SULLA POLITICA E OGNI ALTRA INGIUSTIZIA

di Stefania Doglioli (xxd 10, settembre 2011)
Il primo ominide di cui si abbia traccia è una “donninide”, una femmina. Si chiama Ardi e ha vissuto oltre 4,4 milioni di anni fa. Un tempo piuttosto difficile da immaginare. Un tempo che nessuno degli studi che ho fatto mi aiuta a comprendere, ma che mi affascina. Una risposta frequente a molte mie domande, fin da quando ero bambina è “non è ancora tempo”. Molte cose hanno concorso a farmi credere che il tempo sia davvero molto importante e che sia quasi la causa, indipendente da tutto il resto, di ciò che mi accade. Di ciò che ci accade. 4,4 milioni di anni però, pur non riuscendo a immaginarli veramente, mi sembrano un tempo sufficiente a rispondere a ogni cosa, a evadere ogni domanda, a soddisfare ogni curiosità, a sperimentare ogni idea, anche la più folle. Mi sembrano un tempo sufficiente a sopprimere ogni ingiustizia. E perfino ad accorgersi di ogni ingiustizia. Dopo tutto questo tempo noi moderne Ardi ci ritroviamo a essere le più esposte agli effetti della crisi, troppo poco rappresentate nei luoghi di potere, eternamente affannate nel cercare di fare ascoltare voci che emettono suoni forse a errata frequenza, mediatrici culturali di noi stesse, incapaci di riconoscerci in una lingua comune, troppo spesso timorose nell’imparare quella dei luoghi appena appena fuori dalla porta che ci è stata assegnata. Che rapporto c’è tra la cronaca e il tempo? Tra ciò che è stato fatto e ciò che possiamo fare ora? Purtroppo temo che il tempo non sia la risposta e non ci serva affatto “dar tempo al tempo”. Mi dico che non ha alcun senso continuare ad aspettare, non è ragionevole pensare che i tempi non siano pronti, tanto meno immaginare che il futuro sarà la scena sulla quale si avvereranno i nostri desideri. Gli infiniti atti mancati della storia delle donne, così come i suoi ricorsi e i suoi ostacoli, pieni di paradossi e di indifferenza, mi suggeriscono di essere attenta al tempo della mia storia, che coincide con quello della mia vita e a cui posso affidare un tesoro ristretto di desideri e azioni. Storia di cui tra l’altro non possiedo passato o futuro, ma solo il presente. E proprio per questo voglio leggere in uno slogan come “se non ora quando”, ormai famoso grazie alla cronaca del nostro tempo più recente, non la negazione di ciò che è stato fatto fino a ora, non la scelta di questo tempo come di un tempo migliore di ogni altro, nessuna maturità, nessuna possibilità in più, semplicemente la consapevolezza di non doversi affidare al tempo per smettere di essere trattate come cagne. E non saltate sulla sedia per questa affermazione, non è esagerata, non è una “frase a effetto”. Si tratta solo di descrivere una semplice evidenza. È dei cani, e delle cagne, che si pensa diventino buoni, e buone, bastonandol*, e se ciò non accade, non solo ci si stupisce ma l* si abbatte. Ed è perché si ha paura che mordano che le donne vengono da sempre bastonate, ma allo stesso tempo è perché si pensa che le donne, così adeguatamente e costantemente bastonate, possano essere più buone e meglio addestrate che a volte si permette loro di raggiungere alcuni “posti”, “posizioni”. Quando a volte ci si accorge che non sempre è così ci si stupisce e – incredibile paradosso – le stesse donne troppo spesso affermano che dobbiamo accedere al potere perché saremo migliori, probabilmente in virtù delle bastonate. Io vorrei questo prima di ogni altra cosa: smettere di essere considerata una cagna, liberarmi da ossi e bastoni e cominciare a essere riconosciuta come una cittadina. Io vorrei che la smettessimo di dover dimostrare chi siamo. Tra l’altro neppure lo sappiamo con certezza. I diritti, quelli sanciti nella carta dei diritti dell’uomo, (sarà forse anche per il titolo che altre identità non riescono a ottenerli), non si conquistano affermando i propri meriti, a meno che non si pensi che la differenza sia anche inferiorità e si debba dimostrare il contrario.

Be Sociable, Share!
This entry was posted in articoli, editoriali xxd, generale. Bookmark the permalink.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *