Posts Tagged: ‘GPA’

Presentazione a Milano

22 giugno 2017 Posted by webmater

Venerdì 23 giugno alle ore 18.30 presso la libreria Tadino si svolgerà in anteprima e nel programma del Pride la presentazione di “Fare un figlio per altri è giusto” (Falso!), il mio ultimo libro che uscirà il 6 luglio per Laterza.

tadinoLibreria Popolare di via Tadino Soc. Coop.S.r.l.- Via A.Tadino,18 – 20124 Milano

info @libreriapopolare.it
Ci trovi anche su facebook: Libreria Popolare di Via Tadino
Libreria Associata LIM – Librerie Indipendenti Milano

 

Il titolo del libro da me proposto e con cui ho lavorato era “La gravidanza per altri è un dono” (Falso!), che forse avrebbe dato meno appigli alle proteste per una presunta qualità insultante del mio lavoro (ma non credo). La spiegazione dell’origine delle famiglie da Gpa ai bambini è una cosa loro in cui non mi premetto di intervenire, il giusto e lo sbagliato lo hanno deciso con le proprie scelte. Ma nel momento in cui Famiglie Arcobaleno richiede che in Italia venga introdotto l’istituto giuridico che dichiara che la gravidanza di una donna è “per altri”, fare figli diventerebbe un mestiere e i neonati verrebbero comperati e venduti a prezzi di mercato. Che questo passi sotto il nome di autodeterminazione femminile è aggiungere al danno la beffa. Chi interviene nel dibattito senza sapere che cosa è la Gpa, in nome di una propria idea di abnegazione, oblazione e autosacrificio femminile (la Gpa come dono) dovrebbe forse informarsi meglio, anche leggendo i miei testi che riflettono anni di studio, cosa che faccio per mestiere.

Famiglie arcobaleno (inteso come entità politica, non come club sociale per famiglie lgbt) farebbe bene poi a smettere di usare i bambini come scudi umani per la censura. Nessuno vuole insultare i bambini, ma censurare il dibattito politico (che non è personale), perché i bambini della Gpa esistono è veramente vergognoso. Se in una coppia gay compaiono dei figli questo è una questione di politica pubblica, e va discussa e sviscerata ed esaminata perché sono le donne a fare i bambini. Che il Pride sia diventato surrettiziamente, senza alcun dibattito serio tra le organizzazioni, la festa della Gpa è una cosa vergognosa che testimonia la debolezza del femminismo attuale, che nemmeno riesce a balbettare qualcosa contro una pratica (la gravidanza per altri, appunto, regolata dalle leggi che stabiliscono a quali condizioni le donne debbano separarsi dalla propria prole) che cancella il ruolo delle donne nella gravidanza e nel parto, con il quale diventano le prime madri dei propri neonati. E rimarranno le madri naturali di quei neonati anche se poi volessero rinunciare ad allevarli a favore di chiunque sia abbastanza ricco da pagare loro, i medici, gli avvocati e tutta l’industria che nel mondo organizza questa ennesima espansione del mercato di cui un capitalismo agonizzante ha bisogno per far sopravvivere il profitto. Non stupisce che a rivendicare la pratica siano esponenti del PD, il partito che sta realizzando il neoliberismo in Italia e demolendo lo stato sociale e tutto quanto vi era di pubblico: la Gpa la vogliono Monica Cirinnà e Sergio Logiudice in primis. Se il Pride deve diventare la festa delle corporation e dell’espansione del mercato neoliberale, ditelo chiaramente. Finora è stata la manifestazione dell’orgoglio di essere gay e lesbiche, la celebrazione del nostro amore e della nostra sessualità, che non ha mai cercato di calpestare il diritto di altri, come quello delle madri di riconoscere i propri figli. Che cosa dice Famiglie Arcobaleno alle donne come Melissa Cook e tutte le altre che come lei vogliono uscire da un contratto firmato nove mesi prima? Che la sua gravidanza era per altri. Non vuole essere una portatrice? Ma si è impegnata a farlo. E i tribunali degli stati in cui la Gpa esiste, quei figli glieli toglieranno per darli ai committenti. Non è una madre, è la portatrice – questo è il vero insulto che avete lanciato a tutte le donne. Che prima o poi se ne accorgeranno, nonostante le vostre censure.

 

Femminicidio: contrordine compagne!

11 marzo 2017 Posted by webmater

Stamattina la mia radio è autonomamente scivolata da Radiopopolare a Radiomaria, giusto accanto. Il predicatore di turno ce l’aveva con il femminicidio: “…questa violenza prevaricatrice e inaccettabile, espressione di odio e debolezza…”

Urge cambiare il bersaglio di Nonunadimeno e di tutte le mobilitazioni femministe antiviolenza: non vorremmo mica farci confondere con Radiomaria?!?

Con la stessa logica l’appello qui sotto è stato variamente censurato, sbeffeggiato, ignorato dai compagni gay, alcuni dei quali ci accusano di fomentare l’omofobia con le nostre parole.

Riflettiamo insieme: il fatto che le coppie gay facoltose comperino i bambini all’estero/paghino delle donne perché facciano figli da consegnare loro con tutti gli obblighi di legge è un fattore di aumento o di diminuzione dell’omofobia?

Il fatto che non lo si dica all’interno del movimento Glbt, tutto preso dalla retorica del dono e contro-dono (a parte noi poche che veniamo prontamente diffamate come fondamentaliste religiose, fasciste o anche peggio, espellendoci dal movimento) secondo voi aumenta o diminuisce l’omofobia?
En passant,  esistere come lesbica è ciò che provoca in primo luogo gli atti di “omofobia”  – che non è una malattia ma un giudizio sociale sull’omosessualità, tradotto in violenza.

 

Sulla sentenza di Trento

2 marzo 2017 Posted by webmater

Cari compagni gay, vi invitiamo a non festeggiare la cancellazione della madre

 

Il 28 febbraio è stata resa nota la sentenza con la quale una Corte d’appello dello Stato italiano ha accettato un certificato di nascita di un paese che ha stravolto il principio della maternità legale, che è basata sulle esperienze della gravidanza e del parto condivise e agite da madre e figlia.

Il paese dove è avvenuta questa nascita non è nominato nella copia con omissis della sentenza che abbiamo potuto leggere, dove però si sostiene che la procedura è accettabile perché la donna diventata madre che ha poi ceduto i bambini alla coppia non sarebbe stata retribuita, ovvero i bambini non sarebbero stati venduti. Questa – benché il tribunale la avalli – è sicuramente una bugia perché nessuna donna si sottoporrebbe a una gravidanza e maternità per altri, e certamente non per due stranieri supponiamo sconosciuti, se non viene direttamente retribuita, come in California, Ucraina, India, oppure se il suo compenso è mascherato da rimborso spese come in Canada o Grecia, che dichiarano di avere una “Gpa altruistica” mentre si approvano “rimborsi spese” di somme che equivalgono a un vero e proprio salario per il lavoro della gravidanza e non possono poi, nemmeno se lo vogliono, riconoscere i figli. Ad esempio nessuna donna lo fa in Italia, dove non si possono ricevere compensi e dove i committenti non hanno la certezza di vedere il proprio nome sul certificato di nascita come nel luogo dove la coppia di gay della sentenza di Trento ha assunto una responsabilità genitoriale. Come è possibile sostenere che si tratti di “doni” altruistici di bambini o di gravidanze, quando la madre non può essere nemmeno nominata nel certificato di nascita?

Non possono esserci primi e secondi genitori senza una madre: saranno sempre i secondi e i terzi perché la gravidanza e la nascita sono già un rapporto intimo, stretto, imprescindibile nella riproduzione umana tra la futura bambina e sua madre. Se questa non vuole essere nominata, che rimanga anonima (per quanto si vada sempre più affermando un diritto a conoscere le proprie origini biologiche richiesto dai figli dei “donatori” così come dagli adottati)  ma che non venga fatta sparire con un colpo della bacchetta “magica” della legge e dei giudici. Questa bacchetta magica non funziona, e l’origine materna di ognuno di noi rimane un fatto inevitabile. Quella bacchetta magica può solamente togliere diritti alla donna che porta a termine una gravidanza, che non è una tecnica medica di riproduzione, né una gravidanza “per altri”, ma sempre è compiuta in prima persona da una donna che, con la gravidanza e il parto, diventa madre persino se non accetta di chiamarsi tale o di assumersi la responsabilità della crescita dei figli. Se considera il bambino non suo, non per questo il neonato non la riconoscerà e potrà essere trattato come una cosa da vendere per un compenso.

Siamo certe e certi che la coppia gay che in questi sei anni ha cresciuto dei figli lo ha fatto con tutto l’amore di cui è capace, creando una famiglia di cui essere orgogliosi. Festeggiamo con loro il riconoscimento dovuto per il rapporto con i figli che hanno cresciuto. Ma gli stati e le leggi non devono riconoscere una cancellazione della donna che li ha fatti diventare genitori, e non devono accettare che questa madre cancellata sia stata un’operaia della gravidanza. Questo non lo possiamo, non lo dobbiamo festeggiare.

 

Daniela Danna, Alessia Di Dio, Marina Terragni, Monica Ricci Sargentini, Emma Baeri, Annarita Silingardi, Giorgia Mauri, Rossana di Fazio, Stefania Tarantino, Lorenza Maluccelli, Giovanna Camertoni, Paola Tavella, Cristina Gramolini, Aurelio Mancuso, Francesca Izzo, Antonella Crescenzi, Lorenza Accorsi, Pia Brancadori, Amalia dell’Aquila, Tristana Dini, Lucia Giansiracusa, Francesca Marinaro, Rita Cavallari, Daniela Agostini, Eleonora Dall’Ovo, Maria Serena Sapegno, Anna Maria Riviello, Silvia Dradi, Chiara Sebastiani, Stella Zaltieri Pirola, Daniela Tuscano, , Paola Cavallin, Monica Santoro, Anna Chiodi, Daniela Grigioni, Antonia Ciavarella, Gloria Fenzi, Elisa Giunchi.

Per adesioni e informazioni lettera.ai.gay @gmail.com

Prideonline ha pubblicato oggi un articolo volgare e diffamatorio, forse in risposta alla mia richiesta di pubblicare la nostra lettera, forse in contemporanea – attendo lumi dalla redazione. Si scrive che siamo contro la genitorialità omosessuale e che la Gpa anche pagata è comunque una scelta, ignorando volutamente i casi di conflitto che obbligano sempre le firmatarie dei contratti californiani, israeliani, ucraini etc a separarsi dai figli. Questo tipo di “giornalismo” si commenta da solo, è non saper né leggere né scrivere. Inoltre con la stigmatizzazione di RUA, la resistenza all’utero in affitto, difende apertamente l’affitto dell’utero, cioè la concezione delle donne come contenitori di figli altrui.

7.3.

All’elenco dei diffamatori si aggiunge Gay.it che, in gentile risposta alla mia richiesta di pubblicazione della lettera, pubblica un articolo di Davide Bonino che travisa come al solito il contenuto di quanto abbiamo sottoscritto, prendendolo per un attacco alle “famiglie arcobaleno” quando si tratta di contestare un certificato di nascita che avrebbe potuto riportare anche una donna o persino due, ma se nessuna di queste è la madre di nascita del figlio il cui certificato di nascita è in questione, il discorso non cambia.

Gay.it è particolarmente ignorante, dato che esulta perché “in Messico la fecondazione assistita diventa un diritto delle coppia gay”. Per quanto duramente e pervicacemente la si provi, la fecondazione di due maschi non ha mai dato origine a una bimba. Ma continuate pure a provare.

 

ricevo un commento :

forse è il fatto più rilevante della sentenza. 

un padre che non è padre ma nemmeno adotta
e si accomoda fin dal principio nel posto della madre cacciata via
marina terragni
un altro commento ricevuto:
“Il continuo dileggio e le continue offese di cui noi donne contro la GPA siamo bersaglio e’ la triste dimostrazione di come le accuse di omofobia nascondano quella che invece e’ la nuda realta’: la profonda lesbofobia, la misoginia, il tentativo di zittire le voci fuori dal coro belante.
Un coro uniformato su quelle che sono unicamente le esigenze maschie sempre piu’ coese e conformi al di la’ dell’orientamento sessuale che non c’entra nulla, visto che la maggioranza dei committenti e’ eterosessuale.
Non stupisce affatto.
Quello che stupisce e’ questa cieca difesa da parte delle donne che ritengono cortese, accogliente ed inclusivo, occuparsi di finti diritti (che sono in realta’ pretese egoiche) maschili anche contro il proprio interesse come donne (interesse per la nostra integrita’, i nostri diritti, la nostra autodeterminazione).
Siamo di fronte ad orse che difendono il diritto del cacciatore ad avere in salotto una bella testa d’orso impagliata. Fa fine e non impegna.
Amalia

La riproduzione artificiale dell’umano

6 gennaio 2017 Posted by webmater

Milano Alexis internet
Presentazione del libro 


LA RIPRODUZIONE ARTIFICIALE DELL’UMANO Ortica editrice, 2016
Con la partecipazione dell’autore ALEXIS ESCUDERO 
a cura del Collettivo Resistenze al Nanomondo

MARTEDÌ 10 – BERGAMO 
19.00 aperitivo vegan – 19.30 inizio presentazione
Centro Socio Culturale, via Borgo Palazzo 25
MERCOLEDÌ 11 – CAMBIAMENTO: ROVERETO
19.30 aperitivo vegan- 20.30 inizio presentazione
Circolo Nave dei folli, via Santa Maria 35
GIOVEDÌ 12 – TORINO 
19.30 aperitivo vegan – 21.00 inizio presentazione
Radio Blackout, via Cecchi 21/A
VENERDÌ 13 – MILANO Interverrà Daniela Danna
18.00 inizio presentazione- 20.00 aperitivo vegan
Libreria Antigone libreria lgbt, studi di genere, femminismi, arte e teoria queer
via Antonio Kramer 20 (Porta Venezia)
SABATO 14 – PISA
13.00 pranzo vegan – 15.00 inizio presentazione
Garage Anarchico, Chiassetto Sant’Ubaldesca 44 (Zona San Martino)
DOMENICA 15 – BOLOGNA
14.00 inizio presentazione – 16.30 merenda vegan
Libreria Naturista, via degli Albari 2/D
LUNEDI 16 – ROMA
18.00 inizio presentazione- 20.00 aperitivo vegan
Libreria Anomalia, via dei Campani 73 (Zona San Lorenzo)

“La riproduzione artificiale dell’umano – la procreazione medicalmente assistita – è un’ulteriore conquista del capitalismo verso uno sfruttamento sempre più opprimente del vivente che, estendendo i suoi tentacoli fino all’origine della vita, tramuta in merce anche i semi umani.
La riproduzione artificiale dell’umano, che il capitalismo sta imponendo ai nostri corpi, permetterà il controllo, la selezione, la modificazione genetica e l’omologazione fino a raggiungere un completo addomesticamento dell’umano.”
Per contatti: info @ resistenzealnanomondo.org

 

Nessun regolamento sul corpo delle donne

26 settembre 2016 Posted by webmater

Questo è un testo contro i regolamenti che introdurrebbero la gpa in Italia, invocati da più parti specialmente nella sinistra. Non è un testo proibizionista, ma è contrario ai contratti e agli scambi di denaro per comprare e vendere esseri umani, che ora in Italia sono illegali perché il contratto non è valido per il codice civile italiano (non per la proibizione della legge 40, è una questione di molto più lunga data) e di quasi tutti gli altri paesi  – tranne i pochi che ammettono la gravidanza per altri, perché i bambini non si vendono.

Questa presa di posizione è necessaria in un momento in cui l’intero movimento gay lesbico e trans sembra militare sotto le bandiere del presunto “dono” dovuto alla grande generosità femminile, e avallare così il commercio di bambini.

 

Contatti stampa: daniela danna, daniela.danna @ unimi.it, autrice di Contract Children, Questioning Surrogacy (Ibidem, Stoccarda, 2015 – e di molti altri lavori: Amiche compagne amanti. Storia dell’amore tra donne (Mondadori 1994), Stato di Famiglia. Le donne maltrattate di fronte alle istituzioni (Ediesse 2009), curatrice di Crescere in famiglie omogenitoriali (FrancoAngeli 2009) www.danieladanna.it

Cristina Gramolini zabia @ tiscali.it

 

Lesbiche contro la GPA:

Nessun regolamento sul corpo delle donne

La maternità surrogata, detta “gestazione per altri” (GPA), praticata in alcuni paesi, è la messa a disposizione del corpo di una donna che genera bambini su commissione.

Solitamente si impiantano nell’utero delle madri surrogate embrioni di ovociti prelevati da altre donne, al fine di recidere il legame genetico tra la gestante e chi nascerà. Chi organizza questa attività spera così di recidere anche il legame affettivo tra madre surrogata e neonato/a, come se il legame dipendesse dal codice genetico e non dalla gravidanza e dal parto. Si tratta di metodiche invasive e pericolose per la salute materna su cui si sorvola, così come si tace del fatto che di norma si impedisce l’allattamento al seno del/neonato/a per interrompere l’attaccamento.

Lungi dall’essere un generoso gesto individuale questa pratica sociale è limitata ai pochi paesi che hanno introdotto la validità del contratto di surrogazione, proposto da imprese che si occupano di riproduzione umana in un sistema organizzato che comprende cliniche, medici, avvocati, agenzie, tutti mossi dal proprio interesse monetario. Nella maternità surrogata non ci sono né doni né donatrici, ma solo affari e attività lucrative promosse dal desiderio genitoriale di persone del primo mondo.

Questo sistema ha bisogno di donne come mezzi di produzione, in modo che la gravidanza e il parto diventino un mestiere (nemmeno riconosciuto come tale, in nessun luogo) e i neonati dei prodotti con un valore di scambio. L’invasione del mercato in tutti gli ambiti della vita – sanità, istruzione, servizi una volta detti pubblici – con la globalizzazione rischia così di arrivare alla riproduzione umana. Diciamo no a prestazioni lavorative che invadono il nostro stesso corpo e mercificano un nuovo essere umano, che diventa il prodotto della gravidanza.

Certe donne acconsentono a impegnarsi in tale contratto che aliena la loro salute, la loro vita e la loro persona (ad esempio attribuendo la decisione su eventuali aborti al medico che risponde ai committenti) sotto pressioni multiple: i rapporti di dominazione famigliari, sessisti, economici, geopolitici, e la sempreverde mistica della maternità – questa volta per altri – con la glorificazione dell’autosacrificio femminile, che rende felici i committenti, molto più spesso eterosessuali, in minore proporzione gay. Le madri surrogate infatti privilegiano il proprio rapporto con i committenti a quello con la loro creatura – rimanendo comunque prive di diritti rispetto alla frequentazione o all’informazione sul futuro dei figli che hanno affidato ad altri.

Non è accettabile diventare madre per altri obbligate da un contratto né seguendo le norme di regolamenti che normalizzano questa pratica avendo come conseguenza ultima la creazione di una sottoclasse di fattrici, che non possono considerare propria la creatura il cui sviluppo nutrono, anche con l’influenza epigenetica.

I neonati nati da contratto sono programmati per essere separati dalla madre alla nascita, non per cause di forza maggiore come quando la madre viene a mancare o decide di non riconoscerli causandone la messa in adozione, ma in modo predeterminato, togliendo loro la fonte ottimale di nutrimento e interrompendo la loro relazione privilegiata con la donna che li ha generati, fonte anche di rassicurazione.

Le convenzioni internazionali come la Convenzione ONU sui diritti del bambino (Stoccolma 1989) e la Convenzione sull’adozione internazionale (l’Aja 1993) garantiscono la continuità della vita familiare, cioè il diritto dell’infante a stare con la donna che lo ha partorito (cioè la madre), cui si può derogare solo nelle adozioni.

La convenzione del Consiglio d’Europa sulla biomedicina (Oviedo 1997) rende inoltre indisponibili al profitto le parti prelevate del corpo umano, come ad esempio gli ovociti.

 

Di conseguenza, in nome dell’autodeterminazione delle donne e dei diritti dei neonati, noi, firmatarie della dichiarazione:

–      rifiutiamo la mercificazione delle capacità riproduttive delle donne;

–      rifiutiamo la mercificazione dei bambini;

–      chiediamo a tutti i paesi di mantenere la norma di elementare buon senso per cui la madre legale è colei che ha partorito e non la firmataria di un contratto né l’origine dell’ovocita;

–      chiediamo a tutti i Paesi di rispettare le convenzioni internazionali per la protezione dei diritti umani e del bambino di cui sono firmatari e di opporsi fermamente a tutte le forme di legalizzazione della maternità surrogata sul piano nazionale e internazionale, abolendo le (poche) leggi che l’hanno introdotta;

Le prime 50 firme

Nessuna Santa Alleanza, solo femminismo

27 giugno 2016 Posted by webmater

In risposta a “La mamma tra clero cattolico e capitale finanziario” di Lidia Cirillo su Communianet

Nessuna Santa Alleanza, solo femminismo

di Daniela Danna

Ci sono molti equivoci nel dibattito politico attuale sulla GPA, cioè gestazione per alt ri, come si è voluto ultimamente chiamare la “maternità surrogata”, invenzione nella seconda metà degli anni 70 dell’avvocato statunitense Noel Keane. L’obiettivo di questo neologismo su un neologismo è progredire ulteriormente nella mistificazione. “Maternità surrogata” significava che la madre che partoriva era un surrogato della vera madre: era una donna usata come un mero veicolo per un figlio “altrui”. Keane azzardò la stesura di contratti, su cui guadagnava, come oggi gli avvocati guadagnano, molto più che le donne reclutate in nome del loro spirito di autosacrificio per completare gravidanze “altrui”. Non posso in questa sede dilungarmi sulle alterne vicende della validità di un simile contratto, mi limito a dire che Italia non si può fare, ma non per la legge 40: non si mai potuto fare perché è “contrario all’ordine pubblico”, cioè lo Stato italiano non accetta la mistificazione per cui una donna che partorisce non è riconosciuta come madre se ha firmato un contratto in tal senso – quindi non ha deciso dopo aver partorito di non allevare la sua creatura, come vorrebbe un elementare principio di autodeterminazione femminile, ma addirittura prima di rimanere incinta. I fautori della GPA dicono che non è possibile che queste donne così generose cambino idea, quindi non devono essere garantite sul fatto che, se dopo nove mesi di gravidanza non vogliono, nessuno gli strapperà la loro figlia o il loro figlio. “Gestazione per altri” fa un passo avanti nell’esproprio dell’esperienza di queste donne, perché non è la gestazione che importa, è la consegna del bambino, ma qui si vuol far intendere che il loro ruolo sia solo quello di contenitore. Eppure una donna che dopo nove mesi di gravidanza partorisce non è più una “gestante”, diventa la madre di nascita della creatura che ha messo al mondo e che ha tutto il diritto di crescere. (Nessuna Santa Alleanza continua qui)

Censura, potere patriarcale, maternità surrogata e movimenti

1 giugno 2016 Posted by webmater

Quando una decina di anni fa mi sono messa a scrivere – in termini positivi, perché questi sono stati i risultati delle mie ricerche sull’accoglienza sociale delle famiglie fondate da lesbiche – di “omogenitorialità” … Leggi tutto: udine ms

Arci MissKappa

Il circolo Arci di Udine rimasto chiuso, con un bel cartello in cui si inneggia al rispetto reciproco (rivolto al quartiere, per la loro attività con gli immigrati, non alle loro invitate).

La 27ma ora ha ripreso parti di questo mio scritto.

http://27esimaora.corriere.it/articolo/il-no-alla-maternita-surrogata-delle-lesbiche-divide-il-movimento-gay/#more-103559

qui un dettaglio del cartello sulla porta chiusa del circolo Arci, inneggiante al dialogo e al rispetto reciproco, con la cancellazione del mio ironico ringraziamento per tanto rispetto ricevuto con l’annullamento della presentazione della mia ricerca il giorno prima della data prevista, senza una ragione valida (il contraddittorio lo fa il pubblico, non c’è bisogno del prete della surrogacy come quando quelli volevano imporsi a noi gay e lesbiche)

dialogo e rispetto, il giorno dopo

Cosa succede in Canada

1 giugno 2016 Posted by webmater

Un interessante articolo in inglese su dove portano i regolamenti e i “rimborsi spese”, sotto la spinta dall’interesse di cliniche e avvocati a diffondere la maternità surrogata:

torontolife.com/city/baby-making-business-surrogacy-market-toronto/

qui alcuni estratti (per chi non sa l’inglese: google translate è migliorato tantissimo):

Under Canada’s Assisted Human Reproduction Act, it’s legal to use another person’s eggs, sperm or uterus to bring a child into the world. It’s legal to pay a doctor to extract the eggs, to fertilize them with donated sperm and to place them into a uterus not your own. It’s legal to pay a lawyer to draw up a contract between you and the parties with whom you’re making these arrangements, and even to pay a social worker to check on the motivations of those parties. It’s also legal to cover a surrogate’s out-of-pocket expenses directly related to the pregnancy. What’s not legal is to pay someone for those eggs, that sperm or the use of that uterus. It’s also not legal to pay or be paid for helping to arrange for the services of a surrogate mother. Contravening the act can lead to 10 years in jail or a $500,000 fine. (…)

The Canadian law is written in a way that makes clear that payment to surrogates and egg donors is illegal but suggests certain expenses, with receipts, are okay. As it stands, regulations spelling out what constitutes a permissible expense are still unwritten. As a result, there seems to be a great deal of wiggle room for IPs who want to be generous. (…)

Even if everything worked as the law intended, it’s a stretch to suggest that Canadian baby making is non-commercial. It’s a lucrative business for fertility law specialists. Legal fees for a surrogacy agreement drawn up on behalf of the IPs can cost anywhere from $2,500 to $4,000. The surrogate’s representation in the negotiation typically costs just over $1,000. There is another legal fee of $3,000 to $6,000 to apply for a declaration of parentage, which ensures that a baby is the legal child of the IPs and not the surrogate.

The medical side isn’t cheap either. A single round of in vitro fertilization, which involves removing eggs from a woman’s body, mixing them with sperm in a glass dish, then slipping embryos back into a uterus with a catheter, can cost about $7,000, and drug costs can double that. Injecting a single sperm directly into an egg (a process known as ICSI) is an additional $1,500. Testing genetics before placing the embryo in the uterus is several thousand more. Testicular sperm extraction, frozen embryo transfer, assisted hatching—it adds up. All told, a single attempt at pregnancy via IVF can total $20,000. And since there is a less than 25  per cent chance that a child will result, many couples end up trying more than once.

riporto anche una tabella da queste pagine:

https://surrogacy.ca/services/the-cost-of-surrogacy.html

costi-canada

 

Contract Children. Questioning surrogacy

2 ottobre 2015 Posted by admin

Il mio ultimo libro, “Contract children. Questioning surrogacy”  (Ibidem, Stoccarda 2015), è disponibile da ottobre nelle librerie che lo ordinano.

La tesi politica del libro – che raccoglie una riflessione sul significato di “famiglia” sotto il patriarcato e oltre, una ricerca sullo statuto giuridico della “surrogazione”, una sintesi di risultati di ricerche etnografiche, e molto altro ancora – si può riassumere in “maternità per altri sì se volontaria e gratuita”.
Sullo stesso argomento su questo sito uno scritto in italiano (La differenza sessuale. Uno scritto a proposito di maternità surrogata) un po’ più antico che argomenta sulla possibilità di contrattualizzare la surrogazione (in molta sintesi anche il testo più recente “La madre dimenticata”), mentre nel libro affronto anche il tema della mercificazione dell’infanzia.
Contract Children
Questioning Surrogacy
Surrogate motherhood is expanding all over the world. Debates
rage over how public policy should consider the signing
away of the parental rights of birth mothers in favor of a
‘commissioning’ couple or an individual.
In this book, Daniela Danna describes the situation in English-speaking
countries and worldwide, from California to Greece,
presenting the legal alternatives regulating (or not) these peculiar
exchanges.
Should surrogacy remain a private agreement? Should it be
treated as an enforceable contract? Are surrogate mothers
workers? What happens inside the countries that have chosen
different ways of handling this new and controversial
matter? And, the most important question of all: How can
we live in this era of new techno-medical possibilities and try
to stay human? Can we resist commodification in the field of
human relations concerning procreation?
Contract Children discusses the different ways available to obtain
a child through surrogate motherhood. It is fundamental
reading for anyone wanting to be involved in the surrogacy
process. It gives prospective surrogate mothers and infertile
couples the background information necessary for their own
informed decision. It is also an essential instrument for policy
makers and activists in the field of women’s rights, social justice,
and children’s rights.
The question of how to publicly deal with surrogate motherhood
touches upon our social vision of motherhood, ultimately
marking the position of women in contemporary society.
ISBN 978-3-8382-0760-5
220 pages, Paperback. € 29,90
Available as Hardcover:
ISBN 978-3-8382-0810-7

Intelligent, compelling and highly readable, Contract Children challenges us to rethink the meanings of motherhood, care and markets before making judgments about the ethics of surrogacy. This is a powerful and original contribution to debates on surrogate motherhood.

Julia O’Connell Davidson, Professor of Sociology, University of Nottingham.

In this book, Daniela Danna proposes thought provocking theses not only on surrogacy, but more generally on gender roles and reproduction in the framework of the contemporary technological and geopolitical lansdscape. Putting an emphaisis on the principal role of birth (surrogate) mothers Danna investigates a number of relevant issues: what is a family in cases of surrogacy? what is the role of fathers – whether they are male or female – what is the best interest of the child?  Is it possible to consider contracts of surrogacy?
Danna pulls the strings of thirty years of reflection on an issue that, from marginal and confined to a few exceptional cases, is spreading across the planet, equally involving its poorest and richest parts. Finally, an intelligent reading on surrogate motherhood, to absorb and utilize in our various fields of action, from the academy in politics, to personal life.

Caterina Botti, docente di Bioetica, Dipartimento di Filosofia Sapienza – Università di Roma

 

Daniela Danna has given us a truly global look at what is called ‘surrogacy,’ and what she more accurately calls ‘contract children.’  She traces the practice of selling ‘gestational services’ or ‘renting wombs’ from its creation in the United States in the 1970’s to its growth as a global industry, showing us the varied legal and social meanings around the world of turning pregnancy into paid labor – and often very poorly paid labor indeed.  What would it mean to value, as she argues we should value, pregnancy and motherhood as the basic social tie, the relationship within which all human life begins?

Barbara Katz Rothman, City University of New York

Leggere questo libro è come salire sul colmo di una montagna e guardare il paesaggio dall’alto. Tutti i particolari che compongono il difficile dibattito sulla maternità surrogata appaiono chiaramente nelle loro interrelazioni. La ricchezza delle fonti e una raffinata sensibilità sociologica accompagnano e supportano la narrazione. Ideale per chi desidera approcciarsi per la prima volta al tema, sarà per i più esperti l’occasione di sperimentare nuovi punti di vista.

La maternità come oggetto di potere, di stigma o di dipendenza, il ruolo riproduttivo della donna durante il suo ciclo di vita e le implicazioni sul lavoro retribuito, il concetto di famiglia e le sue relazioni con il capitale, il rapporto tra natura, tecnologia ed evoluzione biologica, tra individuo e soggetto sociale, l’importanza del simbolico nella definizione culturale dei modelli, la responsabilità individuale e collettiva sui temi della maternità e della riproduzione sono solo alcuni degli ambiti di riflessione che potranno trovare stimoli innovativi dalla lettura del libro.

Stefania Doglioli, presidente del Centro Studi sul Pensiero Femminile, Torino e dell’Associazione XXD