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I convegni sulla surrogazione di maternità

24 maggio 2018 Posted by webmater

Società italiane di varie figure professionali (e non) femminili, centri universitari sul gender, o altri centri studi promuovono da un paio d’anni a questa parte numerose iniziative sulla surrogazione di maternità, chiamata in vari modi e sempre legittimata da fior di femministe. Si sono tutte bevute la balla dell’autodeterminazione? Lo faranno anche il 25 a Torino?

Ormai di routine scrivo lettere simili a questa, inviata a promotori e partecipanti all’iniziativa di domani:

 

Il giorno 8 maggio 2018 11:03, Daniela Danna ha scritto:

care colleghe, prendendo atto del fatto che mai in simili occasioni vengo invitata, benché sia l’accademica italiana con più ricerca e pubblicazioni sul tema surrogazione di maternità, vi segnalo i miei ultimi lavori sperando che almeno troviate il tempo di documentarvi leggendo chi da più di dieci anni riflette e da almeno cinque scrive su questa pratica:

il libro Maternità. Surrogata? per maggiori informazioni sulla Gpa, sulla sua storia e sulla sua realtà nei paesi che ammettono questo istituto giuridico: http://www.asterios.it/catalogo/maternit%C3%A0-surrogata più ricco e aggiornato, diverso nelle conclusioni dal mio precedente lavoro Contract Children. Questioning surrogacy (Ibidem 2015);
l’articolo a proposito di Gpa e movimento Lgbt: “Il Movimento LGBT e la maternità surrogata: corpi in vendita o resistenza alla mercificazione?”, in PaginaUno, lo trovate qui:
http://www.rivistapaginauno.it/;
segnalo anche il prossimo convegno di ArciLesbica “Che cosa è successo alle donne?”: http://www.arcilesbica.it/scuola-lesbica-estiva/
mi sembra che si stia passando un po’ troppo velocemente a riflessioni tecnico-giuridiche su quello che, come anche il vostro titolo segnala, è un tema di grandissima rilevanza sociale, terreno di scontro tra concezioni diverse dei riflessi giuridici che deve avere la differenza di genere, oltre che le disuguaglianze socio-economiche.
immagino che i mancati inviti, tra cui il vostro, siano dovuti ai veti di Famiglie Arcobaleno. Questa associazione, di cui Marco Gattuso è un esponente, ha sottoscritto un documento in cui si richiede alle donne l’obbligo di separarsi dalla prole se la gravidanza è cominciata con una loro promessa (per cui FA vuole introdurre un valore legale, che di fatto impedisce una vera autodeterminazione) 12 parameters for the ethical use of surrogacy, settembre 2016  http://www.menhavingbabies.org/advocacy/ethical-surrogacy/
mi auguro che il futuro dibattito non faccia sconti a un’associazione che si propone di calpestare in questo modo la volontà delle “portatrici” che diventano madri e vogliono continuare ad esserlo.
testimoniare i “casi felici” distoglie l’attenzione da quelli, numerosi anche se non maggioritari, in cui i neonati vengono separati dalle madri non solo contro la loro volontà, ma contro la volontà delle madri stesse (ma in questioni di violenza di questa gravità non è la frequenza a contare).
ciò è possibile perché la gpa (come dice il suo nome: gestazione per altri) non è un atto volontario di donne autodeterminate, ma un contratto in cui le donne si obbligano a cedere neonati in cambio del denaro che ricevono (le altre componenti, sociali, dello scambio possono essere o non essere presenti).
FA è composta da coppie maschili che sono nella loro totalità (mi baso sulla loro presa di parola pubblica) diventati padri in virtù di questi contratti, e non certo della libera volontà di donne autonome – a meno di non volere identificare, à la neoliberale, la firma di un contratto come la massima espressione di autodeterminazione, non importa il suo contenuto
richiamo la vostra attenzione anche su questo commento di un sito di informazione gay al più recente caso di cui la stampa ha dato notizia, significativo per la connotazione data ai protagonisti della terribile vicenda: http://www.gay.it/attualita/news/gpa-madre-surrogata-cambia-ideacordialmente
daniela danna

Di solito, come è successo in questo caso, mi rispondono che si tratta di cose tecniche, rispondono cioè che solo i sommi sacerdoti del diritto sarebbero in grado di capire bene di cosa si tratta quando si mettono le donne a fare le fattrici a pagamento. “Autonomia” del diritto (su questa concezione del diritto vedi le considerazioni di Silvia Niccolai nei suoi ultimi lavori nei volumi Femminismo ed esperienza giuridica e Maternità, filiazione, genitorialità), specificità della disciplina, un conto sono le beghe tra associazioni e un conto l’olimpo della discussione accademica.
Ovviamente non è vero nulla: le “tecniche” giuriste che sono contrarie all’introduzione nel nostro ordinamento di questo nuovo istituto non sono parimenti invitate a condividere il loro specialistico sapere.
Aggiungerei anche – non lo metto in queste lettere perché è roba un po’ forte – che l’argomento che le portatrici sono felici di esserlo va in perfetto parallelo con quel che fanno i negazionisti della schiavitù, i simpatizzanti (ed eredi) degli stati schiavisti del sud degli stati uniti, che portano tonnellate di testimonianze su quanto gli schiavi fossero felici. E sono testimonianze assolutamente vere, raccolte nelle storie orali degli anni Trenta. Basta sceglierle.
Infine: come concordato o lanciato nel convegno di novembre scorso a Roma tra le associazioni lgbt, i Pride di quest’anno chiedono “il riconoscimento della filiazione alla nascita nelle coppie same-sex”.
Traduco per chi non sa il surrogatese: chiedono la legalizzazione della surrogazione di maternità così come è configurata negli Usa (in California, dove vanno di solito le coppie gay facoltose, o aiutate dai genitori): contratti vincolanti e libero mercato dei compensi (anche lì sono “rimborsi spese” esentasse), oppure in Canada, dove si dice “altruistica” e si intende: pre-birth orders (bambini assegnati giuridicamente ai “genitori”, cioè ai committenti, prima ancora che nascano) e naturalmente “rimborsi spese” per tutti – esclusi medici e avvocati che riscuotono il loro giusto compenso.

Contract Children. Questioning surrogacy

2 ottobre 2015 Posted by admin

Il mio ultimo libro, “Contract children. Questioning surrogacy”  (Ibidem, Stoccarda 2015), è disponibile da ottobre nelle librerie che lo ordinano.

La tesi politica del libro – che raccoglie una riflessione sul significato di “famiglia” sotto il patriarcato e oltre, una ricerca sullo statuto giuridico della “surrogazione”, una sintesi di risultati di ricerche etnografiche, e molto altro ancora – si può riassumere in “maternità per altri sì se volontaria e gratuita”.
Sullo stesso argomento su questo sito uno scritto in italiano (La differenza sessuale. Uno scritto a proposito di maternità surrogata) un po’ più antico che argomenta sulla possibilità di contrattualizzare la surrogazione (in molta sintesi anche il testo più recente “La madre dimenticata”), mentre nel libro affronto anche il tema della mercificazione dell’infanzia.
Contract Children
Questioning Surrogacy
Surrogate motherhood is expanding all over the world. Debates
rage over how public policy should consider the signing
away of the parental rights of birth mothers in favor of a
‘commissioning’ couple or an individual.
In this book, Daniela Danna describes the situation in English-speaking
countries and worldwide, from California to Greece,
presenting the legal alternatives regulating (or not) these peculiar
exchanges.
Should surrogacy remain a private agreement? Should it be
treated as an enforceable contract? Are surrogate mothers
workers? What happens inside the countries that have chosen
different ways of handling this new and controversial
matter? And, the most important question of all: How can
we live in this era of new techno-medical possibilities and try
to stay human? Can we resist commodification in the field of
human relations concerning procreation?
Contract Children discusses the different ways available to obtain
a child through surrogate motherhood. It is fundamental
reading for anyone wanting to be involved in the surrogacy
process. It gives prospective surrogate mothers and infertile
couples the background information necessary for their own
informed decision. It is also an essential instrument for policy
makers and activists in the field of women’s rights, social justice,
and children’s rights.
The question of how to publicly deal with surrogate motherhood
touches upon our social vision of motherhood, ultimately
marking the position of women in contemporary society.
ISBN 978-3-8382-0760-5
220 pages, Paperback. € 29,90
Available as Hardcover:
ISBN 978-3-8382-0810-7

Intelligent, compelling and highly readable, Contract Children challenges us to rethink the meanings of motherhood, care and markets before making judgments about the ethics of surrogacy. This is a powerful and original contribution to debates on surrogate motherhood.

Julia O’Connell Davidson, Professor of Sociology, University of Nottingham.

In this book, Daniela Danna proposes thought provocking theses not only on surrogacy, but more generally on gender roles and reproduction in the framework of the contemporary technological and geopolitical lansdscape. Putting an emphaisis on the principal role of birth (surrogate) mothers Danna investigates a number of relevant issues: what is a family in cases of surrogacy? what is the role of fathers – whether they are male or female – what is the best interest of the child?  Is it possible to consider contracts of surrogacy?
Danna pulls the strings of thirty years of reflection on an issue that, from marginal and confined to a few exceptional cases, is spreading across the planet, equally involving its poorest and richest parts. Finally, an intelligent reading on surrogate motherhood, to absorb and utilize in our various fields of action, from the academy in politics, to personal life.

Caterina Botti, docente di Bioetica, Dipartimento di Filosofia Sapienza – Università di Roma

 

Daniela Danna has given us a truly global look at what is called ‘surrogacy,’ and what she more accurately calls ‘contract children.’  She traces the practice of selling ‘gestational services’ or ‘renting wombs’ from its creation in the United States in the 1970’s to its growth as a global industry, showing us the varied legal and social meanings around the world of turning pregnancy into paid labor – and often very poorly paid labor indeed.  What would it mean to value, as she argues we should value, pregnancy and motherhood as the basic social tie, the relationship within which all human life begins?

Barbara Katz Rothman, City University of New York

Leggere questo libro è come salire sul colmo di una montagna e guardare il paesaggio dall’alto. Tutti i particolari che compongono il difficile dibattito sulla maternità surrogata appaiono chiaramente nelle loro interrelazioni. La ricchezza delle fonti e una raffinata sensibilità sociologica accompagnano e supportano la narrazione. Ideale per chi desidera approcciarsi per la prima volta al tema, sarà per i più esperti l’occasione di sperimentare nuovi punti di vista.

La maternità come oggetto di potere, di stigma o di dipendenza, il ruolo riproduttivo della donna durante il suo ciclo di vita e le implicazioni sul lavoro retribuito, il concetto di famiglia e le sue relazioni con il capitale, il rapporto tra natura, tecnologia ed evoluzione biologica, tra individuo e soggetto sociale, l’importanza del simbolico nella definizione culturale dei modelli, la responsabilità individuale e collettiva sui temi della maternità e della riproduzione sono solo alcuni degli ambiti di riflessione che potranno trovare stimoli innovativi dalla lettura del libro.

Stefania Doglioli, presidente del Centro Studi sul Pensiero Femminile, Torino e dell’Associazione XXD
 

 

 

 

Abortion and surrogacy

8 febbraio 2015 Posted by admin

L’aborto nei contratti di maternità surrogata statunitensi, in AG About Gender – Rivista internazionale di studi di genere, Vol 3, n 5, pp. 139-173. http://www.aboutgender.unige.it/ disponibile con login