimpo della discussione accademica.
Ovviamente non è vero nulla: le “tecniche” giuriste che sono contrarie all’introduzione nel nostro ordinamento di questo nuovo istituto non sono parimenti invitate a condividere il loro specialistico sapere.
Aggiungerei anche – non lo metto in queste lettere perché è roba un po’ forte – che l’argomento che le portatrici sono felici di esserlo va in perfetto parallelo con quel che fanno i negazionisti della schiavitù, i simpatizzanti (ed eredi) degli stati schiavisti del sud degli stati uniti, che portano tonnellate di testimonianze su quanto gli schiavi fossero felici. E sono testimonianze assolutamente vere, raccolte nelle storie orali degli anni Trenta. Basta sceglierle.
Infine: come concordato o lanciato nel convegno di novembre scorso a Roma tra le associazioni lgbt, i Pride di quest’anno chiedono “il riconoscimento della filiazione alla nascita nelle coppie same-sex”.
Traduco per chi non sa il surrogatese: chiedono la legalizzazione della surrogazione di maternità così come è configurata negli Usa (in California, dove vanno di solito le coppie gay facoltose, o aiutate dai genitori): contratti vincolanti e libero mercato dei compensi (anche lì sono “rimborsi spese” esentasse), oppure in Canada, dove si dice “altruistica” e si intende: pre-birth orders (bambini assegnati giuridicamente ai “genitori”, cioè ai committenti, prima ancora che nascano) e naturalmente “rimborsi spese” per tutti – esclusi medici e avvocati che riscuotono il loro giusto compenso.

Trento: 28 maggio

22 maggio 2018 Posted by webmater

trento

Reggio Emilia: 25 maggio

22 maggio 2018 Posted by webmater

volantino_danna2

Vigevano: 24 maggio

22 maggio 2018 Posted by webmater

Scuola di cultura e politica Rosa Luxemburg”

luxemburg_primavera2018_fb
giovedì 24 maggio 2018 – ore 21
Il sessantotto delle donne. Percorsi di liberazione e di riscatto sociale e culturale in Italia dagli anni sessanta a oggi

relatrici
Lidia Menapace (già partigiana e senatrice della Repubblica)
Daniela Danna (docente Università degli Studi di Milano)

A cura del Collettivo Culturale “Rosa Luxemburg” – Vigevano

Biblioteca Civica “Lucio Mastronardi”
Corso Cavour 82