Posts Tagged: ‘maternità surrogata’

La Gpa come il Kirby

13 ottobre 2017 Posted by webmater

di Daniela Danna (uscito sulla 27ima ora)

 

Sabato 7 ottobre ho partecipato a Chakra, una trasmissione a favore della Gpa. Non sapevo di essere l’unica voce contraria perché ad esempio la conduttrice non si era mai espressa del tutto a favore. Non sapevo che sarei stata continuamente interrotta, di persona dalla conduttrice o da filmati a senso unico che mostravano la felicità di una committente (“Li ho partoriti io!” ha affermato senza vergogna) e delle lavoratrici che non si sentono schiave, però operaie della gravidanza lo sono. Non sapevo che Nichi Vendola, con il quale è stato deciso non da me di evitare qualunque contatto, sarebbe rimasto gradito ospite fino alla fine della trasmissione, tra sorrisi compiacenti e abbassamento di qualunque decenza nell’accettare sue peculiari espressioni quali “l’ovulo donato”. Signor Vendola, a quanto ammonta il suo contro-dono in denaro alla “donatrice”? E perché progettare un figlio dall’origine frammentata, pagando poi la madre perché glielo consegni?

Molte amiche mi hanno chiesto come ho fatto a rimanere calma. Il fatto è che Michela Murgia mi è simpatica. Di più, ho stima di Michela Murgia. Ha scritto un libro bellissimo, Il mondo deve sapere, dove la protagonista che lavora alle televendite alle casalinghe del Kirby, macchina infernale aspira soldi prima ancora che aspirapolvere, pensa questo del suo capo: “Sarà difficile accompagnarlo al concetto che ci sono cose che non si fanno per soldi a questo mondo”. E stava parlando della vendita di un elettrodomestico. I capi erano esperti di manipolazione emotiva sui loro sottoposti nonché sulle vittime della televendita. La vendita e l’organizzazione della stessa per un neonato non sono molto diverse. La pressione psicologica sulle fornitrici è addirittura formalizzata nelle sedute con la psicologa cui si devono sottoporre (nei paesi ricchi ovviamente – in quelli poveri sono dei contenitori e basta). La retorica dei fautori dell’introduzione di questo commercio chiamato Gpa vede tutte le donne partecipi come volontarie e felici, ma ci sono tantissimi casi di dispute legali, e sono solo la punta dell’iceberg delle esperienze negative che fanno le donne chiamate, con violenza simbolica, “portatrici”: “Se te ne vai, non è perché ti dissoci e questo mondo ti fa schifo. No, ovviamente è perché non sei all’altezza del ruolo”. La frase è della protagonista de Il mondo deve sapere, ma anche alla portatrice che non ce la fa si dice (e lo scrivono le Famiglie Arcobaleno) che è colpa sua, non doveva firmare il contratto, ormai è troppo tardi: consegna il bambino! “Le scienze umane della psicologia sociale in mano a questa gente sono armi di distruzione di massa”, scrive ancora Murgia a proposito del Kirby, che sempre più assomiglia alla Gpa: “Ci si convince che quello che si sta facendo non è una stronzata poco chiara, ma una cosa degna, che fa di noi delle persone con un ruolo nella società che è quello dei buoni, degli utili, dei positivi”. Ci vuole molta autosuggestionabilità, una dote richiesta ai venditori del Kirby, anche per partorire, dire di non essere madre e consegnare ad altri una neonata. Ma in fondo non fanno che ripetere quello che dicono le leggi dei loro paesi: loro non sono assolutamente le madri dal punto di vista legale.

Il mercato della filiazione ha bisogno di regole per esistere. Una volta introdotta la validità del contratto in cui si compravende in astratto la filiazione (ma in concreto il neonato), le leggi poi non sono così tanto diverse da un paese all’altro come Murgia ritiene. Sapete qual è la differenza tra Gpa “commerciale” e “altruistica”? Quella tra la zuppa e il pan bagnato. Nel primo caso si può pagare qualunque somma alla madre retribuita, nel secondo solo “rimborsi spese”, “mancati guadagni”, risarcimenti per il danno biologico che subisce facendo una gravidanza senza nemmeno poi godere della presenza del bambino. Ci sono donne che ne sono morte, in India e negli Usa, perché di gravidanza e parto si può morire anche se è per altri.

In un altro libro, “L’ho uccisa perché l’amavo” (Falso!) che Murgia ha scritto con Floriana Lipperini, le autrici si interrogano sul significato stravolto che nei femminicidi si vuole dare a parole come amore, passione, violenza. Anche nella Gpa “amore” diventa la separazione tra madre e figlia, e la violenza di strappare i figli alle madri che vogliono recedere dal contratto è cancellata e negata. In Inghilterra i tribunali hanno separato una madre dalla figlia di 15 mesi “promessa ad altri”. I committenti diventano i padroni delle donne, e nessuno di loro pensa davvero che il bambino che attendono abbia invece, almeno prioritariamente, il diritto di proseguire la sua relazione con la madre. La gravidanza termina nella maternità, e la maternità deve essere autodeterminata, non eterodeterminata per denaro. Come è possibile volere mettere al mondo bambini che non sono desiderati dalle loro madri? Madre non è “colei che accetta di esserlo”, come ha scritto Murgia sull’Espresso, ma ogni donna che materialmente ha fatto un bambino. Anche nelle adozioni ci sono madri naturali, senza le quali le madri adottive non potrebbero esistere. Le donne possono benissimo scegliere di non essere madri: basta che non rimangano incinte o non portino a termine una gravidanza non desiderata. Di più nei miei due lavori in libreria: “Fare un figlio per altri è giusto” (Falso!) (Laterza 2017) e Maternità. Surrogata? (Asterios 2017), perché la questione della maternità e di come la viviamo e definiamo merita davvero ulteriori approfondimenti, da dibattere con pacatezza ma anche conoscenza.

PRIMA INIZIATIVA LAICA IN ITALIA CONTRO IL MERCATO DELLA GRAVIDANZA

11 marzo 2017 Posted by webmater

Evento organizzato a Milano da RUA-Resistenza all’Utero in Affitto presso la Casa dei Diritti, via de Amicis 10, ore 20.30, giovedì 16 marzo

IL MERCATO DELLA GRAVIDANZA

NON E’ UN DIRITTO

È ancora possibile sottrarre la nascita al business?

In Italia il dibattito rispetto alla maternità surrogata sembra polarizzato tra sostenitori, individuati soprattutto nella comunità lgbt e oppositori organizzati nelle reti del cattolicesimo reazionario. La verità è che nel mondo si confrontano visioni assai più complesse e trasversali. Una estesa rete internazionale di associazioni e studiose appartenenti al movimento delle donne e del lesbismo opera da tempo opponendosi al sempre più florido mercato della gravidanza, che anche attraverso il sostegno alcune legislazioni estere, si ammanta di gratuità e solidarietà utilizzando il termine ambiguo della gestazione per altri.

A Milano giovedì 16 marzo alle ore 20,30 RUA organizza il primo evento italiano che intende fare chiarezza sulla gestazione per altri presentata come un dono e libertà procreative, ma che invece è mercificazione di chi nasce e riduzione della madre a cosa.

Nel nostro paese la maternità surrogata è vietata, ma ogni anno moltissime coppie (la gran parte eterosessuali) si recano all’estero e davanti al fatto compiuto, invocano in Italia, il preminente interesse del bambino. Di tutto questo discuteranno Daniela Danna, sociologa dell’Università di Milano, Aurelio Mancuso presidente di Equality Italia, Silvia Niccolai, costituzionalista dell’Università di Cagliari, Marina Terragni, giornalista saggista.

  • La Gpa (gravidanza per altri/maternità surrogata) non è una tecnica di riproduzione assistita: è una gravidanza come le altre
  • Non esiste Gpa altruistica, le donne sono sempre pagate
  • La portatrice che dà alla luce un bambino è sua madre (di nascita)
  • Ma è ridotta ad essere solo una lavoratrice, con controlli sul suo corpo e sulla sua vita
  • Chi va all’estero sceglie paesi dove la Gpa obbliga la madre a separarsi dalla figlia
  • Quello che i committenti acquistano è un neonato
  • Nel caso di gameti propri, acquistano comunque il neonato perché la filiazione è stabilita per legge escludendo la madre, che ha il ruolo di fattrice retribuita
  • I neonati devono essere separati dalla madre solo in circostanze eccezionali, non per l’obbligo di un contratto firmato più di nove mesi prima
  • Siamo contro l’introduzione della Gpa in Italia perché le donne non sono fattrici di bambini “altrui”

Femminicidio: contrordine compagne!

11 marzo 2017 Posted by webmater

Stamattina la mia radio è autonomamente scivolata da Radiopopolare a Radiomaria, giusto accanto. Il predicatore di turno ce l’aveva con il femminicidio: “…questa violenza prevaricatrice e inaccettabile, espressione di odio e debolezza…”

Urge cambiare il bersaglio di Nonunadimeno e di tutte le mobilitazioni femministe antiviolenza: non vorremmo mica farci confondere con Radiomaria?!?

Con la stessa logica l’appello qui sotto è stato variamente censurato, sbeffeggiato, ignorato dai compagni gay, alcuni dei quali ci accusano di fomentare l’omofobia con le nostre parole.

Riflettiamo insieme: il fatto che le coppie gay facoltose comperino i bambini all’estero/paghino delle donne perché facciano figli da consegnare loro con tutti gli obblighi di legge è un fattore di aumento o di diminuzione dell’omofobia?

Il fatto che non lo si dica all’interno del movimento Glbt, tutto preso dalla retorica del dono e contro-dono (a parte noi poche che veniamo prontamente diffamate come fondamentaliste religiose, fasciste o anche peggio, espellendoci dal movimento) secondo voi aumenta o diminuisce l’omofobia?
En passant,  esistere come lesbica è ciò che provoca in primo luogo gli atti di “omofobia”  – che non è una malattia ma un giudizio sociale sull’omosessualità, tradotto in violenza.

 

Sulla sentenza di Trento

2 marzo 2017 Posted by webmater

Cari compagni gay, vi invitiamo a non festeggiare la cancellazione della madre

 

Il 28 febbraio è stata resa nota la sentenza con la quale una Corte d’appello dello Stato italiano ha accettato un certificato di nascita di un paese che ha stravolto il principio della maternità legale, che è basata sulle esperienze della gravidanza e del parto condivise e agite da madre e figlia.

Il paese dove è avvenuta questa nascita non è nominato nella copia con omissis della sentenza che abbiamo potuto leggere, dove però si sostiene che la procedura è accettabile perché la donna diventata madre che ha poi ceduto i bambini alla coppia non sarebbe stata retribuita, ovvero i bambini non sarebbero stati venduti. Questa – benché il tribunale la avalli – è sicuramente una bugia perché nessuna donna si sottoporrebbe a una gravidanza e maternità per altri, e certamente non per due stranieri supponiamo sconosciuti, se non viene direttamente retribuita, come in California, Ucraina, India, oppure se il suo compenso è mascherato da rimborso spese come in Canada o Grecia, che dichiarano di avere una “Gpa altruistica” mentre si approvano “rimborsi spese” di somme che equivalgono a un vero e proprio salario per il lavoro della gravidanza e non possono poi, nemmeno se lo vogliono, riconoscere i figli. Ad esempio nessuna donna lo fa in Italia, dove non si possono ricevere compensi e dove i committenti non hanno la certezza di vedere il proprio nome sul certificato di nascita come nel luogo dove la coppia di gay della sentenza di Trento ha assunto una responsabilità genitoriale. Come è possibile sostenere che si tratti di “doni” altruistici di bambini o di gravidanze, quando la madre non può essere nemmeno nominata nel certificato di nascita?

Non possono esserci primi e secondi genitori senza una madre: saranno sempre i secondi e i terzi perché la gravidanza e la nascita sono già un rapporto intimo, stretto, imprescindibile nella riproduzione umana tra la futura bambina e sua madre. Se questa non vuole essere nominata, che rimanga anonima (per quanto si vada sempre più affermando un diritto a conoscere le proprie origini biologiche richiesto dai figli dei “donatori” così come dagli adottati)  ma che non venga fatta sparire con un colpo della bacchetta “magica” della legge e dei giudici. Questa bacchetta magica non funziona, e l’origine materna di ognuno di noi rimane un fatto inevitabile. Quella bacchetta magica può solamente togliere diritti alla donna che porta a termine una gravidanza, che non è una tecnica medica di riproduzione, né una gravidanza “per altri”, ma sempre è compiuta in prima persona da una donna che, con la gravidanza e il parto, diventa madre persino se non accetta di chiamarsi tale o di assumersi la responsabilità della crescita dei figli. Se considera il bambino non suo, non per questo il neonato non la riconoscerà e potrà essere trattato come una cosa da vendere per un compenso.

Siamo certe e certi che la coppia gay che in questi sei anni ha cresciuto dei figli lo ha fatto con tutto l’amore di cui è capace, creando una famiglia di cui essere orgogliosi. Festeggiamo con loro il riconoscimento dovuto per il rapporto con i figli che hanno cresciuto. Ma gli stati e le leggi non devono riconoscere una cancellazione della donna che li ha fatti diventare genitori, e non devono accettare che questa madre cancellata sia stata un’operaia della gravidanza. Questo non lo possiamo, non lo dobbiamo festeggiare.

 

Daniela Danna, Alessia Di Dio, Marina Terragni, Monica Ricci Sargentini, Emma Baeri, Annarita Silingardi, Giorgia Mauri, Rossana di Fazio, Stefania Tarantino, Lorenza Maluccelli, Giovanna Camertoni, Paola Tavella, Cristina Gramolini, Aurelio Mancuso, Francesca Izzo, Antonella Crescenzi, Lorenza Accorsi, Pia Brancadori, Amalia dell’Aquila, Tristana Dini, Lucia Giansiracusa, Francesca Marinaro, Rita Cavallari, Daniela Agostini, Eleonora Dall’Ovo, Maria Serena Sapegno, Anna Maria Riviello, Silvia Dradi, Chiara Sebastiani, Stella Zaltieri Pirola, Daniela Tuscano, , Paola Cavallin, Monica Santoro, Anna Chiodi, Daniela Grigioni, Antonia Ciavarella, Gloria Fenzi, Elisa Giunchi.

Per adesioni e informazioni lettera.ai.gay @gmail.com

Prideonline ha pubblicato oggi un articolo volgare e diffamatorio, forse in risposta alla mia richiesta di pubblicare la nostra lettera, forse in contemporanea – attendo lumi dalla redazione. Si scrive che siamo contro la genitorialità omosessuale e che la Gpa anche pagata è comunque una scelta, ignorando volutamente i casi di conflitto che obbligano sempre le firmatarie dei contratti californiani, israeliani, ucraini etc a separarsi dai figli. Questo tipo di “giornalismo” si commenta da solo, è non saper né leggere né scrivere. Inoltre con la stigmatizzazione di RUA, la resistenza all’utero in affitto, difende apertamente l’affitto dell’utero, cioè la concezione delle donne come contenitori di figli altrui.

7.3.

All’elenco dei diffamatori si aggiunge Gay.it che, in gentile risposta alla mia richiesta di pubblicazione della lettera, pubblica un articolo di Davide Bonino che travisa come al solito il contenuto di quanto abbiamo sottoscritto, prendendolo per un attacco alle “famiglie arcobaleno” quando si tratta di contestare un certificato di nascita che avrebbe potuto riportare anche una donna o persino due, ma se nessuna di queste è la madre di nascita del figlio il cui certificato di nascita è in questione, il discorso non cambia.

Gay.it è particolarmente ignorante, dato che esulta perché “in Messico la fecondazione assistita diventa un diritto delle coppia gay”. Per quanto duramente e pervicacemente la si provi, la fecondazione di due maschi non ha mai dato origine a una bimba. Ma continuate pure a provare.

 

ricevo un commento :

forse è il fatto più rilevante della sentenza. 

un padre che non è padre ma nemmeno adotta
e si accomoda fin dal principio nel posto della madre cacciata via
marina terragni
un altro commento ricevuto:
“Il continuo dileggio e le continue offese di cui noi donne contro la GPA siamo bersaglio e’ la triste dimostrazione di come le accuse di omofobia nascondano quella che invece e’ la nuda realta’: la profonda lesbofobia, la misoginia, il tentativo di zittire le voci fuori dal coro belante.
Un coro uniformato su quelle che sono unicamente le esigenze maschie sempre piu’ coese e conformi al di la’ dell’orientamento sessuale che non c’entra nulla, visto che la maggioranza dei committenti e’ eterosessuale.
Non stupisce affatto.
Quello che stupisce e’ questa cieca difesa da parte delle donne che ritengono cortese, accogliente ed inclusivo, occuparsi di finti diritti (che sono in realta’ pretese egoiche) maschili anche contro il proprio interesse come donne (interesse per la nostra integrita’, i nostri diritti, la nostra autodeterminazione).
Siamo di fronte ad orse che difendono il diritto del cacciatore ad avere in salotto una bella testa d’orso impagliata. Fa fine e non impegna.
Amalia

La riproduzione artificiale dell’umano

6 gennaio 2017 Posted by webmater

Milano Alexis internet
Presentazione del libro 


LA RIPRODUZIONE ARTIFICIALE DELL’UMANO Ortica editrice, 2016
Con la partecipazione dell’autore ALEXIS ESCUDERO 
a cura del Collettivo Resistenze al Nanomondo

MARTEDÌ 10 – BERGAMO 
19.00 aperitivo vegan – 19.30 inizio presentazione
Centro Socio Culturale, via Borgo Palazzo 25
MERCOLEDÌ 11 – CAMBIAMENTO: ROVERETO
19.30 aperitivo vegan- 20.30 inizio presentazione
Circolo Nave dei folli, via Santa Maria 35
GIOVEDÌ 12 – TORINO 
19.30 aperitivo vegan – 21.00 inizio presentazione
Radio Blackout, via Cecchi 21/A
VENERDÌ 13 – MILANO Interverrà Daniela Danna
18.00 inizio presentazione- 20.00 aperitivo vegan
Libreria Antigone libreria lgbt, studi di genere, femminismi, arte e teoria queer
via Antonio Kramer 20 (Porta Venezia)
SABATO 14 – PISA
13.00 pranzo vegan – 15.00 inizio presentazione
Garage Anarchico, Chiassetto Sant’Ubaldesca 44 (Zona San Martino)
DOMENICA 15 – BOLOGNA
14.00 inizio presentazione – 16.30 merenda vegan
Libreria Naturista, via degli Albari 2/D
LUNEDI 16 – ROMA
18.00 inizio presentazione- 20.00 aperitivo vegan
Libreria Anomalia, via dei Campani 73 (Zona San Lorenzo)

“La riproduzione artificiale dell’umano – la procreazione medicalmente assistita – è un’ulteriore conquista del capitalismo verso uno sfruttamento sempre più opprimente del vivente che, estendendo i suoi tentacoli fino all’origine della vita, tramuta in merce anche i semi umani.
La riproduzione artificiale dell’umano, che il capitalismo sta imponendo ai nostri corpi, permetterà il controllo, la selezione, la modificazione genetica e l’omologazione fino a raggiungere un completo addomesticamento dell’umano.”
Per contatti: info @ resistenzealnanomondo.org

 

Nessun regolamento sul corpo delle donne

26 settembre 2016 Posted by webmater

Questo è un testo contro i regolamenti che introdurrebbero la gpa in Italia, invocati da più parti specialmente nella sinistra. Non è un testo proibizionista, ma è contrario ai contratti e agli scambi di denaro per comprare e vendere esseri umani, che ora in Italia sono illegali perché il contratto non è valido per il codice civile italiano (non per la proibizione della legge 40, è una questione di molto più lunga data) e di quasi tutti gli altri paesi  – tranne i pochi che ammettono la gravidanza per altri, perché i bambini non si vendono.

Questa presa di posizione è necessaria in un momento in cui l’intero movimento gay lesbico e trans sembra militare sotto le bandiere del presunto “dono” dovuto alla grande generosità femminile, e avallare così il commercio di bambini.

 

Contatti stampa: daniela danna, daniela.danna @ unimi.it, autrice di Contract Children, Questioning Surrogacy (Ibidem, Stoccarda, 2015 – e di molti altri lavori: Amiche compagne amanti. Storia dell’amore tra donne (Mondadori 1994), Stato di Famiglia. Le donne maltrattate di fronte alle istituzioni (Ediesse 2009), curatrice di Crescere in famiglie omogenitoriali (FrancoAngeli 2009) www.danieladanna.it

Cristina Gramolini zabia @ tiscali.it

 

Lesbiche contro la GPA:

Nessun regolamento sul corpo delle donne

La maternità surrogata, detta “gestazione per altri” (GPA), praticata in alcuni paesi, è la messa a disposizione del corpo di una donna che genera bambini su commissione.

Solitamente si impiantano nell’utero delle madri surrogate embrioni di ovociti prelevati da altre donne, al fine di recidere il legame genetico tra la gestante e chi nascerà. Chi organizza questa attività spera così di recidere anche il legame affettivo tra madre surrogata e neonato/a, come se il legame dipendesse dal codice genetico e non dalla gravidanza e dal parto. Si tratta di metodiche invasive e pericolose per la salute materna su cui si sorvola, così come si tace del fatto che di norma si impedisce l’allattamento al seno del/neonato/a per interrompere l’attaccamento.

Lungi dall’essere un generoso gesto individuale questa pratica sociale è limitata ai pochi paesi che hanno introdotto la validità del contratto di surrogazione, proposto da imprese che si occupano di riproduzione umana in un sistema organizzato che comprende cliniche, medici, avvocati, agenzie, tutti mossi dal proprio interesse monetario. Nella maternità surrogata non ci sono né doni né donatrici, ma solo affari e attività lucrative promosse dal desiderio genitoriale di persone del primo mondo.

Questo sistema ha bisogno di donne come mezzi di produzione, in modo che la gravidanza e il parto diventino un mestiere (nemmeno riconosciuto come tale, in nessun luogo) e i neonati dei prodotti con un valore di scambio. L’invasione del mercato in tutti gli ambiti della vita – sanità, istruzione, servizi una volta detti pubblici – con la globalizzazione rischia così di arrivare alla riproduzione umana. Diciamo no a prestazioni lavorative che invadono il nostro stesso corpo e mercificano un nuovo essere umano, che diventa il prodotto della gravidanza.

Certe donne acconsentono a impegnarsi in tale contratto che aliena la loro salute, la loro vita e la loro persona (ad esempio attribuendo la decisione su eventuali aborti al medico che risponde ai committenti) sotto pressioni multiple: i rapporti di dominazione famigliari, sessisti, economici, geopolitici, e la sempreverde mistica della maternità – questa volta per altri – con la glorificazione dell’autosacrificio femminile, che rende felici i committenti, molto più spesso eterosessuali, in minore proporzione gay. Le madri surrogate infatti privilegiano il proprio rapporto con i committenti a quello con la loro creatura – rimanendo comunque prive di diritti rispetto alla frequentazione o all’informazione sul futuro dei figli che hanno affidato ad altri.

Non è accettabile diventare madre per altri obbligate da un contratto né seguendo le norme di regolamenti che normalizzano questa pratica avendo come conseguenza ultima la creazione di una sottoclasse di fattrici, che non possono considerare propria la creatura il cui sviluppo nutrono, anche con l’influenza epigenetica.

I neonati nati da contratto sono programmati per essere separati dalla madre alla nascita, non per cause di forza maggiore come quando la madre viene a mancare o decide di non riconoscerli causandone la messa in adozione, ma in modo predeterminato, togliendo loro la fonte ottimale di nutrimento e interrompendo la loro relazione privilegiata con la donna che li ha generati, fonte anche di rassicurazione.

Le convenzioni internazionali come la Convenzione ONU sui diritti del bambino (Stoccolma 1989) e la Convenzione sull’adozione internazionale (l’Aja 1993) garantiscono la continuità della vita familiare, cioè il diritto dell’infante a stare con la donna che lo ha partorito (cioè la madre), cui si può derogare solo nelle adozioni.

La convenzione del Consiglio d’Europa sulla biomedicina (Oviedo 1997) rende inoltre indisponibili al profitto le parti prelevate del corpo umano, come ad esempio gli ovociti.

 

Di conseguenza, in nome dell’autodeterminazione delle donne e dei diritti dei neonati, noi, firmatarie della dichiarazione:

–      rifiutiamo la mercificazione delle capacità riproduttive delle donne;

–      rifiutiamo la mercificazione dei bambini;

–      chiediamo a tutti i paesi di mantenere la norma di elementare buon senso per cui la madre legale è colei che ha partorito e non la firmataria di un contratto né l’origine dell’ovocita;

–      chiediamo a tutti i Paesi di rispettare le convenzioni internazionali per la protezione dei diritti umani e del bambino di cui sono firmatari e di opporsi fermamente a tutte le forme di legalizzazione della maternità surrogata sul piano nazionale e internazionale, abolendo le (poche) leggi che l’hanno introdotta;

Le prime 50 firme

Nessuna Santa Alleanza, solo femminismo

27 giugno 2016 Posted by webmater

In risposta a “La mamma tra clero cattolico e capitale finanziario” di Lidia Cirillo su Communianet

Nessuna Santa Alleanza, solo femminismo

di Daniela Danna

Ci sono molti equivoci nel dibattito politico attuale sulla GPA, cioè gestazione per alt ri, come si è voluto ultimamente chiamare la “maternità surrogata”, invenzione nella seconda metà degli anni 70 dell’avvocato statunitense Noel Keane. L’obiettivo di questo neologismo su un neologismo è progredire ulteriormente nella mistificazione. “Maternità surrogata” significava che la madre che partoriva era un surrogato della vera madre: era una donna usata come un mero veicolo per un figlio “altrui”. Keane azzardò la stesura di contratti, su cui guadagnava, come oggi gli avvocati guadagnano, molto più che le donne reclutate in nome del loro spirito di autosacrificio per completare gravidanze “altrui”. Non posso in questa sede dilungarmi sulle alterne vicende della validità di un simile contratto, mi limito a dire che Italia non si può fare, ma non per la legge 40: non si mai potuto fare perché è “contrario all’ordine pubblico”, cioè lo Stato italiano non accetta la mistificazione per cui una donna che partorisce non è riconosciuta come madre se ha firmato un contratto in tal senso – quindi non ha deciso dopo aver partorito di non allevare la sua creatura, come vorrebbe un elementare principio di autodeterminazione femminile, ma addirittura prima di rimanere incinta. I fautori della GPA dicono che non è possibile che queste donne così generose cambino idea, quindi non devono essere garantite sul fatto che, se dopo nove mesi di gravidanza non vogliono, nessuno gli strapperà la loro figlia o il loro figlio. “Gestazione per altri” fa un passo avanti nell’esproprio dell’esperienza di queste donne, perché non è la gestazione che importa, è la consegna del bambino, ma qui si vuol far intendere che il loro ruolo sia solo quello di contenitore. Eppure una donna che dopo nove mesi di gravidanza partorisce non è più una “gestante”, diventa la madre di nascita della creatura che ha messo al mondo e che ha tutto il diritto di crescere. (Nessuna Santa Alleanza continua qui)

Censura, potere patriarcale, maternità surrogata e movimenti

1 giugno 2016 Posted by webmater

Quando una decina di anni fa mi sono messa a scrivere – in termini positivi, perché questi sono stati i risultati delle mie ricerche sull’accoglienza sociale delle famiglie fondate da lesbiche – di “omogenitorialità” … Leggi tutto: udine ms

Arci MissKappa

Il circolo Arci di Udine rimasto chiuso, con un bel cartello in cui si inneggia al rispetto reciproco (rivolto al quartiere, per la loro attività con gli immigrati, non alle loro invitate).

La 27ma ora ha ripreso parti di questo mio scritto.

http://27esimaora.corriere.it/articolo/il-no-alla-maternita-surrogata-delle-lesbiche-divide-il-movimento-gay/#more-103559

qui un dettaglio del cartello sulla porta chiusa del circolo Arci, inneggiante al dialogo e al rispetto reciproco, con la cancellazione del mio ironico ringraziamento per tanto rispetto ricevuto con l’annullamento della presentazione della mia ricerca il giorno prima della data prevista, senza una ragione valida (il contraddittorio lo fa il pubblico, non c’è bisogno del prete della surrogacy come quando quelli volevano imporsi a noi gay e lesbiche)

dialogo e rispetto, il giorno dopo

Cosa succede in Canada

1 giugno 2016 Posted by webmater

Un interessante articolo in inglese su dove portano i regolamenti e i “rimborsi spese”, sotto la spinta dall’interesse di cliniche e avvocati a diffondere la maternità surrogata:

torontolife.com/city/baby-making-business-surrogacy-market-toronto/

qui alcuni estratti (per chi non sa l’inglese: google translate è migliorato tantissimo):

Under Canada’s Assisted Human Reproduction Act, it’s legal to use another person’s eggs, sperm or uterus to bring a child into the world. It’s legal to pay a doctor to extract the eggs, to fertilize them with donated sperm and to place them into a uterus not your own. It’s legal to pay a lawyer to draw up a contract between you and the parties with whom you’re making these arrangements, and even to pay a social worker to check on the motivations of those parties. It’s also legal to cover a surrogate’s out-of-pocket expenses directly related to the pregnancy. What’s not legal is to pay someone for those eggs, that sperm or the use of that uterus. It’s also not legal to pay or be paid for helping to arrange for the services of a surrogate mother. Contravening the act can lead to 10 years in jail or a $500,000 fine. (…)

The Canadian law is written in a way that makes clear that payment to surrogates and egg donors is illegal but suggests certain expenses, with receipts, are okay. As it stands, regulations spelling out what constitutes a permissible expense are still unwritten. As a result, there seems to be a great deal of wiggle room for IPs who want to be generous. (…)

Even if everything worked as the law intended, it’s a stretch to suggest that Canadian baby making is non-commercial. It’s a lucrative business for fertility law specialists. Legal fees for a surrogacy agreement drawn up on behalf of the IPs can cost anywhere from $2,500 to $4,000. The surrogate’s representation in the negotiation typically costs just over $1,000. There is another legal fee of $3,000 to $6,000 to apply for a declaration of parentage, which ensures that a baby is the legal child of the IPs and not the surrogate.

The medical side isn’t cheap either. A single round of in vitro fertilization, which involves removing eggs from a woman’s body, mixing them with sperm in a glass dish, then slipping embryos back into a uterus with a catheter, can cost about $7,000, and drug costs can double that. Injecting a single sperm directly into an egg (a process known as ICSI) is an additional $1,500. Testing genetics before placing the embryo in the uterus is several thousand more. Testicular sperm extraction, frozen embryo transfer, assisted hatching—it adds up. All told, a single attempt at pregnancy via IVF can total $20,000. And since there is a less than 25  per cent chance that a child will result, many couples end up trying more than once.

riporto anche una tabella da queste pagine:

https://surrogacy.ca/services/the-cost-of-surrogacy.html

costi-canada

 

Milano, Udine, Roma

26 maggio 2016 Posted by webmater

Il giorno 27 maggio 2016 dalle ore 14.30 presso l’Aula Seminari del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano (via Conservatorio 7) si terrà un seminario dal titolo

Maternità per altri: profili giuridici e sociali tra autodeterminazione e sfruttamento.

Interverranno Yasmine Ergas (Columbia University) e Maria Rosaria Marella (Università di Perugia), a partire dal libro di Daniela Danna (Università di Milano), Contract Children. Questioning Surrogacy (Ibidem, 2015). Sarà presente l’autrice. Coordinerà Alessandra Facchi (Università di Milano).

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Il 29 maggio sarò a Udine presso il circolo Arci Miss Kappa, dalle 18

Il 7 giugno a Roma invitata dalla cattedra Jean Monnet, dalle 10.30

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