IMPUGNARE I LICENZIAMENTI: PROROGA A FINE ANNO

di Prima Maggio. (xxd 6, aprile 2011)
LE RIFORME DELLE LEGGI CHE REGOLANO I RAPPORTI DI LAVORO CONTINUANO A PROPORRE NORME CHE SVUOTANO DI SIGNIFICATO L’ARTICOLO 1 DELLA COSTITUZIONE: “L’ITALIA È UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA, FONDATA SUL LAVORO”
Lavoravi con un contratto precario e ti hanno licenziato? Hai sessanta giorni per ricorrere. Ti hanno licenziato prima del 24 novembre 2010, quando è entrato in vigore il nuovo Collegato lavoro? Allora dovevi presentare ricorso entro il 23 gennaio 2011 (ai sensi dell’articolo 32). Sessanta giorni passati veloci, con i sindacati e le associazioni dei precari che cercavano di informare gli interessati, contrariamente al sito del governo che non ne faceva per niente pubblicità. Non l’hai saputo e non sei riuscito a fare ricorso? Grazie a una modifica dell’opposizione al cosiddetto Decreto milleproroghe, in vigore dal 26 febbraio 2011, si riaprono i termini fino al 31 dicembre 2011: ma lo slittamento della data per l’impugnazione del licenziamento è circondata da sinistre interpretazioni sulla sua attuabilità per il fatto che sarebbero sbagliati i riferimenti normativi. Comunque, entro il 23 gennaio sono stati già presentati circa 10.000 ricorsi individuali per anomale modalità di scadenza e interruzione dei contratti atipici (a termine, collaborazioni a progetto, somministrazione etc), anche nei casi di allontanamento verbale dal posto di lavoro. Però il giudice, anche quando darà ragione al lavoratore sulla mancata conversione del contratto a tempo determinato, non potrà più imporre la riassunzione ma solo il pagamento per il datore di un’indennità sostitutiva inclusa fra le 2,5 e le 12 mensilità. Proprio sulla questione dell’esiguo risarcimento previsto, un’ordinanza del tribunale di Trani del 20 dicembre 2010 ha rinviato alla Corte costituzionale proprio l’art. 32 del collegato lavoro. Nel corso di un processo tra un precario e le poste italiane, il giudice del lavoro ha ritenuto di segnalare alla consulta la violazione degli articoli 3, 11, 24, 101, 102, 11 e 117 della Costituzione. E intanto, sul sito di Codacons si promuovono due class action. Una gratuita dei precari della scuola per l’assunzione a tempo indeterminato in riferimento alla direttiva dell’unione europea 1999/70/CE, un accordo quadro sul lavoro a tempo determinato tra le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori a livello comunitario che ha l’obiettivo di definire principi generali e requisiti minimi e parità di trattamento tra contratti e termine e no. Ci sono già state in proposito delle sentenza favorevoli del Giudice del lavoro di Siena. L’altra invita i 36.000 professori a contratto che hanno ricevuto incarichi presso le università, svolgendo in sostanza tutti i compiti di un professore di ruolo ma percependo in cambio un compenso notevolmente basso senza neppure il riconoscimento dei diritti previdenziali, a partecipare a un’altra class action contro il Miur al fine di raggiungere i compensi almeno dei ricercatori universitari con gli interessi e la rivalutazione. Aspettiamo le sentenze, resistendo alla retorica dominante che vuole convincere disoccupati e lavoratori che la flessibilità è una cosa bellissima, il precariato una cosa normale del mercato ‘libero’ del lavoro e i contratti a tempo indeterminato straordinari anzi obsoleti

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