UNA DONNA AL MESE – XXD 5

Non ho mai pensato a me stessa come nient’altro che femmina. Sono l’ultima di quattro sorelle, la casa era piena di ragazze, persino i cani erano due femmine. Gli uomini erano esotici, ce n’era uno solo nella mia famiglia, mio padre. Forse ero femminile per osmosi, non c’è stato questo momento in cui ho pensato di essere diversa, perché non avevo fratelli, e nella strada c’erano un sacco di ragazze, e giocavamo tra di noi, facevamo sport e saltavamo la corda. Sono cresciuta negli anni cinquanta/sessanta negli Stati Uniti in una specie di tribù di ragazze, nel mio gruppo di età eravamo solo femmine. Dunque erano loro ad essere strani, erano creature esotiche. Che cosa significa essere femmina è davvero una domanda grossa. Per me essere femmina significa essere capace di compassione, credo che le donne siano incoraggiate ad essere gentili, e i valori classici femminili sono molto sentimentali, emotivi, intuitivi, e io lo sono molto. Sono una ragazza femminile, una girlie girl, adoro le sciarpe, vestirmi bene. Ora non più di tanto, ma quando ero più giovane mi piaceva tantissimo. Essere femmina significa essere fertile, poter avere figli, non importa che poi ce li abbiamo o meno. Penso che questo influisca sul modo in cui pensiamo al sesso, anche se ora queste emozioni per me sono un po’ lontane. Noi donne sappiamo che il sesso è una roba importante. Penso che nel nostro cervello rettile noi lo sappiamo: fare sesso è fare bambini! Significa avere responsabilità, questa è l’esperienza legata al rapporto sessuale. Noi a un certo livello lo sappiamo che è importante, mentre gli uomini sono molto più casual. Noi scegliamo molto di più con chi andare a letto perché abbiamo questo potenziale di avere bambini. Non lo so, ma penso che si applichi in qualche modo anche alle relazioni lesbiche, perché abbiamo questa particolarità del cervello femminile di non voler andare semplicemente con la prima forma carina che entra nel tuo mondo, abbiamo bisogno di avere una connessione importante. Il nostro corpo calloso, il tessuto connettivo tra la parte destra e quella sinistra del cervello, è tre volte più grande che il loro. Essere una donna vuol dire esser una pensatrice globale ed avere una prospettiva che abbraccia tutto, in contrasto con l’essere particolare e focalizzato e piccolo e limitato. Gli uomini fanno cose specifiche, hanno un’erezione e sanno quello che vogliono, ma noi creiamo un mondo intero dentro di noi. Loro vogliono solo andare a divertirsi, e proseguire con l’attività successiva. Essere una donna perciò significa avere la capacità di mettere le cose nel contesto generale. Per quello che ne so, è una parte naturale del cervello femminile e della mentalità femminile, una parte della quale è espressa nel nostro cervello. Nel 1971 lavoravo in una stazione di servizio, la benzina costava poco, 26 centesimi al gallone, ed ero lì da sola e dovevo indossare una minigonna, non una supermini, ma comunque era una gonna, e poi avevo scarpe da tennis e una camicetta e una giacchetta. Prendevo i soldi dai clienti e dovevo pulire la stazione di notte dopo la chiusura, con solventi industriali. Un fine settimana ero lì di giorno, in questo ufficio a triangolo, di vetro. Non c’era nessuno, e ho visto questo ragazzino, 15-16enne in bici. Io ho continuato a fare il mio lavoro, e quando ho guardato fuori di nuovo lui era lì, la bici per terra, si è aperto la cerniera dei pantaloni, mi fissava come se mi dicesse “guardami”. Io avevo 19 anni, lui era un teenager, ed ero in questo strano acquario triangolare, c’era solo un telefono a gettoni ed era rotto. Non potevo fare nulla, ho pensato che l’unica cosa che potessi fare era ignorarlo, e così ho fatto. Ogni tanto guardavo di sottecchi, in pochi minuti se n’era andato, ma mi sono veramente sentita una donna. Ho percepito questo strano potere sessuale, quasi astratto, io ero lì, come se fossi in una teca di un museo, e lui mi guardava, e non so che altro avesse fatto oltre ad essere eccitato, e questo mi ha fatto sentire una donna. Ho sentito questo strano potere, inquietante, e mi sono sentita che quello era parte della mia consapevolezza della sessualità, che c’era gente in questo mondo che non sarebbe sempre stata gentile e amabile con me. È stato abbastanza scioccante, ero piuttosto giovane, e non avevo esperienza sessuale. Un’altra volta passeggiavo in montagna con un’amica e a un tratto è venuto giù questo tizio nudo sullo slittino, con un’erezione. Abbiamo fatto finta di niente anche lì, e poi quando è scomparso ci siamo guardate: “Ma hai visto anche tu?” Allora abbiamo riso.

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