SENZA TETTO NÉ LEGGE

di Veruska Sabucco. (xxd 12, novembre 2011)
IL 15 OTTOBRE SI È TENUTA LA DODICESIMA EDIZIONE DE “LA NOTTE DEI SENZA DIMORA”, L’EVENTO IDEATO DALLA ONLUS TERRE DI MEZZO PER SENSIBILIZZARE I CITTADINI NEI CONFRONTI DELLA GIORNATA MONDIALE CONTRO LA POVERTÀ (LA DATA UFFICIALE, STABILITA DALL’ONU, È IL 17 OTTOBRE).
Per strada la maggior parte dei senza tetto sono uomini. Le donne sono una minoranza. In occasione della “notte dei senza dimora” abbiamo cercato di capire perché. Numerose associazioni, su tutto il territorio nazionale, ogni 15 ottobre invitano la popolazione locale a uno sleep out (una notte all’addiaccio), per vivere temporaneamente, quasi per gioco, la quotidianità dei senza dimora. L’obiettivo degli organizzatori della Notte dei senza dimora è di informare per scardinare pregiudizi e stereotipi, avvicinando chi ha una casa alla situazione di chi vive in strada. Terre di mezzo vuole anche denunciare la mancanza di politiche di aiuto nei confronti delle persone senza tetto. Da buona metafemminista, leggendo i comunicati e guardando le numerose immagini di senza tetto barbuti, mi sono detta che, come al solito, il maschile “neutrale” della nostra lingua, supportato dall’iconografia tradizionale del “barbone”, ignora e nasconde le donne (tranne quelle con problemi di irsutismo facciale). Ogni volta che nei media, di primo o quart’ordine, si parla di “barboni incendiati da giovani di buona famiglia” mi chiedevo: ma le “barbonesse” dove sono? Come fanno, essendo donne e quindi più facilmente designate come vittime dall’imbecillità testosteronica collettiva, a salvarsi? Non si parla mai di aggressioni verso le senza tetto perché il problema non è denunciato o perché attuano strategie di autodifesa efficaci? Per rispondere alle mie domande, l’associazione Terre di mezzo mi ha reindirizzato a Magda Baietta, fondatrice della sezione milanese della Onlus La Ronda della Carità e Solidarietà. La sua esperienza l’ha sviluppata sul campo, partecipando alle unità di strada notturne. Magda mi ha spiegato che, per una volta, non è un problema di invisibilità del femminile ma che, effettivamente, ci sono pochissime donne tra i senza tetto. Le donne senza fissa dimora che rifiutano un aiuto “hanno problemi di alcolismo o malattie mentali” e spesso entrano ed escono da centri e istituti, una situazione cronica che non sembra avere, nel loro caso, vie d’uscita positive. Spesso, in questi casi, è già considerato un successo riuscire a indirizzare la donna verso un istituto, dopo un lavoro lungo dove il volontario deve essere “sempre presente come figura di riferimento, senza chiedere nulla in cambio”. In parte, mi racconta, questa scarsità di presenze femminili, per una volta positiva, “è dovuta al fatto che ci sono più servizi per le donne in situazioni di difficoltà, quindi si cerca di trovare loro subito un posto dove stare”. Le donne, continua, sembrano essere in grado di tessere una rete di supporto intorno a sé che permette loro, anche nei momenti più difficili, di non finire in strada. Insomma, mi esalto, siamo delle fighe! Sappiamo sempre a chi rivolgerci e siamo piene di risorse? Cadiamo sempre in piedi? Egoisticamente, il mio futuro come precaria disoccupata non appare più così nero, non finirò sotto un ponte! In realtà, mi dice Magda, a volte la soluzione adottata per non finire in strada non è rosea come la immagino: tristemente, “una donna può riuscire a trovare un partner con cui abitare, talora facendo slittare il problema verso condizioni di disagio diverse come abusi e violenze”. Insomma: “Cosa gradisce la signora, padella o brace?”.

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