Category: ‘Gpa-maternità surrogata’

I convegni sulla surrogazione di maternità

24 maggio 2018 Posted by webmater

Società italiane di varie figure professionali (e non) femminili, centri universitari sul gender, o altri centri studi promuovono da un paio d’anni a questa parte numerose iniziative sulla surrogazione di maternità, chiamata in vari modi e sempre legittimata da fior di femministe. Si sono tutte bevute la balla dell’autodeterminazione? Lo faranno anche il 25 a Torino?

Ormai di routine scrivo lettere simili a questa, inviata a promotori e partecipanti all’iniziativa di domani:

 

Il giorno 8 maggio 2018 11:03, Daniela Danna ha scritto:

care colleghe, prendendo atto del fatto che mai in simili occasioni vengo invitata, benché sia l’accademica italiana con più ricerca e pubblicazioni sul tema surrogazione di maternità, vi segnalo i miei ultimi lavori sperando che almeno troviate il tempo di documentarvi leggendo chi da più di dieci anni riflette e da almeno cinque scrive su questa pratica:

il libro Maternità. Surrogata? per maggiori informazioni sulla Gpa, sulla sua storia e sulla sua realtà nei paesi che ammettono questo istituto giuridico: http://www.asterios.it/catalogo/maternit%C3%A0-surrogata più ricco e aggiornato, diverso nelle conclusioni dal mio precedente lavoro Contract Children. Questioning surrogacy (Ibidem 2015);
l’articolo a proposito di Gpa e movimento Lgbt: “Il Movimento LGBT e la maternità surrogata: corpi in vendita o resistenza alla mercificazione?”, in PaginaUno, lo trovate qui:
http://www.rivistapaginauno.it/;
segnalo anche il prossimo convegno di ArciLesbica “Che cosa è successo alle donne?”: http://www.arcilesbica.it/scuola-lesbica-estiva/
mi sembra che si stia passando un po’ troppo velocemente a riflessioni tecnico-giuridiche su quello che, come anche il vostro titolo segnala, è un tema di grandissima rilevanza sociale, terreno di scontro tra concezioni diverse dei riflessi giuridici che deve avere la differenza di genere, oltre che le disuguaglianze socio-economiche.
immagino che i mancati inviti, tra cui il vostro, siano dovuti ai veti di Famiglie Arcobaleno. Questa associazione, di cui Marco Gattuso è un esponente, ha sottoscritto un documento in cui si richiede alle donne l’obbligo di separarsi dalla prole se la gravidanza è cominciata con una loro promessa (per cui FA vuole introdurre un valore legale, che di fatto impedisce una vera autodeterminazione) 12 parameters for the ethical use of surrogacy, settembre 2016  http://www.menhavingbabies.org/advocacy/ethical-surrogacy/
mi auguro che il futuro dibattito non faccia sconti a un’associazione che si propone di calpestare in questo modo la volontà delle “portatrici” che diventano madri e vogliono continuare ad esserlo.
testimoniare i “casi felici” distoglie l’attenzione da quelli, numerosi anche se non maggioritari, in cui i neonati vengono separati dalle madri non solo contro la loro volontà, ma contro la volontà delle madri stesse (ma in questioni di violenza di questa gravità non è la frequenza a contare).
ciò è possibile perché la gpa (come dice il suo nome: gestazione per altri) non è un atto volontario di donne autodeterminate, ma un contratto in cui le donne si obbligano a cedere neonati in cambio del denaro che ricevono (le altre componenti, sociali, dello scambio possono essere o non essere presenti).
FA è composta da coppie maschili che sono nella loro totalità (mi baso sulla loro presa di parola pubblica) diventati padri in virtù di questi contratti, e non certo della libera volontà di donne autonome – a meno di non volere identificare, à la neoliberale, la firma di un contratto come la massima espressione di autodeterminazione, non importa il suo contenuto
richiamo la vostra attenzione anche su questo commento di un sito di informazione gay al più recente caso di cui la stampa ha dato notizia, significativo per la connotazione data ai protagonisti della terribile vicenda: http://www.gay.it/attualita/news/gpa-madre-surrogata-cambia-ideacordialmente
daniela danna

Di solito, come è successo in questo caso, mi rispondono che si tratta di cose tecniche, rispondono cioè che solo i sommi sacerdoti del diritto sarebbero in grado di capire bene di cosa si tratta quando si mettono le donne a fare le fattrici a pagamento. “Autonomia” del diritto (su questa concezione del diritto vedi le considerazioni di Silvia Niccolai nei suoi ultimi lavori nei volumi Femminismo ed esperienza giuridica e Maternità, filiazione, genitorialità), specificità della disciplina, un conto sono le beghe tra associazioni e un conto l’olimpo della discussione accademica.
Ovviamente non è vero nulla: le “tecniche” giuriste che sono contrarie all’introduzione nel nostro ordinamento di questo nuovo istituto non sono parimenti invitate a condividere il loro specialistico sapere.
Aggiungerei anche – non lo metto in queste lettere perché è roba un po’ forte – che l’argomento che le portatrici sono felici di esserlo va in perfetto parallelo con quel che fanno i negazionisti della schiavitù, i simpatizzanti (ed eredi) degli stati schiavisti del sud degli stati uniti, che portano tonnellate di testimonianze su quanto gli schiavi fossero felici. E sono testimonianze assolutamente vere, raccolte nelle storie orali degli anni Trenta. Basta sceglierle.
Infine: come concordato o lanciato nel convegno di novembre scorso a Roma tra le associazioni lgbt, i Pride di quest’anno chiedono “il riconoscimento della filiazione alla nascita nelle coppie same-sex”.
Traduco per chi non sa il surrogatese: chiedono la legalizzazione della surrogazione di maternità così come è configurata negli Usa (in California, dove vanno di solito le coppie gay facoltose, o aiutate dai genitori): contratti vincolanti e libero mercato dei compensi (anche lì sono “rimborsi spese” esentasse), oppure in Canada, dove si dice “altruistica” e si intende: pre-birth orders (bambini assegnati giuridicamente ai “genitori”, cioè ai committenti, prima ancora che nascano) e naturalmente “rimborsi spese” per tutti – esclusi medici e avvocati che riscuotono il loro giusto compenso.

Le madri lesbiche tirano la volata alla Gpa

10 maggio 2018 Posted by webmater

https://ilmanifesto.it/le-madri-lesbiche-tirano-la-volata-alla-gpa/

pubblicato sul Manifesto del 9 maggio 2018

Comunicato stampa di ArciLesbica

28 aprile 2018 Posted by webmater

Sulle dichiarazioni della Sindaca di Torino Appendino, che ha registrato alla nascita la figlia di una coppia di donne e vorrebbe fare altrettanto con coppie di uomini… da dove hanno preso il neonato?

SI NASCE DA MADRE, NO A FALSE SIMMETRIE
ArciLesbica accoglie con grande soddisfazione la notizia della registrazione all’anagrafe del figlio voluto da una coppia di donne e partorito da una di loro, che ha di fatto conferito la genitorialità alla sua compagna.
Il diritto non può essere neutro nelle questioni legate alla procreazione, dove i corpi e le loro relazioni nella filiazione sono diversi per maschi e femmine: contributo del seme versus relazione fisica, psicologica e sociale della gravidanza, e atto di potenza e coraggio del parto.
Il principio antico della legge romana “il padre è colui che ha sposato la madre” e “la madre è colei che partorisce”, legge su cui si basa il nostro diritto, può essere fatto valere nelle situazioni odierne in cui finalmente è socialmente possibile che una donna condivida la propria esistenza con un’altra donna. La maternità, scelta e voluta all’interno della coppia, anche di diritto dovrebbe conferire un pubblico riconoscimento a chi la madre ha scelto come compagna nel suo percorso di vita.
Sarebbe ovviamente assurdo usare una falsa simmetria (di corpi e relazioni non uguali!) per affermare che un padre biologico, che non ha avuto la primaria relazione con il figlio partorito da un’altra, possa conferire alcunché.
Ribadiamo che non esiste una cosa chiamata “omogenitorialità”, perché le coppie di donne possono avere figli solo con il seme di un terzo, estraneo alla coppia, mentre le coppie di uomini non possono rimanere gravide e poi partorire.
Di fatto e di diritto, il riconoscimento di due uomini soli e del figlio di uno di loro come famiglia all’anagrafe significherebbe incoraggiare i gay facoltosi a utilizzare la strada aperta all’estero del pagamento di una donna perché si separi dalla sua prole, commissionata per l’occasione. Questo va contro il diritto corrente, i diritti umani delle donne, l’autodeterminazione femminile, ridotta ad assenso retribuito per l’abbandono programmato di neonati.

Magenta 17 marzo 2018

14 marzo 2018 Posted by webmater

“Di cosa parliamo quando parliamo di Maternità Surrogata?”

Registrazione dell’incontro: https://www.dropbox.com/s/s1y49tinkruoqcd/magenta.MP3?dl=0

Sabato 17 marzo 2018 alle ore 16 in Sala Galli entrata dal Comune in Piazza Formenti,3. Conferenza con la presenza autrice del libro : “Fare un figlio per altri è giusto” Falso! Daniela Danna scrittrice Sociologa dell’ Università di Milano. Conferenza organizzata dall’ Associazione Le Rose di Gertrude in collaborazione con l’ Associazione Arcilesbica di Milano Zami. Moderatrice la Professoressa Silvia Minardi, docente e scrittrice. Patrocinata dai Comuni di Corbetta e Inveruno. La cittadinanza è invitata.
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La Santa Alleanza delle donne contenitrici

12 marzo 2018 Posted by webmater

Pubblicato sulla 27ima ora

http://27esimaora.corriere.it/18_febbraio_27/gestazione-altri-dibattiti-santa-alleanza-donne-contenitrici-37f6df58-1bcb-11e8-812e-cc191dd87fa8.shtml

Propaganda all’utero in affitto come aggiornamento professionale?

4 marzo 2018 Posted by webmater

Il 10 marzo a Roma si terrà un convegno organizzato dal Gruppo Dedalo (Provider di crediti ECM per conto del Ministero dell’Istruzione) intitolato “Gestazione per altre ed altri. Genitorialità tra desideri, diritti e doveri. Aspetti psicologici, giuridici e socio-antropologici” e pubblicizzato da Famiglie Arcobaleno, al termine del quale verranno rilasciati 3 crediti ECM validi per l’aggiornamento professionale di Area Medico-Psicologica e Legale.

L’iniziativa, per i motivi che illustriamo oltre, non si configura affatto come convegno scientifico sul tema, ma come pura opera di propaganda da parte di Famiglie Arcobaleno su di un loro obiettivo politico. Questa associazione vuole l’introduzione della surrogazione di maternità in Italia, mentre nel nostro paese tali contratti non sono ammessi perché rendono la gravidanza un servizio commerciabile e i neonati una merce. Nei paesi dove sono legali, questi contratti costringono le donne che li firmano (sempre per denaro, anche se chiamato “rimborso spese”: non lo farebbero se non venissero pagate) ad adempierli separandosi dai propri neonati, anche se alla fine della gravidanza non vogliono più farlo; ad abortire o non abortire a comando; a sottoporsi a privazioni e a esami che “migliorino” e/o dimostrino la qualità della preziosa merce che portano in grembo.

L’introduzione di regolamenti sulla surrogazione di maternità significherebbe, di fatto, introdurre in Italia questo istituto giuridico, che ammette che una donna possa mettere sul mercato il suo rapporto di filiazione con un nascituro – in concreto mettendo sul mercato la sua capacità di procreare e il nascituro stesso. Anche gli Stati che dichiarano che questa alienazione della filiazione può avvenire solo in forma “altruistica”, prevedono sempre cospicui rimborsi spese per motivare le donne a farsi veicolo della finzione che il nascituro che portano sia “di altri” (infatti la chiamano “gestazione per altri”).
Tra i relatori di questo convegno di presunto “aggiornamento professionale” per medici, avvocati, psicologi, non troviamo alcuna delle principali esperte italiane autrici di libri e articoli sul tema della surrogazione di maternità come Laura Corradi, Daniela Danna, Luisa Muraro, Silvia Niccolai, Marina Terragni. La ragione del mancato invito a queste autrici accademiche e/o femministe è chiara: condividono una posizione critica sull’istituto giuridico della Gestazione per altri (Gpa), assente nel nostro ordinamento (per buona causa).
Troviamo altre caratteristiche squalificanti per il conferimento dei crediti ECM – crediti che il Ministero dovrebbe ritirare – come il conflitto di interessi nel presentare come scientificamente positivo questo istituto giuridico da parte di relatori che professionalmente forniscono informazioni legali sulla Gpa all’estero o che addirittura fanno ricerca finanziata da una clinica che organizza le surrogazioni di maternità negli Usa. Molti poi non hanno pubblicato alcuna ricerca sul tema del convegno. Persino l’esperto internazionale chiamato a intervenire (lo psicologo Jadva di Cambridge) non ha studiato le famiglie dei gay che hanno usato i contratti di Gpa rappresentate in Famiglie Arcobaleno, ma solo quelle degli eterosessuali. Inoltre i risultati delle ricerche del Gruppo di Cambridge sono (ovviamente) relativi a campioni autoselezionati, e rivelano che a distanza di tempo tutto si aggiusta, che le madri retribuite (che Famiglie Arcobaleno – come tutti i contratti nei paesi che li ammettono – chiama “portatrici”, come se trasportassero oggetti) non diventano pazze, che i bambini fortunatamente crescono bene… Che cosa ha a che fare questo con la questione etica della commerciabilità della filiazione? Della programmata separazione di un neonato da sua madre, in violazione del suo diritto umano di continuità nella vita familiare? Si sopravvive e ci si aggiusta a tante cose, non per questo le dobbiamo ritenere legittime e legalizzabili.
I partecipanti al convegno secondo regolamento ministeriale dovranno essere 25 e dovranno dimostrare di avere imparato… cosa? Una tesi politica, ci sembra. Il criterio di scelta delle persone invitate sembra essere stato esclusivamente la simpatia per la causa portata avanti da Famiglie Arcobaleno: l’introduzione della Gpa in Italia (12 parameters for the ethical use of surrogacy, settembre 2016 http://www.menhavingbabies.org/advocacy/ethical-surrogacy/), o magari soltanto la simpatia per la formazione di famiglie non eterosessuali (ingiustamente vituperate), contro le quali anche noi non abbiamo nulla di per sé, dal momento che anzi ci auguriamo che l’adozione possa essere richiesta anche da gay e lesbiche e che le madri possano condividere legalmente la maternità con le loro compagne.

Ci auguriamo, infine, che almeno alcuni tra le e gli invitati a parlare (contrariamente alle aspettative degli organizzatori) esprimano una posizione di contrarietà all’introduzione di questo commercio – ad esempio sottolineando con fermezza la giusta inammissibilità dei contratti di compravendita di filiazione/gravidanza/neonati rispetto al nostro ordinamento: consideriamo il minimo comun denominatore di coloro che si definiscono femministe il voler mantenere la libera disponibilità della sessualità e della capacità procreativa delle donne, che non si deve perdere con la legalizzazione di contratti di Gpa, che in genere – negli USA e altrove – prevedono anche la perdita dell’autodeterminazione sull’interruzione della gravidanza.

 

Associazione Nazionale ArciLesbica

Laboratorio Donnae

RUA

Se non ora quando-Libere

Laura Piretti e Vittoria Tola – UDI

Roberta Trucco per Senonoraquando Genova

Daniela Danna, autrice di Maternità. Surrogata? (Trieste 2017)

Gabriella Ferrari Bravo

Monica Ricci Sargentini, giornalista, autrice di inchieste sulla surrogazione

Paola Tavella, giornalista, scrittrice, esperta di comunicazione

Articolo su Paginauno

16 febbraio 2018 Posted by webmater

Il Movimento LGBT e la maternità surrogata: corpi in vendita o resistenza alla mercificazione?

è uscito su Paginauno, si può scaricare il pdf

http://www.rivistapaginauno.it/

Novità editoriale: monografia sulla Gpa

25 novembre 2017 Posted by webmater

Maternità. Surrogata?

Che cos’è la maternità? Che cosa diventa la maternità quando è “surrogata”? Si tratta di un contratto, della creazione di un mercato per la filiazione (in astratto, in concreto di neonati). Il libro ci racconta che cosa ci aspetta se la regolamenteremo, sulla base delle esperienze di paesi come la California, il Canada, l’India, Israele, la Grecia, la Gran Bretagna e i pochi altri dove questa transazione commerciale (anche laddove viene chiamata “altruistica”, dal momento che generosi “rimborsi spese” sono sempre previsti per convincere le donne a prestarsi) è stata creata nel diritto e quindi nella società.

Bello vedere quante persone si impegnino a convincerci della bellezza di esercitare le uniche libertà che il patriarcato ha sempre riconosciuto con entusiasmo alle donne: prestare servizi sessuali e/o servizi riproduttivi a richiesta del medesimo.
Paola Mazzei

Sono ormai lontani i tempi in cui le donne venivano venerate per le loro capacità di dare la vita (qualcuno dice che questi tempi non siano mai esistiti…), quando il “linguaggio della Dea” si esprimeva nei simboli del femminile, le statuette paleolitiche dell’abbondanza materna – larghi seni e larghi fianchi – oggetti di meraviglia e adorazione per la continuità della vita e della Natura. Il potere procreativo delle donne è stato piegato ai bisogni degli uomini, soggiogato dagli déi maschili. Nel patriarcato, le donne sono state schiavizzate, obbligate a dare alla luce l’erede maschio dei loro padroni, alle loro condizioni. Abbiamo combattuto contro tutto questo, per riprenderci il potere sulle nostre vite e poter essere capaci di fare delle scelte. Ci sforziamo ancora d’essere viste come esseri umani al pari degli uomini, gli eredi della tradizione patriarcale che da loro più valore che alle donne – mentre tante di noi sono ancora costrette a portare in grembo quegli eredi. L’istituzione giuridica della surrogazione riafferma questo obbligo, questa volta in forma contrattuale invece che attraverso il matrimonio con lo status di moglie-riproduttrice. Non è progresso: dopo il femminismo degli anni ’70, è un regresso. E questi eredi servono al feticcio della “crescita economica”, cioè all’espansione del capitale: sono la forza lavoro e i consumatori del futuro, necessari in numero crescente per perpetuare l’inarrestabile ciclo capitalista che riduce ogni cosa al denaro, disdegnando l’ecologia e l’umanità – ma soprattutto la donnità.

PRIMA DI ACQUISTARE LEGGI LE PRIME 50 PAGINE.

http://www.asterios.it/catalogo/maternità-surrogata

La dichiarazione di guerra del movimento LGBT alle donne

23 novembre 2017 Posted by webmater

http://www.gay.it/attualita/news/gpa-madre-surrogata-cambia-idea

C’è scritto che il bambino nato da una donna non è niente per lei, appartiene ai “padri”. C’è scritto che la Gran Bretagna ha bisogno di regolamenti, come se non li avesse – il problema è che questi regolamenti non strappano subito una neonata alla madre se questa si è impegnata in una Gravidanza Per Altri, ma ci vuole un giudice per farlo. Ricordo che si tratta di “gpa altruistica”, e il modello legislativo da cui la GB è partita trent’anni fa è quello oggi proposto da L’altraArciLesbica

Prima era solo Famiglie arcobaleno, ora è senso comune tra gli LGBT

fino a quando le lesbiche e le altre donne si tapperanno gli occhi?

La Gpa come il Kirby

13 ottobre 2017 Posted by webmater

di Daniela Danna (uscito sulla 27ima ora)

 

Sabato 7 ottobre ho partecipato a Chakra, una trasmissione a favore della Gpa. Non sapevo di essere l’unica voce contraria perché ad esempio la conduttrice non si era mai espressa del tutto a favore. Non sapevo che sarei stata continuamente interrotta, di persona dalla conduttrice o da filmati a senso unico che mostravano la felicità di una committente (“Li ho partoriti io!” ha affermato senza vergogna) e delle lavoratrici che non si sentono schiave, però operaie della gravidanza lo sono. Non sapevo che Nichi Vendola, con il quale è stato deciso non da me di evitare qualunque contatto, sarebbe rimasto gradito ospite fino alla fine della trasmissione, tra sorrisi compiacenti e abbassamento di qualunque decenza nell’accettare sue peculiari espressioni quali “l’ovulo donato”. Signor Vendola, a quanto ammonta il suo contro-dono in denaro alla “donatrice”? E perché progettare un figlio dall’origine frammentata, pagando poi la madre perché glielo consegni?

Molte amiche mi hanno chiesto come ho fatto a rimanere calma. Il fatto è che Michela Murgia mi è simpatica. Di più, ho stima di Michela Murgia. Ha scritto un libro bellissimo, Il mondo deve sapere, dove la protagonista che lavora alle televendite alle casalinghe del Kirby, macchina infernale aspira soldi prima ancora che aspirapolvere, pensa questo del suo capo: “Sarà difficile accompagnarlo al concetto che ci sono cose che non si fanno per soldi a questo mondo”. E stava parlando della vendita di un elettrodomestico. I capi erano esperti di manipolazione emotiva sui loro sottoposti nonché sulle vittime della televendita. La vendita e l’organizzazione della stessa per un neonato non sono molto diverse. La pressione psicologica sulle fornitrici è addirittura formalizzata nelle sedute con la psicologa cui si devono sottoporre (nei paesi ricchi ovviamente – in quelli poveri sono dei contenitori e basta). La retorica dei fautori dell’introduzione di questo commercio chiamato Gpa vede tutte le donne partecipi come volontarie e felici, ma ci sono tantissimi casi di dispute legali, e sono solo la punta dell’iceberg delle esperienze negative che fanno le donne chiamate, con violenza simbolica, “portatrici”: “Se te ne vai, non è perché ti dissoci e questo mondo ti fa schifo. No, ovviamente è perché non sei all’altezza del ruolo”. La frase è della protagonista de Il mondo deve sapere, ma anche alla portatrice che non ce la fa si dice (e lo scrivono le Famiglie Arcobaleno) che è colpa sua, non doveva firmare il contratto, ormai è troppo tardi: consegna il bambino! “Le scienze umane della psicologia sociale in mano a questa gente sono armi di distruzione di massa”, scrive ancora Murgia a proposito del Kirby, che sempre più assomiglia alla Gpa: “Ci si convince che quello che si sta facendo non è una stronzata poco chiara, ma una cosa degna, che fa di noi delle persone con un ruolo nella società che è quello dei buoni, degli utili, dei positivi”. Ci vuole molta autosuggestionabilità, una dote richiesta ai venditori del Kirby, anche per partorire, dire di non essere madre e consegnare ad altri una neonata. Ma in fondo non fanno che ripetere quello che dicono le leggi dei loro paesi: loro non sono assolutamente le madri dal punto di vista legale.

Il mercato della filiazione ha bisogno di regole per esistere. Una volta introdotta la validità del contratto in cui si compravende in astratto la filiazione (ma in concreto il neonato), le leggi poi non sono così tanto diverse da un paese all’altro come Murgia ritiene. Sapete qual è la differenza tra Gpa “commerciale” e “altruistica”? Quella tra la zuppa e il pan bagnato. Nel primo caso si può pagare qualunque somma alla madre retribuita, nel secondo solo “rimborsi spese”, “mancati guadagni”, risarcimenti per il danno biologico che subisce facendo una gravidanza senza nemmeno poi godere della presenza del bambino. Ci sono donne che ne sono morte, in India e negli Usa, perché di gravidanza e parto si può morire anche se è per altri.

In un altro libro, “L’ho uccisa perché l’amavo” (Falso!) che Murgia ha scritto con Floriana Lipperini, le autrici si interrogano sul significato stravolto che nei femminicidi si vuole dare a parole come amore, passione, violenza. Anche nella Gpa “amore” diventa la separazione tra madre e figlia, e la violenza di strappare i figli alle madri che vogliono recedere dal contratto è cancellata e negata. In Inghilterra i tribunali hanno separato una madre dalla figlia di 15 mesi “promessa ad altri”. I committenti diventano i padroni delle donne, e nessuno di loro pensa davvero che il bambino che attendono abbia invece, almeno prioritariamente, il diritto di proseguire la sua relazione con la madre. La gravidanza termina nella maternità, e la maternità deve essere autodeterminata, non eterodeterminata per denaro. Come è possibile volere mettere al mondo bambini che non sono desiderati dalle loro madri? Madre non è “colei che accetta di esserlo”, come ha scritto Murgia sull’Espresso, ma ogni donna che materialmente ha fatto un bambino. Anche nelle adozioni ci sono madri naturali, senza le quali le madri adottive non potrebbero esistere. Le donne possono benissimo scegliere di non essere madri: basta che non rimangano incinte o non portino a termine una gravidanza non desiderata. Di più nei miei due lavori in libreria: “Fare un figlio per altri è giusto” (Falso!) (Laterza 2017) e Maternità. Surrogata? (Asterios 2017), perché la questione della maternità e di come la viviamo e definiamo merita davvero ulteriori approfondimenti, da dibattere con pacatezza ma anche conoscenza.