L’unità d’Italia si celebra nell’utero delle italiane

di Madame Corbeau

Torino, Salone del Libro, maggio 2011. L’apertura del Salone è stata segnata dalla contestazione di un gruppo nutrito di donne – naturalmente, per la stampa, “veterofemministe” – che hanno avuto l’ardire di contestare la presentazione, ad opera del Movimento per la Vita, di un libro sulla visione woytiliana della maternità. In America gli attivisti di analoghi movimenti usano uccidere i ginecologi che si macchiano dell’assassinio di vite innocenti (vi stride qualcosa? Anche a me). Qui in Italia, più modestamente, le donne che pensano che per logica venga la loro vita prima di ogni altra vita, vengono spintonate, prese a schiaffi, poi fatte portare via dalla polizia. Il presidente del Movimento, Carlo Casini, contro “l’intolleranza veterofemminista” ha rilasciato illuminanti parole in merito: accorato da tanta femminile ingratitudine nei confronti dell’autentica considerazione dimostrata dal Beato e dai suoi fedeli nei confronti dell’autodeterminazione e della realtà concreta delle donne, il serafico presidente ha detto che “il messaggio di Karol il Grande, come ha fatto
cadere il Muro di Berlino, farà cadere anche il muro di incomprensione sul valore unificante della dignità umana dal concepimento alla morte naturale”.
Colpita dal disinvolto accostamento tra Unità d’Italia e antiabortismo, Madame Corbeau ha voluto toccare con mano e, presente al Salone del Libro, è andata, come giusto, in media res. Due le primissime impressioni. Uno stand gestito da donne anziane.
Una sezione bibliografica in cui sono presenti quasi esclusivamente libri scritti da uomini – anzi, per la precisione, da un uomo, lo stesso Carlo Casini dalla sorprendente multidisciplinarietà. Acquisito il dato, Madame Corbeau ha inalberato il suo sorriso più smagliante e ha approcciato una delle gentilissime dame, che l’ha riempita di opuscoli.
Studiati i materiali esposti, i libri, le tovagliette con ricamo di bebé multietnici, le devastanti fotografie con scarpine neonatali gettate nella spazzatura, dopo aver letto illuminanti pagine di un testo scritto da un sacerdote su come offrire perdono alle donne che hanno abortito, e aver considerato l’acquisto di “Godersi la gravidanza” scritto da Carlo Bellieni (neonatologo, ma soprattutto padre di tre figli, il che lo rende un vero esperto), Madame Corbeau è tornata alle sue impressioni prime. Qualcosa nel cervellino di corvo di Madame afferma infatti che le due cose sono collegate. Se proviamo a guardare la realtà offerta dai media nazionali, che selezionano le voci da presentare ed escludono di fatto quelle non diciamo veterofemministe, ma semplicemente femminili, troviamo infatti che il dibattito è quasi esclusivamente in mano a uomini. Che esprimono opinioni pro e contro, che legiferano, che ci dicono cosa pensare, cosa fare, come decidere di noi. Quanto alla manovalanza offerta dalle solerti signore del Movimento per la Vita, tanto piene di buona volontà e di cristiana accoglienza, ma forse ormai lontane, come dire, da una esperienza concreta nel campo, vien da pensare che queste sono le stesse che di fronte alla maternità di una lesbica sarebbero pronte ad accendere il fuoco del rogo.
Sul tema dell’aborto e del diritto alla vita voglio concludere con le patriottiche parole del benemerito Casini: “proprio nell’anno in cui si celebrano i 150 anni dell’unità d’Italia comincerà a sgretolarsi questa inattuale divisione che divide il popolo italiano”. Dopo aver constatato che centocinquant’anni di Unità d’Italia non riescono a far creare una frase in italiano di 25 parole senza ripetizioni, ci permettiamo di replicare che di inattuale, in questa storia, c’è solo che sul corpo delle donne continuano a decidere gli uomini.

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