SORELLE D’ITALIA

di Stefania Doglioli (xxd 6, aprile 2011)
I “150 anni” celebrano l’invisibilità della donna. Si festeggia questa grande impresa di uomini e ci si dimentica che c’erano anche le donne, destinate a partorire solo i novelli cittadini italiani – e mai arresesi a tal fato. Una delle tre principali mostre dedicate all’evento è a Torino e si intitola Fare gli italiani, e da qualsiasi punto la si veda non si può esserne contente. Nel comunicato stampa si legge “All’inaugurazione erano presenti, oltre al sindaco C., al presidente della Provincia Antonio S. e agli assessori regionali, Michele C. e Massimo G., i tre curatori della prestigiosa rassegna: Riccardo L., Giovanni De L., Walter B. ed Enzo B. G.. A fare da madrina, Miss Italia 2010”. Contate gli uomini e vedete chi è l’unica donna, una madre e per di più piccolina, forse perché miss e non signora. Si organizzano in tutta Italia iniziative come Uomini, luoghi e segni del risorgimento in Calabria, a passeggio con la storia. Si passeggia anche a Roma con Il risorgimento a Roma. Uomini, luoghi, eventi, e in Piemonte uno dei principali bandi di finanziamento era titolato Uomini e luoghi del risorgimento, dove non sono stati selezionati progetti sulle donne – e in effetti dal titolo avremmo dovuto capirlo. Potrei andare avanti ancora a lungo. L’Italia, con l’inconsapevole senso dell’ironia che spesso la contraddistingue, decide di celebrare l’evento trasmettendo il Nabucco, la cui protagonista femminile si chiama Abigaille, un schiava sanguinaria usurpatrice di troni, il cui nome significa “Il padre si rallegra”, e che dopo il 1613 grazie a una commedia, The scornful lady, venne usato nello slang per indicare le serve Cantiamo tutt* insieme le perfide serve d’Italia! La diretta televisiva dei festeggiamenti che il paese dedica all’evento ha anch’essa una madrina, la Sofia Loren (e qui non infieriamo), ed è condotta da Baudo e Vespa, sul palco si alternano Frizzi, Morandi, Vecchioni e Giannini, giusto per non dimenticarsi che le donne non c’entrano nulla in tutto questo e comincio ad esserne orgogliosa. Gli uffici stampa che promuovono i festeggiamenti ignorano il linguaggio inclusivo e si legge quindi esclusivamente di cittadini e sudditi, e in questo caso me ne rallegro, ma fa un po’ impressione. Eppure in questi 150 anni l’Italia è stata costruita anche grazie all’impegno sociale, civile e politico delle donne. Ignorandolo si tengono le donne lontane della sfera pubblica, vero ambito della cittadinanza fino a quando non riusciremo a riformarne il senso. Siamo state durante il risorgimento viaggiatrici, artiste, combattenti, imprenditrici, letterate, cospiratrici, corrispondenti, studiose, siamo state capaci di una straordinaria libertà, ma veniamo ricordate solo come madri e mogli. Serve. Queste celebrazioni concorrono a rafforzare l’immagine di inferiorità delle donne semplicemente cancellandole o sminuendole, umiliandole. Contro la sudditanza e l’invisibilità c’è prima di tutto l’autorappresentazione: valorizziamo le figure, le esperienze e le eredità che le donne ci hanno lasciato. I tredici punti del programma di Anna Maria Mozzoni, pubblicato nel 1864, non sono ancora tutti realizzati, c’è da lavorare. Buon lavoro e buona Italia, che accidenti, è l’unica donna al centro dei festeggiament

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