Category: ‘Gpa-maternità surrogata’

Chi detta l’agenda LGBT?

10 luglio 2018 Posted by webmater

Un comunicato dell’Ufficio nuovi diritti della Cgil nazionale (Pride e documenti politici – Una riflessione) rimprovera i redattori dei documenti politici dei Pride per non aver messo la Gpa tra i diritti da rivendicare. La chiama “una tecnica”, da inserire nella nuova versione della legge 40 (“A chi voglia accedere a queste tecniche”). La Gpa non è una tecnica, ma la gravidanza di una donna, messa al servizio di altri per denaro. L’autodeterminazione che richiede è la facoltà di firmare un contratto – nullo in Italia come nella maggior parte dei paesi d’Europa e del mondo – in cui si rinuncia all’autotutela del proprio corpo e ci si impegna a dare via il corpo altrui, quello del neonato, non certo il proprio. In che senso dunque si tratterebbe di una questione in cui andrebbe affermata l’autodeterminazione delle donne? Non sa la Cgil che nei contratti le donne rinunciano alla decisione sull’aborto a beneficio dei committenti? Come fanno i documenti dei Pride a difendere in una frase la facoltà di ricorrere all’aborto su decisione della donna e in quella successiva a volere la considerazione delle donne come contenitori da cui estrarre “embrioni  ridotti” per volontà altrui? Ecco cosa accade in Canada, il paese indicato come esempio per l’eventuale regolamentazione italiana: una donna – tra le tante – costretta ad abortire con ricatti economici dai suoi committenti (http://nationalpost.com/health/canadian-surrogate-pressured-to-eliminate-baby-from-triplet-pregnancy-by-couple).

Nello stesso comunicato di Nuovi diritti si accenna al pericolo che si rinunci ai “diritti delle persone trans”. Azzardo l’illazione che questi “diritti” siano l’introduzione alle “terapie” di blocco della pubertà ai minorenni? Dovrei dire “alle minorenni” perché sono soprattutto loro ad essere devastate nei paesi dove tale violenza medica è consentita. Proprio quelli che saranno le nuove generazioni lesbiche e gay, normalizzati ed omologati con un corpo trans dall’orientamento eterosessuale.

A beneficio di chi vanno queste prese di posizione? Del mercato, di quello sviluppato in California dalle agenzie che mettono le donne sotto contratto (donne che, volendo tenersi i loro figli, non riescono a ottenere giustizia nemmeno dalla Corte Suprema degli Usa, come Melissa Cook), di quello dell’industria farmaceutica che vende ormoni come la triptorelina che si vogliono a carico del SSN (altrimenti chi inizierebbe da minorenne un percorso di transizione?).

L’Onda Pride porta i nostri cortei anche nei piccoli centri, dal nord al sud della penisola: che questo vada a beneficio della nostra visibilità e dei nostri diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, e non dell’indifendibile messa sotto contratto delle donne come operaie della gravidanza, costrette alla consegna dei loro neonati, né dell’altra inqualificabile richiesta di messa a disposizione del corpo delle donne che ho letto in molti di quei documenti: il cosiddetto “sex work” da legalizzare come nell’Ottocento, un “mestiere” che chi lo ha attraversato descrive come subire uno stupro a pagamento.

ArciLesbica per loro è la “veterofemminista che rappresenta solo se stessa”, ma gli eterosessuali dell’Ufficio diritti chi rappresentano esattamente? Chi sussurra all’orecchio di Toniollo?

Proprio ora che si comincia a dialogare: il 26 giugno 2018 si è svolto a Milano l’incontro “Quattro elementi di critica LGBT”, organizzato da Zami nell’ambito della Pride Week, con un pubblico numeroso e attento all’espressione delle riserve di gay, lesbiche, trans e femministe a molti punti dei programmi dell’Onda Pride (principalmente quelli di cui abbiamo parlato sopra), in cui sono intervenuti anche esponenti del Coordinamento Arcobaleno a esporre la propria posizione, in un clima di ascolto e di rispetto reciproco.

 

Convegno a novembre: Mater Iuris

28 giugno 2018 Posted by webmater

Il diritto della madre: uscire dalla simmetria giuridica dei sessi nella procreazione

 

Convegno presso l’Università degli Studi di Milano, Facoltà di Scienze politiche, economiche e sociali, via Conservatorio 7, 29 novembre 2018, Sala Lauree.

Per il testo completo della call vedi:

http://www.sps.unimi.it/ecm/home/aggiornamenti-e-archivi/tutte-le-notizie/content/mater-iuris-il-diritto-della-madre-uscire-dalla-simmetria-giuridica-dei-sessi-nella-procreazione.0000.UNIMIDIRE-66610

Comitato scientifico: Valentina Calderai (Diritto privato, Università di Pisa), Daniela Danna (Sociologia, Università di Milano), Olivia Guaraldo (Filosofia politica, Università di Verona), Silvia Niccolai (Diritto costituzionale, Università di Cagliari), Elisa Olivito (Diritto costituzionale, Università di Roma), Susanna Pozzolo (Filosofia del diritto, Università di Brescia), Monica Santoro (Sociologia, Università di Milano)

inviare una proposta di paper entro il 15 settembre 2018 all’indirizzo mater.iuris@unimi.it

La proposta dovrà contenere il titolo dell’intervento e un abstract di circa 1.800 caratteri.

Coloro la cui proposta sarà accettata riceveranno comunicazione entro il 30 settembre.

Analisi del dibattito sulle unioni civili

23 giugno 2018 Posted by webmater

Dio lo vuole!

22 giugno 2018 Posted by webmater

Alcune considerazioni sulla serata di conoscenza delle portatrici (come vengono chiamate) organizzata da Famiglie Arcobaleno a Milano

 

Palco interamente femminile. Donne che in California hanno intrapreso una gravidanza per poi consegnare i neonati ai committenti lavorando per la stessa agenzia raccontano perché l’hanno fatto. Domande su come si sono sentite in vari momenti. Una è convinta di non essere la madre perché il materiale genetico non era suo, poi dice che ha chiesto di non vedere i neonati dopo il cesareo, di tenerli lontani almeno per qualche ora – non voleva vederli, non voleva sentirli piangere.

L’altra dichiara che quando è rimasta incinta è andata in shock (“I was shocked”), poi scoppia a piangere mentre racconta di come l’hanno presa i suoi altri figli. Il frame interpretativo della conduttrice e delle altre donne sul palco agisce per normalizzare: “È stanca per il viaggio”. Applausi.

Ma su quel palco ci dovevano stare i committenti, a sentire sulla loro pelle (ma non sarebbe calato nelle loro viscere…) il peso delle domande: “Perché l’avete fatto? Come vi è venuta questa idea? Quando avete deciso di far fare la Gpa a una donna? A quale donna, come l’avete scelta? Non avete mai avuto dubbi? Cosa ne pensano i vostri amici, i vostri familiari? Che cosa avete provato quando i neonati sono stati separati dalla donna che li ha messi al mondo? Ma il denaro? Quanti soldi avete speso, da dove vengono, a chi li avete dati?”

Magari domande fatte da altri uomini: questa faccenda è a loro beneficio, perché è a beneficio di chi non può partorire. Qualche donna vorrebbe avere figli ma non riesce a farli, però nessun uomo può farli – chi è quindi il principale interessato? E in California infatti tutti possono mettere sotto contratto una madre a pagamento, anche uomini singoli, anche mettendo sotto contratto più donne, anche se privi di sperma vitale, che legalmente può essere comprato e usato nella surrogazione con ovuli acquistati, decidendo loro su eventuali aborti (chiamati “riduzioni embrionali”) e – nel contratto standard – su alimentazione, viaggi, sigarette, caffeina etc etc, e se disobbedisci paghi penale, lo controlliamo con gli esami del sangue. Chiara Lalli, che pure difende la possibilità legale di abortire su richiesta delle interessate, non si turba per il fatto che queste donne firmano contratti – cui nella loro ingenuità non danno nessuna importanza – accettando che la decisione di abortire sia dei committenti contro la stessa Costituzione degli Stati Uniti. Non risponde alla mia domanda su come faccia a incarnare questo paradosso. Poi mi dicono che la bioeticista scrive che non ha nulla in contrario al commercio di neonati – francamente mi sfugge la parte “etica” (in “bioetica”) in quest’altro paradosso che Lalli incarna.

E a queste domande chissà se anche i padri di Famiglie Arcobaleno avrebbero risposto, come ha fatto una delle donne che – in aggiunta a fare figli per uomini che le hanno pagate – sono state pure date in pasto al pubblico come testimonial della surrogazione di maternità felice: “È Dio che l’ha voluto. Se non fosse stato giusto, Dio non mi avrebbe permesso di farlo”. La politica ridotta a fede.

La questione generale su cui si sono sottoposte al giudizio del pubblico ierisera secondo le intenzioni degli organizzatori, cioè se siano donne “libere e autodeterminate”, è profondamente sbagliata. Perché in Italia non mancano certo donne libere e autodeterminate. Quello che manca qui è la possibilità legale di commissionare, comprare e vendere neonati, costringendo le madri – firmatarie di un contratto per fede, per disperazione, per bisogno, per altruismo, per follia, per innamoramento o amore e quant’altro, ma alla legge che importa? parliamo di diritto, non di psicologia – a separarsi dai neonati con la forza della legge, anche se non lo vogliono più come Melissa Cook e le altre che stanno ricorrendo alla Corte Suprema degli Stati Uniti, dopo che la corte di Appello californiana ha detto loro che il contratto è valido, quindi che vogliono ora? I figli non sono mica loro ma di chi glieli ha commissionati: è a loro che quel contratto ha dato la garanzia della consegna, e il buon andamento del mercato negli Usa non va mai disturbato. (Spero che la Corte Suprema presto ristabilisca i diritti umani in California.)

Non è l’esperienza di Vanessa contro quella di Tizia e Caia: è un mutamento profondo del diritto e dei criteri della convivenza civile. Perché quel contratto, così poco importante, quei soldi così poco decisivi ma che pure hai ricevuto e non l’avresti fatto senza, se sgarri verranno fatti valere per separarti da tuo figlio. Come appunto è successo a Melissa Cook e alle molte altre che i figli che hanno fatto nemmeno li hanno potuti vedere.

***

(Butto giù note preliminari, vorrei farne un articolo più lungo con le citazioni precise di quanto si è detto ierisera. È stata una serata importante che dovrebbe aprire gli occhi a molti, ma soprattutto a molte, anche nei confronti del Pd: “l’onda nera che rischia di travolgere i diritti” ha detto un suo esponente – mentre è stato il suo partito ad approvare il Jobs act facendo a pezzi il diritto del lavoro, la Buona scuola aziendalizzando l’istruzione, e provate ad ammalarvi per toccare con mano che cosa è diventata la sanità pubblica in Italia: impossibile prendere appuntamenti, ticket che costano quanto le prestazioni. Concedo invece che le pensioni retributive hanno collaborato in molti a togliercele.

Si parva licet, va notata anche la neolingua: alla potenziale surrogata è stata presentata la coppia di papà – di cui ha dichiarato di essersi all’istante innamorata: “I fell in love with them”. L’agenzia che l’ha messa al lavoro a produrre neonati è scomparsa dal quadretto, è solo lo sfondo spaziale in cui questo innamoramento è avvenuto. Che coincidenza, buffa la vita! L’agenzia potrebbe avere un ruolo anche nel fatto che le portatrici felici che ci hanno presentato – una per coppia etero non pervenuta – stranamente non vengono dal Canada “altruistico” ma proprio dalla California. Ah, non chiamatelo contratto, è un “accordo”. E Louise Brown è “nata da provetta”. La neolingua avanza.

Infine: a me sinceramente dispiace scrivere delle vite di altri e altre che potrebbero essere feriti dalle mie parole perché vedono una loro realtà da cui cercano di tenere lontane certe crudezze come i soldi, i contratti, i neonati staccati dalla loro mamma, ma non sono io a metterli in piazza e a piazzare le loro storie sui palchi. Ciò che è in gioco è una questione politica, filosofica, civile: che cos’è la maternità (infatti la serata era sulle “Nuove maternità”), che cosa lega genitori e figli, se è consentito (doveroso per contratto!) allontanare i neonati dalla madre, se si può fare uso del corpo delle donne in questa o nelle molte altre maniere che il movimento Lgbt attualmente vuole introdurre sotto la maschera di pretesi “diritti”: il “diritto al figlio”, il “diritto al sesso”, il “diritto a scegliere il proprio sesso” che avalla il rifiuto delle ragazzine di crescere diventando donne in una società misogina – a beneficio delle case farmaceutiche che producono ormoni e accrescendo il potere dei medici “specialisti del genere”. Sono questioni pubbliche, dibatterne è un dovere. Ringrazio anche le donne di Famiglie Arcobaleno che alla fine della presentazione si sono fermate a discutere con me, in modo pacato, vero, rispettoso. Spero ci saranno molte altre occasioni come questa.)

I convegni sulla surrogazione di maternità

24 maggio 2018 Posted by webmater

Società italiane di varie figure professionali (e non) femminili, centri universitari sul gender, o altri centri studi promuovono da un paio d’anni a questa parte numerose iniziative sulla surrogazione di maternità, chiamata in vari modi e sempre legittimata da fior di femministe. Si sono tutte bevute la balla dell’autodeterminazione? Lo faranno anche il 25 a Torino?

Ormai di routine scrivo lettere simili a questa, inviata a promotori e partecipanti all’iniziativa di domani:

 

Il giorno 8 maggio 2018 11:03, Daniela Danna ha scritto:

care colleghe, prendendo atto del fatto che mai in simili occasioni vengo invitata, benché sia l’accademica italiana con più ricerca e pubblicazioni sul tema surrogazione di maternità, vi segnalo i miei ultimi lavori sperando che almeno troviate il tempo di documentarvi leggendo chi da più di dieci anni riflette e da almeno cinque scrive su questa pratica:

il libro Maternità. Surrogata? per maggiori informazioni sulla Gpa, sulla sua storia e sulla sua realtà nei paesi che ammettono questo istituto giuridico: http://www.asterios.it/catalogo/maternit%C3%A0-surrogata più ricco e aggiornato, diverso nelle conclusioni dal mio precedente lavoro Contract Children. Questioning surrogacy (Ibidem 2015);
l’articolo a proposito di Gpa e movimento Lgbt: “Il Movimento LGBT e la maternità surrogata: corpi in vendita o resistenza alla mercificazione?”, in PaginaUno, lo trovate qui:
http://www.rivistapaginauno.it/;
segnalo anche il prossimo convegno di ArciLesbica “Che cosa è successo alle donne?”: http://www.arcilesbica.it/scuola-lesbica-estiva/
mi sembra che si stia passando un po’ troppo velocemente a riflessioni tecnico-giuridiche su quello che, come anche il vostro titolo segnala, è un tema di grandissima rilevanza sociale, terreno di scontro tra concezioni diverse dei riflessi giuridici che deve avere la differenza di genere, oltre che le disuguaglianze socio-economiche.
immagino che i mancati inviti, tra cui il vostro, siano dovuti ai veti di Famiglie Arcobaleno. Questa associazione, di cui Marco Gattuso è un esponente, ha sottoscritto un documento in cui si richiede alle donne l’obbligo di separarsi dalla prole se la gravidanza è cominciata con una loro promessa (per cui FA vuole introdurre un valore legale, che di fatto impedisce una vera autodeterminazione) 12 parameters for the ethical use of surrogacy, settembre 2016  http://www.menhavingbabies.org/advocacy/ethical-surrogacy/
mi auguro che il futuro dibattito non faccia sconti a un’associazione che si propone di calpestare in questo modo la volontà delle “portatrici” che diventano madri e vogliono continuare ad esserlo.
testimoniare i “casi felici” distoglie l’attenzione da quelli, numerosi anche se non maggioritari, in cui i neonati vengono separati dalle madri non solo contro la loro volontà, ma contro la volontà delle madri stesse (ma in questioni di violenza di questa gravità non è la frequenza a contare).
ciò è possibile perché la gpa (come dice il suo nome: gestazione per altri) non è un atto volontario di donne autodeterminate, ma un contratto in cui le donne si obbligano a cedere neonati in cambio del denaro che ricevono (le altre componenti, sociali, dello scambio possono essere o non essere presenti).
FA è composta da coppie maschili che sono nella loro totalità (mi baso sulla loro presa di parola pubblica) diventati padri in virtù di questi contratti, e non certo della libera volontà di donne autonome – a meno di non volere identificare, à la neoliberale, la firma di un contratto come la massima espressione di autodeterminazione, non importa il suo contenuto
richiamo la vostra attenzione anche su questo commento di un sito di informazione gay al più recente caso di cui la stampa ha dato notizia, significativo per la connotazione data ai protagonisti della terribile vicenda: http://www.gay.it/attualita/news/gpa-madre-surrogata-cambia-ideacordialmente
daniela danna

Di solito, come è successo in questo caso, mi rispondono che si tratta di cose tecniche, rispondono cioè che solo i sommi sacerdoti del diritto sarebbero in grado di capire bene di cosa si tratta quando si mettono le donne a fare le fattrici a pagamento. “Autonomia” del diritto (su questa concezione del diritto vedi le considerazioni di Silvia Niccolai nei suoi ultimi lavori nei volumi Femminismo ed esperienza giuridica e Maternità, filiazione, genitorialità), specificità della disciplina, un conto sono le beghe tra associazioni e un conto l’olimpo della discussione accademica.
Ovviamente non è vero nulla: le “tecniche” giuriste che sono contrarie all’introduzione nel nostro ordinamento di questo nuovo istituto non sono parimenti invitate a condividere il loro specialistico sapere.
Aggiungerei anche – non lo metto in queste lettere perché è roba un po’ forte – che l’argomento che le portatrici sono felici di esserlo va in perfetto parallelo con quel che fanno i negazionisti della schiavitù, i simpatizzanti (ed eredi) degli stati schiavisti del sud degli stati uniti, che portano tonnellate di testimonianze su quanto gli schiavi fossero felici. E sono testimonianze assolutamente vere, raccolte nelle storie orali degli anni Trenta. Basta sceglierle.
Infine: come concordato o lanciato nel convegno di novembre scorso a Roma tra le associazioni lgbt, i Pride di quest’anno chiedono “il riconoscimento della filiazione alla nascita nelle coppie same-sex”.
Traduco per chi non sa il surrogatese: chiedono la legalizzazione della surrogazione di maternità così come è configurata negli Usa (in California, dove vanno di solito le coppie gay facoltose, o aiutate dai genitori): contratti vincolanti e libero mercato dei compensi (anche lì sono “rimborsi spese” esentasse), oppure in Canada, dove si dice “altruistica” e si intende: pre-birth orders (bambini assegnati giuridicamente ai “genitori”, cioè ai committenti, prima ancora che nascano) e naturalmente “rimborsi spese” per tutti – esclusi medici e avvocati che riscuotono il loro giusto compenso.

Le madri lesbiche tirano la volata alla Gpa

10 maggio 2018 Posted by webmater

https://ilmanifesto.it/le-madri-lesbiche-tirano-la-volata-alla-gpa/

pubblicato sul Manifesto del 9 maggio 2018

 

Le madri lesbiche tiravolata alla Gpa

di Daniela Danna.

 

Un giorno a Torino si registra la figlia di una donna con la sua compagna madre sociale, e il giorno dopo si è travolti da coppie di uomini che ricevono dallo Stato una doppia paternità. La sindaca di Torino rivendica la decisione in termini simmetrici: “ferma volontà di dare pieno riconoscimento alle famiglie di mamme e di papà”. Come se fosse la stessa cosa nascere da una donna che ha una compagna invece che un compagno, insieme alla quale ha deciso di far nascere e allevare il piccolo con il contributo maschile in termini di seme e basta, e nascere invece da una madre retribuita dalla quale si viene separati alla nascita per incontrare all’improvviso il padre biologico – mai stato prima al fianco della madre, che è all’estero – e il suo compagno, in barba alle leggi dello stato italiano.

Lo stato italiano prevede due modi di registrare la filiazione: a seguito del parto per discendenza biologica (sono figlia di una coppia sposata, o di una donna e del suo compagno che mi riconosce alla nascita), oppure l’adozione: mia madre mi ha partorita ma è voluta rimanere anonima e i servizi sociali sono incaricati di trovarmi una famiglia, vagliando la qualità della coppia. (Se nasco da madre single posso anche essere adottata dal compagno o persino dalla compagna di mia madre, che dimostrano di essersi occupati di me.) Il fatto che la decisione sia stata comune in una coppia lesbica dà certamente una base a che lo Stato riconosca la famiglia: per scelta della madre l’altro genitore è una donna invece di un uomo.

Quando due uomini “diventano padri” (o anche un uomo e una donna che vadano ad esempio in Ucraina tornando con un neonato non partorito da nessuno di loro) si appropriano del neonato che necessariamente una donna ha partorito. Come se ne appropriano? Pagandola – il fatto che uno di loro sia padre biologico non è certo sufficiente (in California non è nemmeno necessario). Questo non è possibile in Italia (fortunatamente: sarebbero le donne immigrate, già sfruttate nel segreto delle case come badanti, ad essere ingaggiate per questo ulteriore sfruttamento), ma è possibile in alcuni stati stranieri. Accettare i certificati di nascita di questi stati e registrarli all’anagrafe significa accettare la pratica di mettere sotto contratto una donna, come se fosse un contenitore di figli altrui, al fine di separare il neonato da sua madre, cosa che va contro il diritto umano di continuità nella vita familiare. Al momento in Italia, questo diritto può rimanere inadempiuto solo per cause di forza maggiore, e il neonato va in adozione. Ma il diritto, sancito anche dalla Convenzione di Stoccolma, non può e non deve essere calpestato da un pagamento – che lo si chiami “rimborso spese” aggiunge al danno la beffa.  E come ha scritto Silvia Niccolai, il corpo di una donna non è suo perché lo metta sul mercato nella capacità materna, e nemmeno il neonato è una proprietà cedibile.

Una donna lesbica può – trovando disponibile del seme maschile (banca del seme, accordi privati) – fare tutti i figli che vuole, ed è giusto che la sua compagna partecipi della maternità decisa in comune. Un uomo gay dovrebbe poter adottare, o persino mettersi d’accordo con una donna per avere figli, ma è inaccettabile che la naturalità della filiazione delle donne lesbiche venga usata come paravento per la mercificazione della gravidanza e dei neonati. E ancora più inaccettabili sono le prevedibili repliche di chi dirà che “quella non è una madre ma una portatrice perché lei si vuole chiamare così”, come se il neonato non avesse cognizione del corpo materno nel quale si è sviluppato, delle sue emozioni, dei suoi sapori, dei suoi suoni. Chiedetelo al neonato chi è sua madre, quando si fa strada per raggiungere il capezzolo che lo nutrirà, quando si sente rassicurato dalla presenza del corpo materno.

Le lesbiche addormentate

Qualche giorno dopo il quotidiano, direi ormai allo sbando, pubblica un inconsistente appello di più di cento lesbiche – alcune purtroppo le conosco – che sostanzialmente mi dicono di tapparmi la bocca perché a loro la Gpa non interessa, e comunque è uno sfruttamento come un altro. Rispondo con questa lettera alle “Cento lesbiche talmente stanche da essersi addormentate”, grata per l’opportunità di una bella ciranata (“Alla porta di Nèl!”):

Spett. Redazione del Manifesto,

le lamentele delle 100 lesbiche stanche vanno indirizzate più correttamente non alla sottoscritta ma a Famiglie Arcobaleno, che ha imposto al movimento Lgbt (con pronta adesione della parte maschile) la rivendicazione della compravendita di neonati, con “portatrice” retribuita e trattata dalla legge come un’operaia della gravidanza a cui naturalmente si toglie il prodotto.

Non solo nessuna è obbligata a diventare madre, ma non rientra in nessun caso nell’autodeterminazione delle donne sul proprio corpo la facoltà, legale in alcuni stati, di disporre del proprio neonato per venderlo o (quasi mai) regalarlo. Che i figli siano desiderati e nascano desiderati è l’essenza dell’autodeterminazione femminile – non sto e non stiamo dicendo proprio nulla di nuovo.

Il neoliberismo avanza con la surrogazione di maternità, come con gli ormoni agli inesistenti “bambini trans”, con la regolamentazione della prostituzione, tutti mercati che gli stati creano in questo momento di crisi e che il movimento Lgbt (almeno in una sua parte) promuove. Tacciamo, e intimiamo al silenzio, e ne saremo complici.

Quanto alle accuse di essere di destra, vorrei citare Totò: “Ma mi facci il piacere!”

E poi… cento contro una! Chi ha paura di chi?

Un sorriso

Daniela Danna

Comunicato stampa di ArciLesbica

28 aprile 2018 Posted by webmater

Sulle dichiarazioni della Sindaca di Torino Appendino, che ha registrato alla nascita la figlia di una coppia di donne e vorrebbe fare altrettanto con coppie di uomini… da dove hanno preso il neonato?

SI NASCE DA MADRE, NO A FALSE SIMMETRIE
ArciLesbica accoglie con grande soddisfazione la notizia della registrazione all’anagrafe del figlio voluto da una coppia di donne e partorito da una di loro, che ha di fatto conferito la genitorialità alla sua compagna.
Il diritto non può essere neutro nelle questioni legate alla procreazione, dove i corpi e le loro relazioni nella filiazione sono diversi per maschi e femmine: contributo del seme versus relazione fisica, psicologica e sociale della gravidanza, e atto di potenza e coraggio del parto.
Il principio antico della legge romana “il padre è colui che ha sposato la madre” e “la madre è colei che partorisce”, legge su cui si basa il nostro diritto, può essere fatto valere nelle situazioni odierne in cui finalmente è socialmente possibile che una donna condivida la propria esistenza con un’altra donna. La maternità, scelta e voluta all’interno della coppia, anche di diritto dovrebbe conferire un pubblico riconoscimento a chi la madre ha scelto come compagna nel suo percorso di vita.
Sarebbe ovviamente assurdo usare una falsa simmetria (di corpi e relazioni non uguali!) per affermare che un padre biologico, che non ha avuto la primaria relazione con il figlio partorito da un’altra, possa conferire alcunché.
Ribadiamo che non esiste una cosa chiamata “omogenitorialità”, perché le coppie di donne possono avere figli solo con il seme di un terzo, estraneo alla coppia, mentre le coppie di uomini non possono rimanere gravide e poi partorire.
Di fatto e di diritto, il riconoscimento di due uomini soli e del figlio di uno di loro come famiglia all’anagrafe significherebbe incoraggiare i gay facoltosi a utilizzare la strada aperta all’estero del pagamento di una donna perché si separi dalla sua prole, commissionata per l’occasione. Questo va contro il diritto corrente, i diritti umani delle donne, l’autodeterminazione femminile, ridotta ad assenso retribuito per l’abbandono programmato di neonati.

Magenta 17 marzo 2018

14 marzo 2018 Posted by webmater

“Di cosa parliamo quando parliamo di Maternità Surrogata?”

Registrazione dell’incontro: https://www.dropbox.com/s/s1y49tinkruoqcd/magenta.MP3?dl=0

Sabato 17 marzo 2018 alle ore 16 in Sala Galli entrata dal Comune in Piazza Formenti,3. Conferenza con la presenza autrice del libro : “Fare un figlio per altri è giusto” Falso! Daniela Danna scrittrice Sociologa dell’ Università di Milano. Conferenza organizzata dall’ Associazione Le Rose di Gertrude in collaborazione con l’ Associazione Arcilesbica di Milano Zami. Moderatrice la Professoressa Silvia Minardi, docente e scrittrice. Patrocinata dai Comuni di Corbetta e Inveruno. La cittadinanza è invitata.
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La Santa Alleanza delle donne contenitrici

12 marzo 2018 Posted by webmater

Pubblicato sulla 27ima ora

http://27esimaora.corriere.it/18_febbraio_27/gestazione-altri-dibattiti-santa-alleanza-donne-contenitrici-37f6df58-1bcb-11e8-812e-cc191dd87fa8.shtml

Propaganda all’utero in affitto come aggiornamento professionale?

4 marzo 2018 Posted by webmater

Il 10 marzo a Roma si terrà un convegno organizzato dal Gruppo Dedalo (Provider di crediti ECM per conto del Ministero dell’Istruzione) intitolato “Gestazione per altre ed altri. Genitorialità tra desideri, diritti e doveri. Aspetti psicologici, giuridici e socio-antropologici” e pubblicizzato da Famiglie Arcobaleno, al termine del quale verranno rilasciati 3 crediti ECM validi per l’aggiornamento professionale di Area Medico-Psicologica e Legale.

L’iniziativa, per i motivi che illustriamo oltre, non si configura affatto come convegno scientifico sul tema, ma come pura opera di propaganda da parte di Famiglie Arcobaleno su di un loro obiettivo politico. Questa associazione vuole l’introduzione della surrogazione di maternità in Italia, mentre nel nostro paese tali contratti non sono ammessi perché rendono la gravidanza un servizio commerciabile e i neonati una merce. Nei paesi dove sono legali, questi contratti costringono le donne che li firmano (sempre per denaro, anche se chiamato “rimborso spese”: non lo farebbero se non venissero pagate) ad adempierli separandosi dai propri neonati, anche se alla fine della gravidanza non vogliono più farlo; ad abortire o non abortire a comando; a sottoporsi a privazioni e a esami che “migliorino” e/o dimostrino la qualità della preziosa merce che portano in grembo.

L’introduzione di regolamenti sulla surrogazione di maternità significherebbe, di fatto, introdurre in Italia questo istituto giuridico, che ammette che una donna possa mettere sul mercato il suo rapporto di filiazione con un nascituro – in concreto mettendo sul mercato la sua capacità di procreare e il nascituro stesso. Anche gli Stati che dichiarano che questa alienazione della filiazione può avvenire solo in forma “altruistica”, prevedono sempre cospicui rimborsi spese per motivare le donne a farsi veicolo della finzione che il nascituro che portano sia “di altri” (infatti la chiamano “gestazione per altri”).
Tra i relatori di questo convegno di presunto “aggiornamento professionale” per medici, avvocati, psicologi, non troviamo alcuna delle principali esperte italiane autrici di libri e articoli sul tema della surrogazione di maternità come Laura Corradi, Daniela Danna, Luisa Muraro, Silvia Niccolai, Marina Terragni. La ragione del mancato invito a queste autrici accademiche e/o femministe è chiara: condividono una posizione critica sull’istituto giuridico della Gestazione per altri (Gpa), assente nel nostro ordinamento (per buona causa).
Troviamo altre caratteristiche squalificanti per il conferimento dei crediti ECM – crediti che il Ministero dovrebbe ritirare – come il conflitto di interessi nel presentare come scientificamente positivo questo istituto giuridico da parte di relatori che professionalmente forniscono informazioni legali sulla Gpa all’estero o che addirittura fanno ricerca finanziata da una clinica che organizza le surrogazioni di maternità negli Usa. Molti poi non hanno pubblicato alcuna ricerca sul tema del convegno. Persino l’esperto internazionale chiamato a intervenire (lo psicologo Jadva di Cambridge) non ha studiato le famiglie dei gay che hanno usato i contratti di Gpa rappresentate in Famiglie Arcobaleno, ma solo quelle degli eterosessuali. Inoltre i risultati delle ricerche del Gruppo di Cambridge sono (ovviamente) relativi a campioni autoselezionati, e rivelano che a distanza di tempo tutto si aggiusta, che le madri retribuite (che Famiglie Arcobaleno – come tutti i contratti nei paesi che li ammettono – chiama “portatrici”, come se trasportassero oggetti) non diventano pazze, che i bambini fortunatamente crescono bene… Che cosa ha a che fare questo con la questione etica della commerciabilità della filiazione? Della programmata separazione di un neonato da sua madre, in violazione del suo diritto umano di continuità nella vita familiare? Si sopravvive e ci si aggiusta a tante cose, non per questo le dobbiamo ritenere legittime e legalizzabili.
I partecipanti al convegno secondo regolamento ministeriale dovranno essere 25 e dovranno dimostrare di avere imparato… cosa? Una tesi politica, ci sembra. Il criterio di scelta delle persone invitate sembra essere stato esclusivamente la simpatia per la causa portata avanti da Famiglie Arcobaleno: l’introduzione della Gpa in Italia (12 parameters for the ethical use of surrogacy, settembre 2016 http://www.menhavingbabies.org/advocacy/ethical-surrogacy/), o magari soltanto la simpatia per la formazione di famiglie non eterosessuali (ingiustamente vituperate), contro le quali anche noi non abbiamo nulla di per sé, dal momento che anzi ci auguriamo che l’adozione possa essere richiesta anche da gay e lesbiche e che le madri possano condividere legalmente la maternità con le loro compagne.

Ci auguriamo, infine, che almeno alcuni tra le e gli invitati a parlare (contrariamente alle aspettative degli organizzatori) esprimano una posizione di contrarietà all’introduzione di questo commercio – ad esempio sottolineando con fermezza la giusta inammissibilità dei contratti di compravendita di filiazione/gravidanza/neonati rispetto al nostro ordinamento: consideriamo il minimo comun denominatore di coloro che si definiscono femministe il voler mantenere la libera disponibilità della sessualità e della capacità procreativa delle donne, che non si deve perdere con la legalizzazione di contratti di Gpa, che in genere – negli USA e altrove – prevedono anche la perdita dell’autodeterminazione sull’interruzione della gravidanza.

 

Associazione Nazionale ArciLesbica

Laboratorio Donnae

RUA

Se non ora quando-Libere

Laura Piretti e Vittoria Tola – UDI

Roberta Trucco per Senonoraquando Genova

Daniela Danna, autrice di Maternità. Surrogata? (Trieste 2017)

Gabriella Ferrari Bravo

Monica Ricci Sargentini, giornalista, autrice di inchieste sulla surrogazione

Paola Tavella, giornalista, scrittrice, esperta di comunicazione