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E anche uova naturalmente. Benvenuti in Italia, laboratorio all’avanguardia negli esperimenti genetici! https://www.izsvenezie.it/influenza-aviaria-piano-pilota-vaccinazione-allevamenti/. Così ne scrive il Patto internazionale per la salute: Facciamo chiarezza. Condividiamo il pensiero espresso in questo documento:Oltre la Molecola: Le Due Scienze di Fronte all’Emergenza Aviaria di Paola Persichetti – Presidente […]

12 giugno a Vooduro: Paradiso

Israele e Gaza

Dal Pungolo Rosso due importanti articoli

Quarant’anni e un giorno

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Lettera di Athena-Forum sulla Risoluzione sulla strategia dell’UE per la parità di genere del Parlamento europeo (15 novembre 2025)

Athena-Forum prende atto dell’adozione, il 13 novembre 2025, della risoluzione del Parlamento europeo sulla futura strategia dell’UE per la parità di genere 2026-2030. Tale risoluzione definisce la posizione del Parlamento sulla nuova strategia, un quadro politico quinquennale sui diritti delle donne attualmente in fase di elaborazione da parte della Commissione europea, e delinea le priorità che il Parlamento si aspetta di vedere riflesse in essa.

In qualità di organo legislativo [beh, al massimo co-legislativo… dd], il Parlamento ha la responsabilità di garantire che i testi che adotta siano coerenti, giuridicamente validi e basati su una comprensione accurata dei documenti a cui fanno riferimento. La risoluzione evidenzia elementi importanti, tra cui la portata della violenza contro le donne, la natura sistemica dello sfruttamento sessuale, la natura dannosa della maternità surrogata, le persistenti disparità nell’assistenza sanitaria alle donne, nell’accesso delle donne all’aborto e nella discriminazione sul lavoro, e altri.

Tuttavia, nonostante questi aspetti importanti, la risoluzione contiene contraddizioni significative, incongruenze giuridiche, ambiguità concettuali e aree di disallineamento con il diritto dell’UE. Queste debolezze rivelano una mancata applicazione del livello di controllo che ci si dovrebbe aspettare dal Parlamento.

Le aree di preoccupazione sono:

L’omissione del sesso come caratteristica protetta

La risoluzione cita i trattati dell’UE e la Carta dei diritti fondamentali, ma evita costantemente il

fondamento protetto del sesso, sostituendolo con il genere, anche se il sesso è la base giuridica per la parità tra donne e uomini. Questa omissione mina la risoluzione nel suo fondamento nel diritto primario dell’UE e oscura la natura della discriminazione basata sul sesso.

Il riferimento ai principi di Yogyakarta

La risoluzione invoca i Principi di Yogyakarta e i Principi di Yogyakarta +10, che esplicitamente sostengono l’eliminazione del sesso come categoria giuridica e approvano pratiche in conflitto con gli obblighi dell’UE e gli standard internazionali in materia di diritti umani. La loro inclusione solleva una seria questione circa la possibilità che i deputati europei che sostengono la risoluzione abbiano esaminato questi documenti o compreso le loro implicazioni, dato il significativo conflitto tra i Principi e i quadri normativi consolidati dell’UE e internazionali per la protezione delle donne.

La fusione forzata delle donne con la categoria “LGBTIQ+”

La risoluzione tratta la discriminazione contro le donne e la discriminazione contro l’ampia categoria “LGBTIQ+” come intrinsecamente connesse, quasi come un unico problema. Questo collegamento è falso. L’ombrello “LGBTIQ+” è una costruzione pensata dagli attivisti che mette in un unico calderone gruppi distinti e spesso in conflitto tra loro, compresi i casi in cui gli interessi delle lesbiche divergono nettamente da quelli degli uomini che si identificano come transgender. Trattare questi gruppi come un’unica categoria oscura la discriminazione contro le donne come gruppo basato sul sesso, mina le protezioni per le lesbiche e travisa la natura dei danni implicati.

Le contraddizioni sulla maternità surrogata

La risoluzione condanna la maternità surrogata come sfruttamento riproduttivo, citando al contempo i Principi di Yogyakarta +10, un manifesto attivista che promuove e normalizza la maternità surrogata (Principio 24 (k), “in relazione al diritto di fondare una famiglia”). Inoltre, si riferisce positivamente alla proposta di regolamento sulla genitorialità transfrontaliera della Commissione europea, che include esplicitamente la maternità surrogata nel suo ambito di applicazione e obbliga gli Stati membri a riconoscere la genitorialità stabilita in un altro Stato membro quando il bambino è stato ottenuto tramite maternità surrogata. La risoluzione approva quindi una proposta legislativa che normalizza i risultati della maternità surrogata, mentre allo stesso tempo dichiara che la maternità surrogata è una pratica dannosa.

L’erratafusione della salute e diritti sessuali e riproduttivi delle donne con gli interventi medici sull’identità di genere

La risoluzione affianca la salute e i diritti sessuali e riproduttivi delle donne alla “terapia di affermazione del genere”, sebbene si tratti di ambiti non correlati. I diritti sessuali e riproduttivi delle donne si basano sulla protezione dell’integrità fisica sancita dalla Carta dell’UE, mentre gli interventi medici relativi all’identità di genere, che includono sterilizzazione, trattamenti ormonali irreversibili e interventi chirurgici, comportano violazioni di tale integrità. Queste procedure comportano rischi medici documentati, mancano di prove a lungo termine e colpiscono in modo sproporzionato le giovani donne, le lesbiche e i giovani gay. Inoltre rafforzano gli stereotipi di genere, contraddicendo l’obiettivo dichiarato della risoluzione di eliminare gli stereotipi per promuovere l’uguaglianza delle donne.

L’applicazione selettiva del principio “non nuocere”

La risoluzione applica il principio “non nuocere” ai finanziamenti dell’UE per i cosiddetti progetti “anti-gender”, ma non lo estende ad aree in cui il danno è ben documentato, come la medicalizzazione delle ragazze non conformi al genere, comprese le giovani lesbiche e le ragazze con autismo; gli interventi che violano l’integrità fisica; o le pratiche educative e cliniche che mancano di prove scientifiche. Allo stesso tempo, le professioniste femministe, impegnate nella tutela e critiche nei confronti del genere non ricevono alcun riconoscimento né sostegno. Questo uso unilaterale e selettivo del principio “non nuocere” si discosta dall’elaborazione di politiche basate su dati concreti e non riesce a proteggere i gruppi più a rischio.

La definizione imprecisa di femminicidio

La risoluzione definisce il femminicidio come “l’uccisione di una donna o di una ragazza a causa del suo genere”. Nel diritto internazionale, il termine “genere” si riferisce a stereotipi socialmente costruiti. Tuttavia, le donne vengono uccise perché sono donne, indipendentemente dal fatto che si conformino a tali stereotipi o li sfidino. Sostituire il sesso con il “genere” porta a una diagnosi errata del femminicidio, distoglie l’attenzione dalle relazioni di potere basate sul sesso e rischia di distorcere la registrazione statistica e l’analisi della violenza contro le donne.

La richiesta di includere la violenza di genere nell’elenco dei reati europei

La risoluzione chiede l’inclusione della “violenza di genere” nell’elenco dei reati europei di cui all’articolo 83, paragrafo 1, del TFUE. Il Parlamento ha precedentemente definito la violenza di genere in modo da includere la violenza basata sull’identità di genere, l’espressione di genere e le caratteristiche sessuali. In base a tale definizione, la categoria si applica a chiunque, indipendentemente dal sesso, e non coglie che la violenza maschile contro le donne è basata sul sesso. Questo approccio rimuove il ruolo centrale del sesso nella comprensione della violenza, diluisce i dati suddivisi per sesso e oscura l’analisi del potere maschile e della disuguaglianza. Su questa base, aggiungere la violenza di genere come reato europeo rischia di indebolire, anziché rafforzare, le tutele per le donne.

Queste incongruenze rivelano una grave mancanza di esame degli atti legislativi, dei documenti internazionali e dei quadri concettuali citati nella risoluzione. L’adozione di un testo con elementi che si escludono a vicenda e concettualmente errati incorpora posizioni che rischiano di indirizzare in modo errato lo sviluppo legislativo futuro, erodendo le protezioni basate sul sesso e producendo risultati che danneggiano le donne e le ragazze.

Un’efficace elaborazione delle politiche richiede un rigoroso esame dei materiali di riferimento e un costante allineamento con la realtà giuridica e con l’obbligo dell’UE di garantire la parità tra donne e uomini.

Maggiori informazioni: athena-forum.eu.

Scarica in formato ODT

Paradiso

È uscito Paradiso: https://iqdbcasaeditrice.blogspot.com/2026/01/paradiso-di-dana-ghetilieri.htmlL’Inferno è tecnologico, il Paradiso è reale: Dana Ghetilieri riscrive la distopia in versiCon “PARADISO”, edito da I Quaderni del Bardo, l’autrice firma un poema epico che sfida il transumanesimo, l’intelligenza artificiale e la mercificazione dell’umano.LECCE gennaio 2026 – In un panorama letterario spesso […]

Cosa è successo nel 2020?

Un agile libretto per comprendere, senza tanti giri di parole, perché ci hanno chiusi in casa e ricattati con il green pass https://asterios.it/catalogo/che-cosa-e-successo-nel-2020

IL dott. Mike Yeadon sul covidismo

…che ritiene essere un deliberato attacco alla nostra salute, alla capacità riproduttiva e alla stessa vita, tramite i cosiddetti vaccini. In inglese

L’orrore imperialista a Gaza

Qui, tradotto da Ugo Bardi, un discorso di Francesca Albanese a Bogotà per la riunione del Gruppo dell’Aia: https://ugobardi.substack.com/p/il-discorso-di-francesca-albanese E qui il suo rapporto all’ONU: https://www.un.org/unispal/document/a-hrc-59-23-from-economy-of-occupation-to-economy-of-genocide-report-special-rapporteur-francesca-albanese-palestine-2025/

Big Pharma, Big Tech e le identità sessuali sintetiche

di Jennifer Bilek L’articolo più importante per comprendere i termini della questione “gender”, e capire meglio dove schierarsi (se si hanno interessi nell’industria farmaceutica o digitale, o si è convinti transumanisti, Bilek non farà cambiare idea). Scarica e leggi in italiano

Vai al corteo dell’8 marzo?

Ecco un’utile lettura!

Lettera aperta a chi manifesterà l’8 marzo 2025

L’8 marzo accomuna da più di un secolo chi vuole la libertà delle donne, quindi ci sentiamo coinvolte in questa data. Da alcuni anni, tuttavia, proviamo sconcerto per l’uso di parole neutre a base di asterischi: come può essere celebrata la giornata delle donne, se si rifiuta la parola “donna”? E l’estetica truce dei cortei, con i fumogeni e a volto coperto, non fa pensare al femminismo che è conflittuale, ma non violento. La rivoluzione delle donne è e rimane nonviolenta, fa leva sulla presa di coscienza soggettiva e sul partire da sé.

In Italia i temi dell’8 marzo ormai classificano l’umanità in base al grado di oppressione. Può sembrare un modo solidale di fare giustizia, di non lasciare indietro nessuno e di dare priorità ai bisogni più gravi, ma così si ricalcano conflitti che oppongono storicamente tra loro gruppi di uomini, non si mettono al centro le donne. Tutte siamo state educate ai valori universali che fanno apparire insufficiente occuparsi di una parte invece che di tutti e siamo state abituate a mettere gli altri prima di noi: sarà questo che fa considerare riduttivo il femminismo se non si fonde nelle lotte a favore di altri? Si propone allora un femminismo del 99% in marcia contro l’1% dei privilegiati, ma in questo magma proprio le donne rischiano di scomparire.

In questa Lettera aperta mettiamo a fuoco alcuni concetti per aprire una discussione, da tempo soffocata.

Donna

Monique Wittig definiva “donna” l’adulta destinata alla relazione con l’uomo, accuditiva e subalterna, madre dei figli di lui, e concludeva provocatoriamente che le lesbiche non sono donne, ma non intendeva dire che le lesbiche sono trans, bensì che si sottraevano a quanto previsto per loro dal patto sociale. Noi definiamo donna “un’adulta umana di sesso femminile”: essere donna non è un sentimento, ma un dato di realtà.

In ogni parte dei paesi del mondo, è il nascere donna che espone a un pesante fardello di obblighi, limitazioni e violenze. Il femminismo ci ha insegnato l’amore femminile per la madre, che la genealogia maschile ci spinge a negare.

Il nuovo linguaggio neutro che cancella la nostra esistenza con simboli astrusi (asterischi, schwa, chiocciole) non tiene conto della forza delle relazioni tra donne di ogni età, fatte di riconoscimento reciproco e anche di gratitudine.

Sesso e genere

Il movimento delle donne e delle lesbiche si è ribellato fin dalle origini alle norme tradizionali di genere che ci vogliono graziose e disponibili, combattendo i ruoli patriarcali cristallizzati (i generi). Siamo favorevoli a tutte le più varie espressioni di genere e sappiamo che spesso quelle trasgressive aiutano a decostruire la fissità dei generi, tuttavia il sesso è la biologia del nostro corpo. Negli umani ci sono solo due sessi, il maschio e la femmina – gli intersessuali sono eccezioni, non rappresentano tanti altri sessi, ma semplicemente un diverso sviluppo e una diversa combinazione dei caratteri femminili e maschili. Per inciso, gli intersessuali chiedono giustamente di non subire fino alla maggiore età interventi chirurgici miranti a stabilirne arbitrariamente il sesso, accettando solo quelli necessari per la salute, perché nessun corpo sano andrebbe mutilato.

Anche i generi sono due, perché corrispondono alle norme culturali che gli uomini hanno imposto alle donne e a sé stessi per mantenere il loro potere. Liberandoci dal genere, cioè da quanto ci viene imposto spacciandolo per “naturale per una donna”, contribuiamo a produrre nuovi rapporti sociali più giusti per tutti oltre che per tutte.

Transgenere

Trans-misoginia, trans-cidi, trans-femminismo sono concetti che sovrascrivono misoginia, femminicidi, femminismo. Le sinistre da sempre difendono i vulnerabili e sembrano oggi dare centralità ai corpi trans, denunciano ad esempio le leggi che non li includono negli sport femminili. Ma chi si cura del diritto delle atlete a competizioni giuste? Vincere un torneo è il traguardo di chi fa sport e comporta premi e borse di studio. Perché le donne dovrebbero privarsene a favore di persone trans? Essere solidali non è essere sacrificali.

In Italia una legge sul cambio di sesso è già disponibile per le persone che ne hanno bisogno. Il movimento omosessuale si è battuto contro le terapie di conversione, ma ora vediamo con orrore tante adolescenti e perfino preadolescenti che non si conformano alle norme di genere (come parecchie di noi da piccole) chiedere di essere convertite in “uomini” a suon di farmaci, senza che si dica loro che cambiare sesso è impossibile e che se continuano su quella strada saranno medicalizzate a vita, e senza tener conto delle e dei detransitioner, persone trans pentite che adesso cercano di tornare indietro da interventi irreversibili.

Inclusione

È una bella parola, inclusione. Sembra aprire nuovi orizzonti di uguaglianza e amicizia, ma purtroppo le sue conseguenze non sono sempre così positive. Le soggettività hanno bisogno di spazi autonomi, senza uno spazio tutto per noi non sarebbe esistito il femminismo né il movimento lesbico, come altri movimenti di liberazione.

Nel 2023, in nome dell’inclusione, associazioni femminili come UDI e ArciLesbica sono state messe di fronte a una scelta obbligata: o permettere l’iscrizione anche agli uomini, o non essere iscritte come associazioni di promozione sociale del RUNTS (registro unico nazionale del terzo settore) e declassate in una sezione diversa. Ecco cosa fa l’inclusione: per difendere il diritto di “tutti” (leggi: degli uomini) a partecipare a tutto, si discriminano le donne, il nostro diritto di associazione, di riunione, si espressione.

Prostituzione, non “lavoro sessuale”

Le donne non sono “vittime” da salvare, tuttavia il dominio maschile esiste e prevede l’avere accesso al corpo delle donne, anche tramite la prostituzione. Nel tardo capitalismo c’è un intreccio perfetto tra mercato e patriarcato. Il primo mantiene le donne povere e precarie rendendole prostituibili, il secondo tramanda attraverso la prostituzione le norme di genere che fondano la virilità sull’uso sessuale delle donne. L’industria globale del sesso è un business dagli immani profitti che riduce le donne a oggetti di consumo per gli uomini. Per questo la prostituzione non può essere chiamata “lavoro”. Farlo nasconde la violenza, l’altissima mortalità, la discriminazione e il razzismo estremi che comporta.

La prostituzione in Italia non è illegale, lo è il suo sfruttamento. Regolamentarla significherebbe assolvere i magnaccia e i trafficanti, legalizzandone gli abusi sulle donne intersezionalmente più vulnerabili: quelle provenienti da paesi poveri, da guerre, da violenze in famiglia, da disoccupazione.

Opporsi alla regolamentazione non significa essere contro le donne, ma contro gli utilizzatori e i mediatori. Prostituzione e pornografia sono per gli uomini un’autorizzazione ad abusare di tutte noi: vogliamo l’incolumità delle donne, anche in prostituzione, e percorsi di fuoriuscita per chi lo vuole.

GPA (gravidanza per altri)

Nei contratti di GPA nulla è gratuito. Trasformare la gravidanza in lavoro significa ridurre la nascita a merce, regolata da contratti imposti dai committenti. Le madri dette “portatrici” devono dissociarsi dalla gravidanza, cioè da se stesse. Seguite da psicologi, imparano a reprimere ogni legame con il nascituro. L’impianto di ovociti estranei e l’espianto di ovuli comportano rischi per la salute fisica e psicologica delle donne coinvolte.

Le difficoltà nel diventare genitori non giustificano il familismo amorale né l’uso del corpo femminile come strumento. Gli omosessuali, come avveniva in anni passati, possono accordarsi con donne solidali che ricorrerrano all’autoinseminazione o chiedere l’apertura delle adozioni, evitando il mercato riproduttivo. La GPA è un business con selezione delle gestanti, tariffari, aborti imposti e impedimento dell’allattamento. Ha analogie con la schiavitù riproduttiva e spesso sfrutta donne vulnerabili. Discutere di GPA non è odio, mentre vietarne il dibattito è autoritarismo e censura.

Omofobia e discorsi d’odio

Negli ultimi anni il termine “omofobia” è diventato onnipresente nel dibattito pubblico, rimbalzando dalle aule scolastiche alle dichiarazioni politiche, dalle proteste di piazza ai social media.

Potremmo rallegrarcene, ma è una vittoria apparente. Infatti questa parola è stata usata per etichettare ogni dissenso verso le richieste delle comunità LGBTQ+ su questioni come la gestazione per altri o la somministrazione di bloccanti della pubertà a preadolescenti. Se la parola “omofobia” viene usata per silenziare il dissenso non è più uno strumento di liberazione, ma di controllo. In particolare, le donne critiche verso quelle rivendicazioni sono accusate di fare “discorsi d’odio”. Non è diffamazione, insulto o minaccia dire

che nessun diritto passa per l’uso del corpo e delle funzioni fisiologiche altrui o lanciare l’allarme sui rischi per la salute delle donne sottoposte a gestazione per altri e per bambine e bambini trattati con i bloccanti della pubertà: non si invita a fare del male a nessuno, anzi si cerca di evitare che a qualcuno ne venga fatto. Etichettare questo come discorso “d’odio” significa voler restringere la libertà d’espressione.

Libertà

Oggi si spaccia per libertà vendere il proprio corpo, vendere/donare la creatura che si mette al mondo, il disporre del proprio corpo come di un abito intercambiabile o uno strumento inanimato separato da sé e si riduce il desiderio a quello individuale che può essere soddisfatto dal mercato. Ma possiamo parlare di libertà se una donna è pressata da necessità economiche? Se si mette a disposizione dei desideri altrui rinunciando al proprio? No, questo è il modello individualista proposto dalla forza manipolatrice di un capitalismo predatorio, che fa di esseri umani e desideri oggetti di consumo e condanna ciascuna alla solitudine.

Invece la libertà femminile guadagnata per tutte e tutti è libertà relazionale e non si afferma in astratto e in solitudine. Non vogliamo la parità con l’uomo preso a modello e misura di valore, ma la nostra soggettività libera, in un intreccio di relazioni inevitabilmente interdipendenti.

Solidali ma differenti

In conclusione, la nostra intenzione è sollevare interrogativi su una visione dell’inclusione e dei diritti che rischia di perpetuare sfruttamento e subordinazione delle donne a solo vantaggio del biomercato neoliberista. Consideriamo la mercificazione della vita come l’espressione più recente del patriarcato che vogliamo eliminare. Come femministe, crediamo che la lotta per la libertà delle donne passi prima di tutto dal riconoscimento della nostra differenza: non siamo né quello che gli uomini dicono di noi, né copie conformi degli uomini stessi. Il femminismo da sempre sfida i ruoli imposti dal patriarcato.

Ci opponiamo alla guerra e rifiutiamo l’aumento delle spese militari, vogliamo un pianeta vivo e sano, in cui l’umanità possa vivere senza stenti. Vogliamo un mondo senza razzismo e senza muri. Vogliamo lavori dignitosi e paghe eque, per produrre attività e cose utili e non distruttive, nocive o fonte di inutili sprechi.

Le nostre alleanze, la nostra solidarietà verso comunità oppresse è solidarietà di donne che sanno la forza e la durata delle loro lotte, nonostante la cancellazione tentata dalla storia ufficiale. Nessuno può chiederci un’alleanza che ci obblighi a dimenticarci di noi.

Le donne sono il soggetto del femminismo. E senza femminismo non si può porre fine alla strage di donne, a tutte le violenze e mutilazioni, alla privazione dell’istruzione delle ragazze e al furto delle proprietà intellettuali, alle paghe ridotte. Il femminismo ci restituisce a noi stesse. Solo noi possiamo costruire la nostra storia e la nostra libertà.

Mettendo al centro le relazioni politiche tra donne intendiamo trasformare tutta la civiltà, per arrivare a un mondo radicalmente diverso e migliore per tutte e tutti e non solo un po’ meno ingiusto di quello attuale.

Ilaria Baldini, Silvia Baratella, Grazia Cerulli, Alessandra De Perini, Daniela Dioguardi, Flavia Franceschini, Nuccia Gatti, Lucia Giansiracusa, Cristina Gramolini, Monica Lanfranco, Anna Merlino, Laura Minguzzi, Roberta Trucco, Roberta Vannucci, Stella Zaltieri Pirola (donne in relazione nella rete Dichiariamo)

Scomparso Arthur Firstenberg

Apprendo ora da Stop 5G di Maurizio Martucci la scomparsa di questo gigante – ma i media parlano così solo degli attori, e non di chi lo è veramente stato. Riporto la sua ultima newsletter che ho ricevuto. Personalmente uso per lo più un telefono […]

Ma orgogliosi di che?

Dennis Noel Kavanagh, un uomo gay, a proposito degli arcobaleni. Qualcuno lo faccia leggere a Judith Butler – anche se ormai dubito della sua buona fede avendo letto parti di “Chi ha paura del gender?”, in cui posa da vittima e travisa sistematicamente gli argomenti […]

Il nuovo volto del patriarcato

Il nuovo volto del patriarcato. Tutto cambia perché nulla cambi, antologia a cura di Daniela Danna, scaricabile qui e stampabile in A4

The Gender Package

Ho presentato alla conferenza della Women’s Declaration International a Londra il 1 aprile 2023 questa analisi del “pacchetto gender”: The diminished new subjects: trans minors, gestational carriers, sex workers, biohazard-humans. https://www.youtube.com/watch?v=4DHWpMCsYmg&pp=ugMICgJpdBABGAHKBRRkYW5uYSBnZW5kZXIgcGFja2FnZQ%3D%3D e questa disamina del caso italiano: https://www.youtube.com/watch?v=4DHWpMCsYmg&pp=ugMICgJpdBABGAHKBRRkYW5uYSBnZW5kZXIgcGFja2FnZQ%3D%3D

La rivoluzione democratica negli USA

Neanche Il Manifesto, vergognosamente pro Harris, se ne interessa, ma la mobilitazione per la candidatura presidenziale di Robert Kennedy Jr, avvocato, fondatore del Children’s Health Defense, e autore del libro Il vero Anthony Fauci (Byoblu 2023) ha coinvolto centinaia di migliaia di statunitensi: https://www.malone.news/p/rfk-jr-full-speech-also-as-text?utm_source=substack&utm_medium=email

é uscito Covidismo

Il mio ultimo libro, il mio compiuto dovere civico è un libreria per Transeuropa, che così lo presenta:

Il saggio “Covidismo” rappresenta un’analisi acuta e pionieristica degli eventi mondiali degli ultimi anni, offrendo una prospettiva internazionale rivelatrice e poco diffusa nella letteratura italiana. Attraverso una disamina accurata e argomentata, l’autrice presenta una visione che va oltre il mero racconto degli avvenimenti legati alla pandemia, esplorando i sottili dettagli dei postulati del ‘covidismo’ e il loro impatto sulla società contemporanea. L’analisi approfondita rivela un quadro complesso di manovre politiche e socioeconomiche, evidenziando la connessione tra l’emergenza sanitaria e il consolidamento del potere di entità multinazionali, come Big Pharma e Big Tech. L’autrice delinea con precisione la trasformazione dello stato di “emergenza covid” in un regime di “covidismo”, in cui il concetto di sicurezza biologica diviene strumento per giustificare interventi drasticamente restrittivi sulla vita sociale ed economica. Questa trattazione si rivela un’analisi illuminante sul modo in cui il potere costituito ha abbracciato tali misure per servire i propri interessi, suscitando nel pubblico l’accettazione di una narrazione predefinita. Un aspetto di particolare interesse è l’esplorazione dell’ipotesi depopolazione, che sfida le politiche demografiche attuali. L’autrice solleva interrogativi significativi e incisivi, portando il lettore a considerare la possibilità di una visione alternativa sul futuro demografico e sulle conseguenze delle attuali politiche globali. Un’opera imprescindibile per coloro che desiderano comprendere appieno il contesto attuale e il suo impatto sul futuro dell’umanità.

La pandemia della paura

E’ uscito il nuovo lavoro del politologo Kees van der Pijl, che ho curato e con mia introduzione https://www.asterios.it/catalogo/la-pandemia-della-paura

Recensione a “Dare la vita” di Michela Murgia

Murgia, queer e “gravidanza surrogata”. È uscito, postumo, Dare la vita, il libro di Michela Murgia che raccoglie le sue riflessioni su maternità, famiglia, leggi, soprattutto in relazione a quella che lei chiama “gravidanza surrogata”, di cui vorrebbe l’introduzione in Italia, a particolari condizioni come […]