Nud* alla Mecca

16 aprile 2011 Posted by admin

Dal numero 6 di XXD

La biciclettata mondiale nuda!” grida Jeff, un aficionado del nudo alla Massa critica dell’ultimo venerdì del mese, quando indossa solo un boa piumato. “Solo a dicembre non ce l’ho fatta a spogliarmi per il freddo”, mi racconta. È l’indiscusso leader dell’appuntamento specificamente mirato ad attraversare la città in bici “come mamma ci ha fatti”. Non è obbligatorio, ma la maggior parte gradisce e si toglie i vestiti.
È un’iniziativa verde, con l’invito a usare l’unico veicolo a emissioni zero, la bicicletta, e accettare questa parte della nostra natura animale: il piacere  di sentire il sole sulla pelle e l’assenza di vergogna per il corpo. “Quest’anno ci siamo moltiplicati, l’anno scorso l’abbiamo fatto per la prima volta, con un percorso prestabilito al contrario della massa critica che sciama per la città decidendo di volta in volta la meta. L’anno scorso eravamo in dodici, sei nudi e sei no”. Un centinaio di partecipanti ci scorazzano intorno, pedalando con diversi gradi di nudità, ma i più completamente senza vestiti. Promette bene per il prossimo appuntamento: il 20 aprile, Giorno della Terra. Le donne sono in forte minoranza, alcune sono nude ma si coprono il viso. Il motivo? “Ci sono troppi fotografi. La gente non sa più vivere nel momento”, “Non voglio farmi riconoscere con le Nike”.
Commenta un passante: “È come l’Islam. Solo, al contrario”. La reazione degli astanti è esilarata. Colpi di clacson e grida “Siete grandi!” Solo a qualche bambino i genitori coprono gli occhi (ma non ci sono scene sessuali…), qualche fidanzata (dall’aspetto sono turisti venuti da lontano) molla un ceffone al ragazzo che vorrebbe fotografare. Presente alla biciclettata anche Gypsy Taub, che fa pubblicità al suo blog dove, nuda, intervista uomini e donne più o meno celebri e altrettanto nudi che parlano di argomenti scomodi, come l’educazione sessuale per i minori. Si scrive col rossetto sulla coscia l’indirizzo www.mynakedtruth.tv.

“A San Francisco non vediamo l’ora di toglierci i vestiti”, mi dice una partecipante alla biciclettata. Ed è vero – persino per le lesbiche! Nell’ultimo mese tra San Francisco e Oakland – dall’altra parte della baia, un luogo ad altissima concentrazione queer – ci sono stati almeno tre spettacoli di burlesque fatti da donne, e anche trans ftm, per un pubblico queer. Il primo cui ho assistito è di una donna parecchio grassa e parecchio tatuata che porta in scena un’enorme vagina “parlante”: era il pupazzone a fare il lip-synch a un pezzo soul mentre la sua portatrice lentamente e comicamente (effetto voluto!) si spoglia. Anna Conda, la drag queen che conduce la serata, commenta: “Mi procurerà un bel po’ di incubi stanotte…”
Inventarsi un personaggio (la sirenetta, il gentleman dei film anni 40, la pirata), scegliere una canzone (dai Muse a Frank Sinatra a canzoni inventate per l’occasione…), studiarsi le mosse per togliersi i vestiti (il più bizzarri possibile) in modo sensuale ma anche divertente, sorprendente (come le calze a rete indossate da un trans ftm operato, con le x nere sui capezzoli – scelta fatta anche da un drag king barbuto) è un hobby molto diffuso, e significa non oggettivazione standardizzata del proprio corpo, ma espressione libera di sé, sperimentazione del potere che dà il palcoscenico, anche quello di seduzione di corpi veri, con tutta la loro varietà di altezze, grossezze, sproporzioni varie, gradi di bellezza e di bruttezza.
Indipendentemente dal grado di bellezza, uomini nudi del Free Body Culture passeggiano per San Francisco, si bevono una birra fuori e dentro i locali. “In un posto ci hanno fermati perché eravamo in troppi. Hanno spiegato che uno o due nudi possono andare, ma un intero gruppo no”. Un reporter del giornale di quartiere gratuito Castro Courier, J. Dean Woodbury, ha deciso di esplorare la questione, ma prima di scendere in strada nudo ha chiamato la polizia. Il sergente Chuck Limbert ha dichiarato: “Ci chiamano tutte le settimane, ogni genere di persona, per questioni legate alla nudità, ma è raro che facciamo una denuncia. Trovo che sia molto più utile parlare con le due parti e arrivare a un accordo. Alla fine si tratta più di aprire un dialogo che accusare la gente di un reato minore.
Qualche volta non è nemmeno un problema di nudità ma di igiene: la gente si lamenta dei tipi che si siedono nudi sulle panchine a Jane Warner plaza”. Woodbury nota che queste scene non accadono in altre parti della città ma solo a Castro, e da anni. Solo ora sono però diventate oggetto di controversia, probabilmente perché il quartiere è abitato sempre più da famiglie, comprese quelle gay e lesbiche, che non vogliono che i figli guardino uomini nudi che passeggiano per strada. Ed ecco il report del reporter: “Camminando per il quartiere gay con nulla se non le mie scarpe da tennis, ho avuto l’impressione che alla maggior parte delle persone non importasse molto. Ho avuto un po’ di fischi e di occhiate stupite, ma per la maggior parte del tempo sembrava il vestito nuovo dell’imperatore. Non molti volevano parlare con un giornalista nudo”, ma alla fine ha trovato la drag queen Thirsty Alley, che ha dichiarato: “Mi sento molto offesa in realtà da quelli che passeggiano in tuta da ginnastica e ciabatte.
Mandano il messaggio ‘non mene frega nulla di come appaio’, mentre una persona nuda probabilmente ci ha riflettuto almeno un pochino prima di apparire così. L’apatia è così poco attraente…” Nelle guide per i turisti Culture Shock si legge che in molte città è normale vedere due persone dello stesso sesso che si baciano. Dovrebbero aggiornarla con le scene di nudità. Certo, non si salverà il pianeta con il nudismo, ma il divertimento è garantito.

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