Category: ‘Testi-articoli’

Sulla 27ima ora

9 Maggio 2019 Posted by webmater

“I dubbi sull’identità di genere e quei medici che vogliono normalizzarli troppo presto”

https://27esimaora.corriere.it/19_maggio_08/i-dubbi-sull-identita-genere-quei-medici-che-vogliono-normalizzarli-troppo-presto-0c095ae8-717d-11e9-a32a-79dc5e5aff8e.shtml?refresh_ce-cp

Pasticcio all’italiana

7 Maggio 2019 Posted by webmater

Su Prideonline il mio articolo sulla scomparsa delle donne, delle madri e delle lesbiche dal dibattito sulle unioni civili (in 4 parti)

Questa la prima di 4 parti, tutte on line su Prideonline:

Sui minori “trans”

3 Maggio 2019 Posted by webmater

In risposta alle assurde risposte all’articolo di Panorama:

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Courtesy Prof. Peggy Cohen-Kettenis

Femminismo per il 99%. Un manifesto

21 Marzo 2019 Posted by webmater

Su Autrici di civiltà la mia recensione al “volume”:

https://www.autricidicivilta.com/invito-alla-lettura/femminismo/

 

Mater Iuris: un resoconto

26 Gennaio 2019 Posted by webmater

ecco il mio resoconto sul blog Autrici di civiltà

Ancora le donne-contenitore

23 Ottobre 2018 Posted by webmater

“Non mi è piaciuto per niente papa Francesco” sento dire da cattolici evidentemente non troppo obbediente al dogma dell’infallibilità papale. Denominare “sicari” i medici che assecondano la volontà di una donna incinta di non portare a termine quella gravidanza è troppo anche per – evidentemente una parte – degli stessi cattolici, per lo meno le donne che sanno cosa significa fare figli e di conseguenza sanno cosa significa dover abortire. “Nessuna lo fa con leggerezza, già poi deve fare i conti con i sensi di colpa. Se una donna non vuole avere un bambino avrà le sue ragioni”, alle quali purtroppo il Vaticano non si piega.
Di tutte le prescrizioni bibliche da mettere in soffitta questa del “Crescete e moltiplicatevi” è la più urgente, eppure il papa “ecologista” dimostra nuovamente di non sentirci da questo orecchio. La politica italiana, istigata (anche) dai demografi cattolici e non, si mobilita sulla stessa linea e reagisce all’“allarme denatalità” con la tutela della vita nascente, come nella proposta di legge Romeo (S547) con altri 50 firmatari della Lega e ahimé anche Bagnai (fino ad ora) stimato economista keynesiano. Nel disegno di legge “Disposizioni per la tutela della famiglia e della vita nascente e delega al Governo per la disciplina del quoziente familiare” sono previste pressioni psicologiche nei consultori per convincere le donne a non abortire, e risolvere così l’immaginario problema del “declino delle nascite”.
Ben venga invece la diminuzione del numero di figli per donna, è anche questa una parte necessaria della decrescita, benché chiaramente non sufficiente, dal momento che il problema del rapporto società-natura non è dato dal numero di umani, ma dal sistema capitalistico che pretende la crescita delle attività umane scambiate con denaro, a detrimento del mondo naturale e delle condizioni in cui la classe lavoratrice presta la sua opera.
La contraccezione, e l’aborto come rimedio ai suoi fallimenti (o agli azzardi spesso risultanti da un’asimmetria di potere nella coppia per cui l’uomo non vuole usare contraccezione e la donna ne paga le conseguenze), sono parte necessaria del principio della procreazione responsabile, cioè del mettere al mondo figli che siano voluti ed amati. Non sono invece bersagli da eliminare per ottenere un’artificiosa crescita della popolazione vista come rimedio alle crisi del sistema economico capitalista, o per ottenere la restaurazione della considerazione delle donne come esseri di servizio, dotate di una “funzione riproduttiva” (per esempio Livi Bacci e altri demografi: La popolazione italiana dal Medioevo a oggi, p. 106) da utilizzare a prescindere dalla loro volontà.

Analisi del dibattito sulle unioni civili

23 Giugno 2018 Posted by webmater

Dio lo vuole!

22 Giugno 2018 Posted by webmater

Alcune considerazioni sulla serata di conoscenza delle portatrici (come vengono chiamate) organizzata da Famiglie Arcobaleno a Milano

 

Palco interamente femminile. Donne che in California hanno intrapreso una gravidanza per poi consegnare i neonati ai committenti lavorando per la stessa agenzia raccontano perché l’hanno fatto. Domande su come si sono sentite in vari momenti. Una è convinta di non essere la madre perché il materiale genetico non era suo, poi dice che ha chiesto di non vedere i neonati dopo il cesareo, di tenerli lontani almeno per qualche ora – non voleva vederli, non voleva sentirli piangere.

L’altra dichiara che quando è rimasta incinta è andata in shock (“I was shocked”), poi scoppia a piangere mentre racconta di come l’hanno presa i suoi altri figli. Il frame interpretativo della conduttrice e delle altre donne sul palco agisce per normalizzare: “È stanca per il viaggio”. Applausi.

Ma su quel palco ci dovevano stare i committenti, a sentire sulla loro pelle (ma non sarebbe calato nelle loro viscere…) il peso delle domande: “Perché l’avete fatto? Come vi è venuta questa idea? Quando avete deciso di far fare la Gpa a una donna? A quale donna, come l’avete scelta? Non avete mai avuto dubbi? Cosa ne pensano i vostri amici, i vostri familiari? Che cosa avete provato quando i neonati sono stati separati dalla donna che li ha messi al mondo? Ma il denaro? Quanti soldi avete speso, da dove vengono, a chi li avete dati?”

Magari domande fatte da altri uomini: questa faccenda è a loro beneficio, perché è a beneficio di chi non può partorire. Qualche donna vorrebbe avere figli ma non riesce a farli, però nessun uomo può farli – chi è quindi il principale interessato? E in California infatti tutti possono mettere sotto contratto una madre a pagamento, anche uomini singoli, anche mettendo sotto contratto più donne, anche se privi di sperma vitale, che legalmente può essere comprato e usato nella surrogazione con ovuli acquistati, decidendo loro su eventuali aborti (chiamati “riduzioni embrionali”) e – nel contratto standard – su alimentazione, viaggi, sigarette, caffeina etc etc, e se disobbedisci paghi penale, lo controlliamo con gli esami del sangue. Chiara Lalli, che pure difende la possibilità legale di abortire su richiesta delle interessate, non si turba per il fatto che queste donne firmano contratti – cui nella loro ingenuità non danno nessuna importanza – accettando che la decisione di abortire sia dei committenti contro la stessa Costituzione degli Stati Uniti. Non risponde alla mia domanda su come faccia a incarnare questo paradosso. Poi mi dicono che la bioeticista scrive che non ha nulla in contrario al commercio di neonati – francamente mi sfugge la parte “etica” (in “bioetica”) in quest’altro paradosso che Lalli incarna.

E a queste domande chissà se anche i padri di Famiglie Arcobaleno avrebbero risposto, come ha fatto una delle donne che – in aggiunta a fare figli per uomini che le hanno pagate – sono state pure date in pasto al pubblico come testimonial della surrogazione di maternità felice: “È Dio che l’ha voluto. Se non fosse stato giusto, Dio non mi avrebbe permesso di farlo”. La politica ridotta a fede.

La questione generale su cui si sono sottoposte al giudizio del pubblico ierisera secondo le intenzioni degli organizzatori, cioè se siano donne “libere e autodeterminate”, è profondamente sbagliata. Perché in Italia non mancano certo donne libere e autodeterminate. Quello che manca qui è la possibilità legale di commissionare, comprare e vendere neonati, costringendo le madri – firmatarie di un contratto per fede, per disperazione, per bisogno, per altruismo, per follia, per innamoramento o amore e quant’altro, ma alla legge che importa? parliamo di diritto, non di psicologia – a separarsi dai neonati con la forza della legge, anche se non lo vogliono più come Melissa Cook e le altre che stanno ricorrendo alla Corte Suprema degli Stati Uniti, dopo che la corte di Appello californiana ha detto loro che il contratto è valido, quindi che vogliono ora? I figli non sono mica loro ma di chi glieli ha commissionati: è a loro che quel contratto ha dato la garanzia della consegna, e il buon andamento del mercato negli Usa non va mai disturbato. (Spero che la Corte Suprema presto ristabilisca i diritti umani in California.)

Non è l’esperienza di Vanessa contro quella di Tizia e Caia: è un mutamento profondo del diritto e dei criteri della convivenza civile. Perché quel contratto, così poco importante, quei soldi così poco decisivi ma che pure hai ricevuto e non l’avresti fatto senza, se sgarri verranno fatti valere per separarti da tuo figlio. Come appunto è successo a Melissa Cook e alle molte altre che i figli che hanno fatto nemmeno li hanno potuti vedere.

***

(Butto giù note preliminari, vorrei farne un articolo più lungo con le citazioni precise di quanto si è detto ierisera. È stata una serata importante che dovrebbe aprire gli occhi a molti, ma soprattutto a molte, anche nei confronti del Pd: “l’onda nera che rischia di travolgere i diritti” ha detto un suo esponente – mentre è stato il suo partito ad approvare il Jobs act facendo a pezzi il diritto del lavoro, la Buona scuola aziendalizzando l’istruzione, e provate ad ammalarvi per toccare con mano che cosa è diventata la sanità pubblica in Italia: impossibile prendere appuntamenti, ticket che costano quanto le prestazioni. Concedo invece che le pensioni retributive hanno collaborato in molti a togliercele.

Si parva licet, va notata anche la neolingua: alla potenziale surrogata è stata presentata la coppia di papà – di cui ha dichiarato di essersi all’istante innamorata: “I fell in love with them”. L’agenzia che l’ha messa al lavoro a produrre neonati è scomparsa dal quadretto, è solo lo sfondo spaziale in cui questo innamoramento è avvenuto. Che coincidenza, buffa la vita! L’agenzia potrebbe avere un ruolo anche nel fatto che le portatrici felici che ci hanno presentato – una per coppia etero non pervenuta – stranamente non vengono dal Canada “altruistico” ma proprio dalla California. Ah, non chiamatelo contratto, è un “accordo”. E Louise Brown è “nata da provetta”. La neolingua avanza.

Infine: a me sinceramente dispiace scrivere delle vite di altri e altre che potrebbero essere feriti dalle mie parole perché vedono una loro realtà da cui cercano di tenere lontane certe crudezze come i soldi, i contratti, i neonati staccati dalla loro mamma, ma non sono io a metterli in piazza e a piazzare le loro storie sui palchi. Ciò che è in gioco è una questione politica, filosofica, civile: che cos’è la maternità (infatti la serata era sulle “Nuove maternità”), che cosa lega genitori e figli, se è consentito (doveroso per contratto!) allontanare i neonati dalla madre, se si può fare uso del corpo delle donne in questa o nelle molte altre maniere che il movimento Lgbt attualmente vuole introdurre sotto la maschera di pretesi “diritti”: il “diritto al figlio”, il “diritto al sesso”, il “diritto a scegliere il proprio sesso” che avalla il rifiuto delle ragazzine di crescere diventando donne in una società misogina – a beneficio delle case farmaceutiche che producono ormoni e accrescendo il potere dei medici “specialisti del genere”. Sono questioni pubbliche, dibatterne è un dovere. Ringrazio anche le donne di Famiglie Arcobaleno che alla fine della presentazione si sono fermate a discutere con me, in modo pacato, vero, rispettoso. Spero ci saranno molte altre occasioni come questa.)

Su Paginauno: critica a un punto dei programmi dei Pride

21 Giugno 2018 Posted by webmater

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Terzo articolo su Paginaunohttp://www.rivistapaginauno.it/ (gli altri nei numeri 56 e 57): “I trans-umanisti e i mercanti di ormoni”, pp. 18-25.

Articolo su Paginauno

16 Febbraio 2018 Posted by webmater

Il Movimento LGBT e la maternità surrogata: corpi in vendita o resistenza alla mercificazione?

è uscito su Paginauno, si può scaricare il pdf

http://www.rivistapaginauno.it/