Il FQ per la compravendita di bambini?

7 febbraio 2019 Posted by webmater

Questa è la lettera che ho inviato il 5.2.19 al Fatto Quotidiano, che ha pubblicato una pagina intera pro GPA a firma della solita Chiara Lalli:

 

Questa è davvero una notizia: il quotidiano impegnato contro i mercati illegali ospita un’articolessa a favore del commercio di bambini. Certo, scrive la bioeticista Lalli (meno male che ha a cuore l’etica), il problema vero è la sua illegalità, per il resto non si può fare nessun appunto: nella maternità surrogata le donne diventano operaie della gravidanza, i bambini prodotti, ma cosa c’è di male? È il capitalismo, bellezza, ha bisogno di sempre più ambiti in cui i legami umani vanno trasformati in denaro. Il voto? Le leggi? La sanità? Le pensioni? Le armi ai paesi in guerra? Gli organi umani? Il posto per battere sul marciapiede? Tutti mercati potenziali – stupisce solo che il FQ, che non li vuole considerare tali, accetti invece di difendere la commerciabilità degli esseri umani, dei figli in particolare.

Certo, dispiacerà ai genitori che li hanno acquistati all’estero il fatto che il certificato di origine del loro import non venga accettato. Lalli si preoccupa delle ripercussioni che questa incomprensibile inadeguatezza alla modernità avrà sulla povera progenie. Io – fossi nei genitori intenzionali-potenziali-surrogati – mi preoccuperei piuttosto delle ripercussioni che il loro atto di separare neonati dalle madri avrà in famiglia, non appena la prole sarà in grado di comprenderlo. (Vedi anche http://donoroffspring.eu/)

Qui si fermava la lettera per ragioni di spazio. ma voglio aggiungere qualche altra parola. Non mi piace entrare nelle famiglie degli altri, non l’ho mai fatto nelle mie argomentazioni contro la surrogazione di maternità. Tuttavia la pervicacia con cui questi personaggi, vicini a Famiglie Arcobaleno, inondano l’opinione pubblica con le loro falsità, la loro ideologia neoliberale, il loro pietismo per il “danno ai bambini” (che è inesistente) per il “mancato riconoscimento” dei loro certificati di nascita – cosa apparentemente innocua ma che in realtà implicherebbe lo stravolgimento del principio mater semper certa del nostro ordinamento giuridico – mi nausea e mi spinge all’affondo sulla realtà di queste famiglie costituitesi grazie al denaro, con cui dovremmo simpatizzare solo perché ci sono dei bambini piccoli. Ma che gli adulti che hanno fatto queste scelte si assumano le proprie responsabilità fino in fondo e guardino la proverbiale trave nei propri occhi, invece delle pagliuzze dei certificati da dichiarare – se ancora esiste uno stato di diritto – FALSI!

E comunque l’ammonimento vale soprattutto per chi sta pensando di diventare “genitore” separando un neonato da sua madre. Gli altri dovrebbero avere il buon gusto di non farne una rivendicazione politica, dato che hanno già ottenuto quello che volevano, e cosa fatta capo ha. Ma l’Italia non va trasformata in un luogo dove le immigrate fanno figli da vendere ai ricchi italiani – come accade in Grecia.

 

L’ONU contro la surrogazione di maternità

7 febbraio 2019 Posted by webmater

articolo mio pubblicato su Autrici di civiltà: https://www.autricidicivilta.com

L’Infernale Tragedia: lettura scenica

27 gennaio 2019 Posted by webmater

infernale-tragedia-23-marzo-1

Mater Iuris: un resoconto

26 gennaio 2019 Posted by webmater

ecco il mio resoconto sul blog Autrici di civiltà

Articolo su Prideonline

22 gennaio 2019 Posted by webmater

https://www.prideonline.it/2019/01/14/si-puo-nascere-da-due-padri/

Presentazione a Milano in Scighera 16.12

4 dicembre 2018 Posted by webmater

https://www.youtube.com/watch?v=3ozao4UD9gE&t=2601s
Lo spunto dell’ultimo libro di Daniela Danna, sociologa, proviene dall’aumento negli ultimissimi anni, da parte di adolescenti e famiglie, di richieste di accesso ai percorsi di transizione e autodeterminazione, che permettono di smettere di vivere il ruolo di genere relativo al sesso biologico di appartenenza per arrivare a vivere pienamente nell’identità di genere di elezione (transgenderismo).

È un tema che tocca vari aspetti, da quello legato alla fascia dell’adolescenza con le difficoltà di trovare una propria identità personale, fino a quello squisitamente medico e psicologico (in Italia la transizione è coperta dal Servizio Medico Nazionale mentre all’estero spesso è in regime privato).
Il libro ha aperto un dibattito, a volte dai toni aspri, che si inserisce in un clima di contrapposizione e di opposizione creatosi negli ultimi anni tra mondo lesbico/femminista e mondo trans. Dibattito che spesso rimane confinato ai circoli LGBT, ma che riveste un grande interesse  per chiunque perché riguarda l’identità sessuale e quella di genere. Soprattutto in un periodo come quello attuale, nel quale la compagine governativa, ed evidentemente gran parte della popolazione, vuole ricondurre la questione a una rigida visione tradizionale dei ruoli.
Per questo appuntamento della Pianta Anarchica oltre a Daniela Danna sarà presente Nathan Bonni, attivista LGBT. Per la Scighera Andrea Perin

ore 21, Ingresso con tessera Arci

https://www.lascighera.org/eventi/la-piccola-principe-lettera-aperta-alle-giovanissime-su-puberta-e-transizione-di-daniela

Intervista con Livio Partiti

3 dicembre 2018 Posted by webmater

Trasmissione “Il posto delle parole” del 3.12.18, a proposito di Dalla parte della Natura

https://ilpostodelleparole.it/daniela-danna/daniela-danna-dalla-parte-della-natura/?fbclid=IwAR2fHTL7Y_LYN3yyCJ8ITpAK0TzZ-NubP5kTNHtF0WYU04rnkcX0N0awpTk

Oggi a Bergamo

30 novembre 2018 Posted by webmater

presentazione de La Piccola Principe

I compagni del centro documentazione La Piralide hanno scritto questo magnifico pezzo per presentare l’evento:

https://lapiralide.noblogs.org/post/2018/11/28/la-fobia-della-critica/

“…Non è certo lo scardinamento delle basi biologiche dell’esistenza che può trasformare le sedimentazioni e costruzioni sociali e che può cancellare le discriminazioni, sarebbe come voler cancellare i colori della pelle per superare il razzismo.
Tutto questo è in perfetta sintonia con i valori del libero mercato, con il paradigma di questo sistema tecno-scientifico.
Tra lavorare in fabbrica, affittare l’utero vendendo il proprio figlio e fare la prostituta, esiste il non accettare una condizione di miseria e sfruttamento. Inserirsi nel mercato da impresarie/i e azioniste/i del proprio corpo, come propugnano alcune correnti Queer in tema di prostituzione e GPA, non significa attuare una nuova rivoluzione, come cantavano recentemente a Bologna “siamo tutte puttane”, ma abbandonare ogni lotta e possibilità di cambiamento. A quando vendere i reni sarà un atto radicale come una soluzione alla crisi e verrà difeso con proteste e scioperi?

Nel mondo post-moderno alla rovescia
lo sfruttamento e la mercificazione dei corpi,
l’acquisto dell’accesso del corpo di una donna,
la legittimizzazione della logica che vede ogni donna oggetto sessuale,
l’assistenza sessuale per disabili,
il diventare imprenditrici di sè stesse,
la vendita di ovuli,
l’affitto dell’utero,
la procreazione medicalmente assistita,
la compra-vendita di bambini e bambine al mercato della riproduzione,
la selezione eugenetica degli embrioni (e presto anche l’editing genetico),
la logica che sottende l’idea di un corpo smembrabile, modificabile, ingegnerizzabile,
l’idea transumanista del superamento di ogni limite,
la somministrazione di farmaci bloccanti per la pubertà:
diventano libertà e autodeterminazione,
diventano rivendicazioni di scelte personali.
Si pensa che siano idee rivoluzionarie, si pensa di poter gestire tutti questi processi, e che questi corrispondano ai propri desideri e aspettative.
In realtà, anche quando corrispondono davvero ai nostri desideri, vi è un imperativo che prescinde da noi in quanto sono interiorizzazioni delle stesse logiche patriarcali, in quanto sono processi in mano a tecnici e specialisti in cui la stessa organizzazione e pianificazione viene stimolata proprio dall’offerta tecnologica.

Niente è più lontano da una legittimazione e rafforzamento dell’esistente, non scardinano nulla, ma riaffermano e soprattutto confermano questo sistema con le sue logiche di dominio che non si presentano ormai quasi più come imposizione e dispotismo, ma al contrario come una libera scelta introdotta da una nuova neolingua.

Sta avvenendo una profonda risignificazione:
la prostituzione diventa sex-work,
l’utero in affitto diventa maternità per altri altruistica,
la vendita e la predazione di materiale biologico diventa dono,
la scelta su un catalogo di un bambino diventa desiderio di genitorialità,
una non malattia come l’infertilità e il non rientrare negli stereotipi di genere diventano una condizione patologizzata e medicalizzata,
lo sfruttamento e la povertà diventano orgoglio e rivendicazione,
gli abusi come la prostituzione e la GPA diventano rivendicazioni di diritti,
la donna diventa un asterisco,
una creatura transgenica come l’oncotopa diventa una compagna di specie e sovversiva,
il cyborg diventa la nuova soggettività trasgressiva,
le tecnologie diventano gli strumenti per liberarci dalle catene della biologia.
Tutto questo ha profonde conseguenze su tutte e tutti noi e sull’intero vivente.
Da sempre il capitalismo ha spossessato dei beni per accaparrarsi il controllo e la gestione di essi e quando questi diventano dello stato la nostra stessa libertà e autodeterminazione è minata. Lo spossessamento è arrivato fin dentro i nostri corpi e fin dentro i processi biologici dell’intero vivente. Il controllo e la gestione dei corpi da parte dello Stato e delle tecno-scienze devono iniziare dall’embrione in una provetta. …etc”
grazie!

Convegno a Milano: Mater Iuris, 29.11

19 novembre 2018 Posted by webmater

Il diritto della madre: uscire dalla simmetria giuridica dei sessi nella procreazione

Convegno presso l’Università degli Studi di Milano, Facoltà di Scienze politiche, economiche e sociali, via Conservatorio 7, 29 novembre 2018, Sala Lauree.

Comitato scientifico: Valentina Calderai (Diritto privato, Università di Pisa), Daniela Danna (Sociologia, Università di Milano), Olivia Guaraldo (Filosofia politica, Università di Verona), Silvia Niccolai (Diritto costituzionale, Università di Cagliari), Elisa Olivito (Diritto costituzionale, Università di Roma), Susanna Pozzolo (Filosofia del diritto, Università di Brescia), Monica Santoro (Sociologia, Università di Milano)

Programma

Presentazioni e sommari

Il convegno intende stimolare una riflessione delle giuriste e di tutti coloro che studiano la società intorno ad una coppia di domande: ci chiediamo se sotto la rivisitazione paritaria e neutra, che ha interessato nel corso degli anni il diritto di famiglia, non sia all’opera ancora, o nuovamente, un diritto prevalente del padre, e se questo assetto non possa essere ripensato, alla luce del patrimonio del pensiero femminista nel diritto. A questo pensiero intendiamo richiamarci, nelle sue ricche sfaccettature, che annoverano figure e percorsi diversi, ma sono tutte accomunate dalla critica nei confronti dell’automatismo della parità e dell’aspirazione alla mera simmetria dei sessi; riflessioni che hanno saputo sempre, partendo dalle donne, parlare del mondo, riconoscendo e criticando i modelli di convivenza che si sono venuti affermando, i quali condizionano e influenzano, anche, l’argomentazione giuridica e la riflessione sociale.

Si pensi all’elaborazione della nozione di ‘uguaglianza valutativa’ di Letizia Gianformaggio; all’ampia riflessione che approfondisce l’intreccio fra capitalismo e patriarcato e, in questa cornice, alle considerazioni di Carole Pateman sul ‘contratto sessuale’ e sulle ambiguità del concetto di ‘genere’; oppure alla riflessione che coglie, con Martha Fineman, il legame tra la “neutralizzazione” della madre e le esigenze del mercato. Oppure, agli studi che hanno riconosciuto nella medicalizzazione del corpo femminile, della gestazione e del parto, l’annuncio di una idea di soggettività e di socializzazione basate sulla ‘managerializzazione del sé’, che si sono col tempo rivelate cruciali nella costruzione della governamentalità ‘neo-liberale’, come nella lettura di Barbara Duden; e ancora alle ‘istituzioni della maternità’ di cui parla Adrienne Rich, che possono assumere storicamente forme diverse, ma riproporre identiche finalità espropriative e di controllo sulle donne, in particolare nella surrogazione di maternità.

Molti sono gli ambiti che si aprono e che possono essere esplorati, sia in chiave di diritto positivo, sia di analisi filosofica e sociologica, a partire da una riflessione volta a interrogare problematicamente una simmetria giuridica dei sessi nella procreazione che neutralizza la donna.

In particolare, da un lato, è stato da lungo tempo sottolineato che l’approccio ‘neutro’ ai temi della famiglia in nome della “parità” e della “fungibilità tra i sessi” può nascondere una nuova insidiosa discriminazione, nel senso di un trattamento incongruo e inappropriato, e di una perpetua svalorizzazione, nei confronti dell’esperienza femminile. Oggi, sul terreno della concreta esperienza giuridica, segnali significativi di simili insidie vengono chiaramente alla luce quando, in nome di un interesse superiore del minore tutto declinato nel cono di un principio paritario di bi-genitorialità, l’applicazione dell’affido condiviso apre a tragiche contraddizioni nei casi di conflittualità e di violenza. Più equa ci appare una prospettiva che, ben oltre il discorso individualista e il suo correlato paritario – oggi egemoni nel diritto – faccia spazio, proprio nel diritto, a una concezione costitutivamente relazionale della soggettività, nei suoi aspetti più concreti e materiali.

D’altro lato, è consolidata la consapevolezza che la famiglia, organismo centrale nell’autonomia sociale, risente delle dinamiche interpretative e delle pratiche che interessano il “governo” delle soggettività, e l’idea stessa di individuo e di persona, pratiche che hanno un loro centro nevralgico nella regolazione della fecondità femminile e degli istituti connessi. In questo quadro, rappresenta una sfida interrogare, per un verso, il concetto neutro di ‘omogenitorialità’– che si sostituisce a espressioni, sessuate, quali ‘doppia maternità’ e ‘doppia paternità’ – e, per l’altro verso, confrontare la rivendicazione di un principio neutro di “genitorialità alla nascita” con il principio mater semper certa – universale fino all’introduzione dell’istituto giuridico della surrogazione di maternità in California con Johnson v Calvert (1993). Riteniamo che la regula juris del mater semper certa possa essere interpretata oggi in chiave favorevole a nuove dimensioni di libertà femminile, traducibili in istituti giuridici capaci di rispecchiare la differenza sessuale.

In questa cornice possiamo enucleare, esemplificativamente, alcune domande:

  • È possibile sviluppare un “universalismo” a partire dalla prospettiva femminista o l’analisi femminista deve essere annoverata tra quelle politiche “parziali” e/o di parte?
  • Si può andare oltre l’anatema “essenzialista” che colpisce ogni uso politico e intellettuale dell’idea di differenza sessuale?
  • Quali sono le connessioni tra prospettiva femminista e critica all’intreccio tra capitalismo e patriarcato?
  • Come tener conto della differenza sessuale nella generazione e nella filiazione?
  • Quali i percorsi della soggettività giuridica e dell’idea di libertà nelle visuali critiche del diritto, giusfemministe e della differenza sessuale?
  • Donna, concepito, terzi: come individuare la libertà femminile nella generazione, in una scena della filiazione sempre affollata da ulteriori interessi?

 

 

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

Ci piacerebbe che alcune opere fossero comune riferimento nel dibattito fra noi. Ne elenchiamo alcune, ma volentieri ne recepiremo altre che ci verranno suggerite: C. Pateman, Il contratto sessuale, Nuova ed. Moretti e Vitali, 2015 – A. Rich, Nato di donna (1977), trad. it. Garzanti, 1996. – B. Duden, Il corpo della donna come luogo pubblico (1991), trad. it. Bollati Boringhieri, 1996 – B. Duden, L’epoca della schizo-percezione, in A. Buttarelli, F. Giardini, Il pensiero dell’esperienza, Baldini Castoldi Dalai, 2008, p. 109-140. – S. Federici, L. Fortunati, Il grande Calibano, Franco Angeli, 1984 – I. Praetorius, Penelope a Davos. Idee femministe per una economia globale, Quaderni di Via Dogana, Milano, Libreria delle donne 2011- I. Praetorius, L’economia è cura. La riscoperta dell’ovvio, IOD edizioni, 2016 – L. Gianformaggio, Eguaglianza donne e diritto, Il Mulino, 2005 – Libreria delle donne di Milano, Non credere di avere dei diritti, Rosenberg & Sellier, 1987 – M. Minow, The Supreme Court 1986 term. Foreword: justice engendered, in Harvard Law Review, vol. 101, 1987, pp. 10-95 – A. Cavarero, Il modello democratico nell’orizzonte della differenza sessuale, in Democrazia e Diritto, n. 2, 1990, pp. 221-241.

 

Morte di un camaleonte femminista

19 novembre 2018 Posted by webmater

Rosemarie Tong

THE OVERDUE DEATH OF A FEMINIST CHAMELEON- TAKING A STAND ON SURROGACY ARRANGEMENTS

Journal of Social Philosophy Volume 21 issue 2-3 1990 [doi 10.1111%2Fj.1467-9833.1990.tb00275.x]

tradotto da Cinzia Bucchioni (grazie!):

Morte attesa di un camaleonte femminista, ovvero: una presa di posizione sugli accordi di maternità surrogata