SCONTRO TRA GINECOLOGI E MAMME SUL WEB

di Eliana Cabral. (xxd 13, gennaio 2012)
IN SPAGNA VIGNETTE OFFENSIVE APRONO IL DIBATTITO SUL RISPETTO DELLA DIGNITÀ DELLA DONNA CHE SI RIVOLGA ALLA SANITÀ PUBBLICA E PRIVATA E DANNO VISIBILITÀ ALLE MAMME ON LINE
È relativamente poco frequente in Spagna trovare sulle prime pagine dei giornali mainstream notizie che non siano strettamente di politica o economia. Eppure lo scorso 20 settembre il sito internet di El País pubblicava una notizia che fece subito scalpore attraverso i più svariati mezzi di comunicazione. Si rendeva nota la denuncia di un’associazione chiamata Il parto è nostro (www.elpartoesnuestro.es) contro una serie di vignette considerate degradanti verso le donne, pubblicate dalla Sego – Sociedad española de ginecología y ostetricia e visibili sublogelpartoesnuestro.com, post del 19 settembre.
La Sego è appunto la federazione spagnola delle società regionali di ginecologia e ostetricia e rappresenta questa specialità medica davanti allo stato e al resto delle istituzioni pubbliche. Le immagini in questione sono una serie di disegni piuttosto rozzi tanto nella grafica quanto nel senso dello humour, realizzati da uno dei soci membri attorno alla presunta quotidianità degli ambulatori ginecologici e delle loro pazienti. La pubblicazione era avvenuta proprio nel bollettino ufficiale della Sego. L’associazione El Parto es Nuestro ha dunque emesso un comunicato stampa in cui descriveva e denunciava le immagini, dando il via a una veemente polemica, giustificata dall’insensibilità dimostrata verso condizioni patologiche anche gravi: “Ad esempio in una di queste [vignette] si ridicolizza una donna con prolasso uterino”. Ma la critica riguarda soprattutto la rappresentazione di figure femminili: “Si presenta un’immagine della donna basata su stereotipi maschilisti e misogini. Si raffigura la donna come un essere inferiore, poco intelligente, dall’aspetto trasandato. Si ridicolizzano le donne grasse, le prostitute, le donne anziane o di basso livello socioeconomico e culturale”. L’associazione denuncia pure che in questa satira traspare la diffidenza della professione medica verso una serie di accorgimenti, piuttosto recenti, che tenderebbero ad assegnare un maggior potere decisionale alle donne sulla propria salute e sulla maternità: “ricorrono immagini di ‘cattive pratiche’, sconsigliate dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e perfino dalla stessa Sego, che invece qui risultano normalizzate e date per scontate (ad esempio, i parti con la donna sdraiata, nella cosiddetta posizione di litotomia). Si irridono le raccomandazioni della Oms sulla nascita (il consenso informato, il protagonismo attivo della madre nel proprio parto)”. Assai significativamente nelle vignette “si elide la donna come persona dalla scena del parto (in molte rappresentazioni dei parti, della donna si vedono solo i genitali)”.
La polemica sulle vignette è servita a dare visibilità a un problema poco conosciuto per il gran pubblico: la “violenza ginecologica”. Tra le centinaia di commenti pubblicati in proposito su giornali e blog, appaiono per la prima volta cenni sulla realtà, di solito nascosta, delle donne negli ambulatori ginecologici e nelle sale parto della sanità pubblica e privata; sulla violenza psichica e fisica esercitata sulle donne nel “primo mondo” attraverso pratiche e interventi medici generalizzati ma il più delle volte superflui, qualche volta pericolosi, spesso traumatizzanti. Una particolare protesta sorta da questa controversia nell’ambito della blogosfera e delle reti sociali, La revolución de las rosas, aspira a denunciare i maltrattamenti fisici e psichici subiti in silenzio da tante donne negli ospedali pubblici e privati.
La diatriba ha contribuito soprattutto a dare visibilità a problemi che riguardano tutte le donne. Le autrici di queste mobilitazioni lavorano dentro a un flusso magmatico internautico di blog e reti sociali, con figure carismatiche e siti di riferimento, con il punto in comune di una generica preoccupazione per migliorare le condizioni della maternità nei suoi diversi aspetti e nei suoi diversi momenti. In genere parliamo di siti web e blog gestiti da associazioni o da singoli in cui si condividono immagini, idee, racconti, esperienze, consigli, informazioni scientifiche, con il punto in comune della maternità: i contenuti sono difficilmente schematizzabili, ma spiccano certe idee comuni attorno al parto (il meno possibile medicalizzato), la nutrizione (preferenza per l’allattamento al seno, a domanda, prolungato se possibile fino ai due anni e anche oltre) e un certo stile di allevamento (secondo una pedagogia dell’attaccamento). Il movimento è molto eterogeneo e complesso; molto più di quanto non paiano capire i suoi detrattori (che ne definiscono le appartenenti con un lessico che va da “neomachistas” a “feminazis”), assai più suggestionati dall’estetica e dalla retorica esuberante, a tratti mistica, aleggiante in molti siti che non dalle idee effettivamente difese. Immagini e racconti che parlano spesso di una maternità intensa, piena di ormoni, di liquidi, di urla, di passione, di sentimenti contrastanti, di momenti di estasi, di dolore e di piacere, una maternità disinibita raccontata talora in modo molto simile a come si racconta il sesso, e che le autrici stesse definiscono come “naturale” o, più semplicemente, normale.
Nei confronti di questo movimento si sono levate molte voci critiche (tra cui quelle di importanti figure del femminismo): nelle loro argomentazioni si percepisce una diffidenza verso l’idea di naturalità, forse esito della storica e doverosa conflittualità verso le ideologie che legavano le parole “naturale” e “femminile” per relegare le donne in ruoli circoscritti e subordinati. Né manca il sospetto davanti a una proposta che viene associata all’antica patriarcale regola della donna che è in funzione degli altri o non è (in questo caso dei bisogni del proprio bambino). Ci sono state accese discussioni su argomenti molto concreti: circa le tipologie di nutrizione e allevamento dei figli, le preferenze per certe modalità di trasporto dei bambini, l’uso o meno di pannolini riciclabili e così via.
Certo, questi possono essere temi importanti da discutere; eppure si ha la sensazione che, mettendo a fuoco solo questi aspetti, ne siano statI trascurati altri che hanno costituito autentici successi raggiunti dal movimento e che sono d’interesse per tutte le donne. Infatti, come il caso delle vignette della Sego ha mostrato esemplarmente, questi soggetti sono riusciti a porre al centro del dibattito pubblico argomenti di grande importanza, come l’eccessiva medicalizzazione dei processi biologici femminili, o la sistematica sottomissione delle donne a trattamenti medici in cui spesso sono solo figure passive; a rivendicare un ruolo più consapevole e attivo nei processi legati alla maternità; a ripensare altri possibili rapporti col proprio corpo e con la propria sessualità; a rielaborare l’immagine delle donne così come a controllare l’uso che se ne fa nei media. Tutto questo a un livello massivo e in modo totalmente aperto e partecipativo.

Be Sociable, Share!
This entry was posted in articoli, corpo, generale, gravidanza. Bookmark the permalink.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *