LA CACCIA ALLE STREGHE NON E’ MAI FINITA

Di Stefania Doglioli. (xxd 16, giugno 2012)
UN GRAVE EPISODIO DI RAZZISMO MASCHERATO DA “DIFESA DELLE NOSTRE DONNE. COME I MEDIA SI SONO INVENTATI UNA COPERTURA AL TENTATO POGROM DI TORINO

Torino lo scorso dicembre è stata teatro di un grave episodio di razzismo, un campo rom è stato incendiato durante una fiaccolata che ha preso a pretesto una denuncia di stupro fatta da parte di una ragazza di sedici anni, che, in una prima dichiarazione, fatta sotto shock e poi smentita, aveva identificato i propri aggressori in due uomini rom. Il Museo diffuso della resistenza, della guerra, dei diritti e della libertà ha organizzato il 18 aprile un dibattito sull’incendio del campo rom della Continassa a Torino con la presenza del direttore de La Stampa, Mario Calabresi e di Vladimiro Zagrebesky, giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo. Il dibattito è stato stimolato dalle letture degli estratti di articoli comparsi sulle pagine dei maggiori quotidiani, ma non ha purtroppo affrontato una riflessione su quella che è stata una vera e propria campagna stampa contro la ragazza identificata come la responsabile dell’incendio. Al dibattito erano presenti alcune rappresentanti di una parte deldi solidarietà organizzata per lei si è conclusa con l’incendio dell’insediamento di nomadi da dove sarebbero provenuti i responsabili di una violenza che non c’è mai stata” (Il fatto quotidiano), “sabato scorso è avvenuto un raid incendiario contro i rom dopo la denuncia di un stupro da parte di una sedicenne che ha poi ammesso di aver inventato tutto” (La Repubblica Torino.it), “l’indignazione è fortissima dopo l’assalto scatenato da un gruppo di persone che volevano vendicare il presunto stupro subito, a opera di ‘due stranieri’ da una sedicenne. Invece la ragazza aveva inventato tutto, probabilmente per nascondere la vergogna provata dopo il primo rapporto sessuale della sua vita” (La Stampa). In Italia, secondo l’ultima indagine di vittimizzazione condotta dall’Istat, ci sono stati 1 milione e 150.000 casi di violenza contro le donne nel 2006. Non ci sono stati altrettanti casi di violenza nei confronti degli aggressori, non ci sono stati 1 milione di incendi, aggressioni o omicidi per vendicare la violenza sulledonne, anzi non ce ne sono stati proprio. Sebbene esista in Italia un modello culturale che utilizza l’idea della protezione della donna come causa legittima di aggressioni fra uomini la realtà è che gli uomini non vendicano le donne vittime di violenza, gli uomini intervengono in quanto aggressori ed è a dir poco pretestuoso ed in realtà manipolatorio e profondamente sessista affermare che un incendio sia stato l’atto di vendetta di una comunità in difesa di una delle proprie componenti. Lo stupro non c’entra proprio nulla, l’incendio è stato un crimine dell’odio basato sull’etnia, la razza, la nazionalità, la religione ai danni di una comunità con cui non si volevano condividere i propri spazi. I giornali però sembrano non trovare interessante la notizia così com’è, decisamente meno interessanti i responsabili dell’incendio di quanto non possa essere la storia di una minorenne stuprata e “bugiarda”. Infatti amano sottolineare che la violenza è stata inventata, come se, paradossalmente, se fosse stata vera l’incendio sarebbe stato legittimo, come se fossimo abituati ad episodi di vendetta contro gli stupratori, come se si trattasse di una prassi usuale, dimenticando che gli unici atti compiuti per difendere l’onore in Italia passavano attraverso l’uccisione delle donne e l’onore da difendere era sempre quello dell’uomo. Il sindaco di Torino afferma che “In nessun paese civile si può accettare che si dia luogo a un linciaggio verso persone assolutamente innocenti” rivelando in un incredibile lapsus i sentimenti di tutti gli attori della vicenda, il linciaggio verso i colpevoli è legittimo, e così si consuma la persecuzione nei confronti di una ragazza che si è deciso essere colpevole di un reato da lei mai consumato. Il dibattito diventa più ampio, coinvolge le associazioni del territorio e i partiti, gli organi di stampa fingono di riflettere su se stessi. La voce delle donne rimane inascoltata e non viene dato spazio sui mezzi di informazione ad alcun elemento di controinformazione. A un atto gravissimo di xenofobia, violenza e intolleranza si è in realtà deciso di aggiungere un’ulteriore forma di violenza nei confronti della ragazza. Si aggiungono particolari inutili per spiegare l’evento, ma, per i più, scandalosamente morbosi sulla sessualità e sulla verginità della ragazza. Particolari che non ci dicono assolutamente nulla sui responsabili dell’aggressione e l’effetto è la ricostruzione di atmosfere medievali di caccia alle streghe. Si consuma un nuovo crimine dell’odio, contro un genere che continua a essere umiliato, violato, oppresso ed usato per manipolazioni odiose. La legge italiana prevede sanzioni per i crimini dell’odio basati su motivi di razza, etnia, nazionalità e religione. A luglio del 2011, se il disegno di legge fosse stato approvato, la legge avrebbe incluso tra i motivi anche l’omofobia e la transfobia. Non è successo. A nessuno è però venuto in mente di aggiungere anche il genere affinché la società possa infine diventare consapevole del fatto che le donne sono da millenni semplicemente vittime di un odio feroce da parte di uomini e donne, perché non si può spiegare in nessun altro modo l’insieme di crimini di cui quotidianamente sono vittime.

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