Catania: 17 maggio

22 maggio 2018 Posted by webmater

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Le madri lesbiche tirano la volata alla Gpa

10 maggio 2018 Posted by webmater

https://ilmanifesto.it/le-madri-lesbiche-tirano-la-volata-alla-gpa/

pubblicato sul Manifesto del 9 maggio 2018

 

Le madri lesbiche tiravolata alla Gpa

di Daniela Danna.

 

Un giorno a Torino si registra la figlia di una donna con la sua compagna madre sociale, e il giorno dopo si è travolti da coppie di uomini che ricevono dallo Stato una doppia paternità. La sindaca di Torino rivendica la decisione in termini simmetrici: “ferma volontà di dare pieno riconoscimento alle famiglie di mamme e di papà”. Come se fosse la stessa cosa nascere da una donna che ha una compagna invece che un compagno, insieme alla quale ha deciso di far nascere e allevare il piccolo con il contributo maschile in termini di seme e basta, e nascere invece da una madre retribuita dalla quale si viene separati alla nascita per incontrare all’improvviso il padre biologico – mai stato prima al fianco della madre, che è all’estero – e il suo compagno, in barba alle leggi dello stato italiano.

Lo stato italiano prevede due modi di registrare la filiazione: a seguito del parto per discendenza biologica (sono figlia di una coppia sposata, o di una donna e del suo compagno che mi riconosce alla nascita), oppure l’adozione: mia madre mi ha partorita ma è voluta rimanere anonima e i servizi sociali sono incaricati di trovarmi una famiglia, vagliando la qualità della coppia. (Se nasco da madre single posso anche essere adottata dal compagno o persino dalla compagna di mia madre, che dimostrano di essersi occupati di me.) Il fatto che la decisione sia stata comune in una coppia lesbica dà certamente una base a che lo Stato riconosca la famiglia: per scelta della madre l’altro genitore è una donna invece di un uomo.

Quando due uomini “diventano padri” (o anche un uomo e una donna che vadano ad esempio in Ucraina tornando con un neonato non partorito da nessuno di loro) si appropriano del neonato che necessariamente una donna ha partorito. Come se ne appropriano? Pagandola – il fatto che uno di loro sia padre biologico non è certo sufficiente (in California non è nemmeno necessario). Questo non è possibile in Italia (fortunatamente: sarebbero le donne immigrate, già sfruttate nel segreto delle case come badanti, ad essere ingaggiate per questo ulteriore sfruttamento), ma è possibile in alcuni stati stranieri. Accettare i certificati di nascita di questi stati e registrarli all’anagrafe significa accettare la pratica di mettere sotto contratto una donna, come se fosse un contenitore di figli altrui, al fine di separare il neonato da sua madre, cosa che va contro il diritto umano di continuità nella vita familiare. Al momento in Italia, questo diritto può rimanere inadempiuto solo per cause di forza maggiore, e il neonato va in adozione. Ma il diritto, sancito anche dalla Convenzione di Stoccolma, non può e non deve essere calpestato da un pagamento – che lo si chiami “rimborso spese” aggiunge al danno la beffa.  E come ha scritto Silvia Niccolai, il corpo di una donna non è suo perché lo metta sul mercato nella capacità materna, e nemmeno il neonato è una proprietà cedibile.

Una donna lesbica può – trovando disponibile del seme maschile (banca del seme, accordi privati) – fare tutti i figli che vuole, ed è giusto che la sua compagna partecipi della maternità decisa in comune. Un uomo gay dovrebbe poter adottare, o persino mettersi d’accordo con una donna per avere figli, ma è inaccettabile che la naturalità della filiazione delle donne lesbiche venga usata come paravento per la mercificazione della gravidanza e dei neonati. E ancora più inaccettabili sono le prevedibili repliche di chi dirà che “quella non è una madre ma una portatrice perché lei si vuole chiamare così”, come se il neonato non avesse cognizione del corpo materno nel quale si è sviluppato, delle sue emozioni, dei suoi sapori, dei suoi suoni. Chiedetelo al neonato chi è sua madre, quando si fa strada per raggiungere il capezzolo che lo nutrirà, quando si sente rassicurato dalla presenza del corpo materno.

Le lesbiche addormentate

Qualche giorno dopo il quotidiano, direi ormai allo sbando, pubblica un inconsistente appello di più di cento lesbiche – alcune purtroppo le conosco – che sostanzialmente mi dicono di tapparmi la bocca perché a loro la Gpa non interessa, e comunque è uno sfruttamento come un altro. Rispondo con questa lettera alle “Cento lesbiche talmente stanche da essersi addormentate”, grata per l’opportunità di una bella ciranata (“Alla porta di Nèl!”):

Spett. Redazione del Manifesto,

le lamentele delle 100 lesbiche stanche vanno indirizzate più correttamente non alla sottoscritta ma a Famiglie Arcobaleno, che ha imposto al movimento Lgbt (con pronta adesione della parte maschile) la rivendicazione della compravendita di neonati, con “portatrice” retribuita e trattata dalla legge come un’operaia della gravidanza a cui naturalmente si toglie il prodotto.

Non solo nessuna è obbligata a diventare madre, ma non rientra in nessun caso nell’autodeterminazione delle donne sul proprio corpo la facoltà, legale in alcuni stati, di disporre del proprio neonato per venderlo o (quasi mai) regalarlo. Che i figli siano desiderati e nascano desiderati è l’essenza dell’autodeterminazione femminile – non sto e non stiamo dicendo proprio nulla di nuovo.

Il neoliberismo avanza con la surrogazione di maternità, come con gli ormoni agli inesistenti “bambini trans”, con la regolamentazione della prostituzione, tutti mercati che gli stati creano in questo momento di crisi e che il movimento Lgbt (almeno in una sua parte) promuove. Tacciamo, e intimiamo al silenzio, e ne saremo complici.

Quanto alle accuse di essere di destra, vorrei citare Totò: “Ma mi facci il piacere!”

E poi… cento contro una! Chi ha paura di chi?

Un sorriso

Daniela Danna

Comunicato stampa di ArciLesbica

28 aprile 2018 Posted by webmater

Sulle dichiarazioni della Sindaca di Torino Appendino, che ha registrato alla nascita la figlia di una coppia di donne e vorrebbe fare altrettanto con coppie di uomini… da dove hanno preso il neonato?

SI NASCE DA MADRE, NO A FALSE SIMMETRIE
ArciLesbica accoglie con grande soddisfazione la notizia della registrazione all’anagrafe del figlio voluto da una coppia di donne e partorito da una di loro, che ha di fatto conferito la genitorialità alla sua compagna.
Il diritto non può essere neutro nelle questioni legate alla procreazione, dove i corpi e le loro relazioni nella filiazione sono diversi per maschi e femmine: contributo del seme versus relazione fisica, psicologica e sociale della gravidanza, e atto di potenza e coraggio del parto.
Il principio antico della legge romana “il padre è colui che ha sposato la madre” e “la madre è colei che partorisce”, legge su cui si basa il nostro diritto, può essere fatto valere nelle situazioni odierne in cui finalmente è socialmente possibile che una donna condivida la propria esistenza con un’altra donna. La maternità, scelta e voluta all’interno della coppia, anche di diritto dovrebbe conferire un pubblico riconoscimento a chi la madre ha scelto come compagna nel suo percorso di vita.
Sarebbe ovviamente assurdo usare una falsa simmetria (di corpi e relazioni non uguali!) per affermare che un padre biologico, che non ha avuto la primaria relazione con il figlio partorito da un’altra, possa conferire alcunché.
Ribadiamo che non esiste una cosa chiamata “omogenitorialità”, perché le coppie di donne possono avere figli solo con il seme di un terzo, estraneo alla coppia, mentre le coppie di uomini non possono rimanere gravide e poi partorire.
Di fatto e di diritto, il riconoscimento di due uomini soli e del figlio di uno di loro come famiglia all’anagrafe significherebbe incoraggiare i gay facoltosi a utilizzare la strada aperta all’estero del pagamento di una donna perché si separi dalla sua prole, commissionata per l’occasione. Questo va contro il diritto corrente, i diritti umani delle donne, l’autodeterminazione femminile, ridotta ad assenso retribuito per l’abbandono programmato di neonati.

Bergamo, 28 aprile

14 aprile 2018 Posted by webmater

Alle 19.30 presentazione nell’ambito della  Fiera dei librai allo Spazio incontri  :

Daniela Danna / Maternità. Surrogata?/ Asterios 2017

Che cos’è la maternità? Che cosa diventa la maternità quando è “surrogata”? Si tratta di un contratto, della creazione di un mercato per la filiazione (in astratto, in concreto di neonati). Il libro ci racconta che cosa ci aspetta se la regolamenteremo, sulla base delle esperienze di paesi come la California, il Canada, l’India, Israele, la Grecia, la Gran Bretagna e i pochi altri dove questa transazione commerciale (anche laddove viene chiamata “altruistica”, dal momento che generosi “rimborsi spese” sono sempre previsti per convincere le donne a prestarsi) è stata creata nel diritto e quindi nella società.

con l’autrice Daniela Danna

a cura di Città delle Mille

 

Milano, 24 aprile

14 aprile 2018 Posted by webmater

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Magenta 17 marzo 2018

14 marzo 2018 Posted by webmater

“Di cosa parliamo quando parliamo di Maternità Surrogata?”

Registrazione dell’incontro: https://www.dropbox.com/s/s1y49tinkruoqcd/magenta.MP3?dl=0

Sabato 17 marzo 2018 alle ore 16 in Sala Galli entrata dal Comune in Piazza Formenti,3. Conferenza con la presenza autrice del libro : “Fare un figlio per altri è giusto” Falso! Daniela Danna scrittrice Sociologa dell’ Università di Milano. Conferenza organizzata dall’ Associazione Le Rose di Gertrude in collaborazione con l’ Associazione Arcilesbica di Milano Zami. Moderatrice la Professoressa Silvia Minardi, docente e scrittrice. Patrocinata dai Comuni di Corbetta e Inveruno. La cittadinanza è invitata.
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La Santa Alleanza delle donne contenitrici

12 marzo 2018 Posted by webmater

Pubblicato sulla 27ima ora

http://27esimaora.corriere.it/18_febbraio_27/gestazione-altri-dibattiti-santa-alleanza-donne-contenitrici-37f6df58-1bcb-11e8-812e-cc191dd87fa8.shtml

Propaganda all’utero in affitto come aggiornamento professionale?

4 marzo 2018 Posted by webmater

Il 10 marzo a Roma si terrà un convegno organizzato dal Gruppo Dedalo (Provider di crediti ECM per conto del Ministero dell’Istruzione) intitolato “Gestazione per altre ed altri. Genitorialità tra desideri, diritti e doveri. Aspetti psicologici, giuridici e socio-antropologici” e pubblicizzato da Famiglie Arcobaleno, al termine del quale verranno rilasciati 3 crediti ECM validi per l’aggiornamento professionale di Area Medico-Psicologica e Legale.

L’iniziativa, per i motivi che illustriamo oltre, non si configura affatto come convegno scientifico sul tema, ma come pura opera di propaganda da parte di Famiglie Arcobaleno su di un loro obiettivo politico. Questa associazione vuole l’introduzione della surrogazione di maternità in Italia, mentre nel nostro paese tali contratti non sono ammessi perché rendono la gravidanza un servizio commerciabile e i neonati una merce. Nei paesi dove sono legali, questi contratti costringono le donne che li firmano (sempre per denaro, anche se chiamato “rimborso spese”: non lo farebbero se non venissero pagate) ad adempierli separandosi dai propri neonati, anche se alla fine della gravidanza non vogliono più farlo; ad abortire o non abortire a comando; a sottoporsi a privazioni e a esami che “migliorino” e/o dimostrino la qualità della preziosa merce che portano in grembo.

L’introduzione di regolamenti sulla surrogazione di maternità significherebbe, di fatto, introdurre in Italia questo istituto giuridico, che ammette che una donna possa mettere sul mercato il suo rapporto di filiazione con un nascituro – in concreto mettendo sul mercato la sua capacità di procreare e il nascituro stesso. Anche gli Stati che dichiarano che questa alienazione della filiazione può avvenire solo in forma “altruistica”, prevedono sempre cospicui rimborsi spese per motivare le donne a farsi veicolo della finzione che il nascituro che portano sia “di altri” (infatti la chiamano “gestazione per altri”).
Tra i relatori di questo convegno di presunto “aggiornamento professionale” per medici, avvocati, psicologi, non troviamo alcuna delle principali esperte italiane autrici di libri e articoli sul tema della surrogazione di maternità come Laura Corradi, Daniela Danna, Luisa Muraro, Silvia Niccolai, Marina Terragni. La ragione del mancato invito a queste autrici accademiche e/o femministe è chiara: condividono una posizione critica sull’istituto giuridico della Gestazione per altri (Gpa), assente nel nostro ordinamento (per buona causa).
Troviamo altre caratteristiche squalificanti per il conferimento dei crediti ECM – crediti che il Ministero dovrebbe ritirare – come il conflitto di interessi nel presentare come scientificamente positivo questo istituto giuridico da parte di relatori che professionalmente forniscono informazioni legali sulla Gpa all’estero o che addirittura fanno ricerca finanziata da una clinica che organizza le surrogazioni di maternità negli Usa. Molti poi non hanno pubblicato alcuna ricerca sul tema del convegno. Persino l’esperto internazionale chiamato a intervenire (lo psicologo Jadva di Cambridge) non ha studiato le famiglie dei gay che hanno usato i contratti di Gpa rappresentate in Famiglie Arcobaleno, ma solo quelle degli eterosessuali. Inoltre i risultati delle ricerche del Gruppo di Cambridge sono (ovviamente) relativi a campioni autoselezionati, e rivelano che a distanza di tempo tutto si aggiusta, che le madri retribuite (che Famiglie Arcobaleno – come tutti i contratti nei paesi che li ammettono – chiama “portatrici”, come se trasportassero oggetti) non diventano pazze, che i bambini fortunatamente crescono bene… Che cosa ha a che fare questo con la questione etica della commerciabilità della filiazione? Della programmata separazione di un neonato da sua madre, in violazione del suo diritto umano di continuità nella vita familiare? Si sopravvive e ci si aggiusta a tante cose, non per questo le dobbiamo ritenere legittime e legalizzabili.
I partecipanti al convegno secondo regolamento ministeriale dovranno essere 25 e dovranno dimostrare di avere imparato… cosa? Una tesi politica, ci sembra. Il criterio di scelta delle persone invitate sembra essere stato esclusivamente la simpatia per la causa portata avanti da Famiglie Arcobaleno: l’introduzione della Gpa in Italia (12 parameters for the ethical use of surrogacy, settembre 2016 http://www.menhavingbabies.org/advocacy/ethical-surrogacy/), o magari soltanto la simpatia per la formazione di famiglie non eterosessuali (ingiustamente vituperate), contro le quali anche noi non abbiamo nulla di per sé, dal momento che anzi ci auguriamo che l’adozione possa essere richiesta anche da gay e lesbiche e che le madri possano condividere legalmente la maternità con le loro compagne.

Ci auguriamo, infine, che almeno alcuni tra le e gli invitati a parlare (contrariamente alle aspettative degli organizzatori) esprimano una posizione di contrarietà all’introduzione di questo commercio – ad esempio sottolineando con fermezza la giusta inammissibilità dei contratti di compravendita di filiazione/gravidanza/neonati rispetto al nostro ordinamento: consideriamo il minimo comun denominatore di coloro che si definiscono femministe il voler mantenere la libera disponibilità della sessualità e della capacità procreativa delle donne, che non si deve perdere con la legalizzazione di contratti di Gpa, che in genere – negli USA e altrove – prevedono anche la perdita dell’autodeterminazione sull’interruzione della gravidanza.

 

Associazione Nazionale ArciLesbica

Laboratorio Donnae

RUA

Se non ora quando-Libere

Laura Piretti e Vittoria Tola – UDI

Roberta Trucco per Senonoraquando Genova

Daniela Danna, autrice di Maternità. Surrogata? (Trieste 2017)

Gabriella Ferrari Bravo

Monica Ricci Sargentini, giornalista, autrice di inchieste sulla surrogazione

Paola Tavella, giornalista, scrittrice, esperta di comunicazione

Articolo su Paginauno

16 febbraio 2018 Posted by webmater

Il Movimento LGBT e la maternità surrogata: corpi in vendita o resistenza alla mercificazione?

è uscito su Paginauno, si può scaricare il pdf

http://www.rivistapaginauno.it/

Novità editoriale: monografia sulla Gpa

25 novembre 2017 Posted by webmater

Maternità. Surrogata?

Che cos’è la maternità? Che cosa diventa la maternità quando è “surrogata”? Si tratta di un contratto, della creazione di un mercato per la filiazione (in astratto, in concreto di neonati). Il libro ci racconta che cosa ci aspetta se la regolamenteremo, sulla base delle esperienze di paesi come la California, il Canada, l’India, Israele, la Grecia, la Gran Bretagna e i pochi altri dove questa transazione commerciale (anche laddove viene chiamata “altruistica”, dal momento che generosi “rimborsi spese” sono sempre previsti per convincere le donne a prestarsi) è stata creata nel diritto e quindi nella società.

Bello vedere quante persone si impegnino a convincerci della bellezza di esercitare le uniche libertà che il patriarcato ha sempre riconosciuto con entusiasmo alle donne: prestare servizi sessuali e/o servizi riproduttivi a richiesta del medesimo.
Paola Mazzei

Sono ormai lontani i tempi in cui le donne venivano venerate per le loro capacità di dare la vita (qualcuno dice che questi tempi non siano mai esistiti…), quando il “linguaggio della Dea” si esprimeva nei simboli del femminile, le statuette paleolitiche dell’abbondanza materna – larghi seni e larghi fianchi – oggetti di meraviglia e adorazione per la continuità della vita e della Natura. Il potere procreativo delle donne è stato piegato ai bisogni degli uomini, soggiogato dagli déi maschili. Nel patriarcato, le donne sono state schiavizzate, obbligate a dare alla luce l’erede maschio dei loro padroni, alle loro condizioni. Abbiamo combattuto contro tutto questo, per riprenderci il potere sulle nostre vite e poter essere capaci di fare delle scelte. Ci sforziamo ancora d’essere viste come esseri umani al pari degli uomini, gli eredi della tradizione patriarcale che da loro più valore che alle donne – mentre tante di noi sono ancora costrette a portare in grembo quegli eredi. L’istituzione giuridica della surrogazione riafferma questo obbligo, questa volta in forma contrattuale invece che attraverso il matrimonio con lo status di moglie-riproduttrice. Non è progresso: dopo il femminismo degli anni ’70, è un regresso. E questi eredi servono al feticcio della “crescita economica”, cioè all’espansione del capitale: sono la forza lavoro e i consumatori del futuro, necessari in numero crescente per perpetuare l’inarrestabile ciclo capitalista che riduce ogni cosa al denaro, disdegnando l’ecologia e l’umanità – ma soprattutto la donnità.

PRIMA DI ACQUISTARE LEGGI LE PRIME 50 PAGINE.

http://www.asterios.it/catalogo/maternità-surrogata