Category: ‘Gpa-maternità surrogata’

Presentazione a Bologna

19 settembre 2017 Posted by webmater

Qui l’audio della presentazione di Fare un figlio etc, con Nicola Riva

“La gravidanza per altri è un dono” (Falso!)

13 luglio 2017 Posted by webmater

Qui l’audio dell’incontro di presentazione del mio nuovo libro Fare un figlio per altri è giusto (Falso) alla libreria Tadino di Milano con Eleonora Cirant e Cristina Gramolini

Qui il video in 4 parti, pagina di AL Zami

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Presentazione del libro di Daniela Danna “Fare un figlio per altri è giusto. FALSO!” di venerdì 23 giugno Libreria popolare di via Tadino. (1)

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Presentazione a Milano

22 giugno 2017 Posted by webmater

Venerdì 23 giugno alle ore 18.30 presso la libreria Tadino si svolgerà in anteprima e nel programma del Pride la presentazione di “Fare un figlio per altri è giusto” (Falso!), il mio ultimo libro che uscirà il 6 luglio per Laterza.

tadinoLibreria Popolare di via Tadino Soc. Coop.S.r.l.- Via A.Tadino,18 – 20124 Milano

info @libreriapopolare.it
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Libreria Associata LIM – Librerie Indipendenti Milano

 

Il titolo del libro da me proposto e con cui ho lavorato era “La gravidanza per altri è un dono” (Falso!), che forse avrebbe dato meno appigli alle proteste per una presunta qualità insultante del mio lavoro (ma non credo). La spiegazione dell’origine delle famiglie da Gpa ai bambini è una cosa loro in cui non mi premetto di intervenire, il giusto e lo sbagliato lo hanno deciso con le proprie scelte. Ma nel momento in cui Famiglie Arcobaleno richiede che in Italia venga introdotto l’istituto giuridico che dichiara che la gravidanza di una donna è “per altri”, fare figli diventerebbe un mestiere e i neonati verrebbero comperati e venduti a prezzi di mercato. Che questo passi sotto il nome di autodeterminazione femminile è aggiungere al danno la beffa. Chi interviene nel dibattito senza sapere che cosa è la Gpa, in nome di una propria idea di abnegazione, oblazione e autosacrificio femminile (la Gpa come dono) dovrebbe forse informarsi meglio, anche leggendo i miei testi che riflettono anni di studio, cosa che faccio per mestiere.

Famiglie arcobaleno (inteso come entità politica, non come club sociale per famiglie lgbt) farebbe bene poi a smettere di usare i bambini come scudi umani per la censura. Nessuno vuole insultare i bambini, ma censurare il dibattito politico (che non è personale), perché i bambini della Gpa esistono è veramente vergognoso. Se in una coppia gay compaiono dei figli questo è una questione di politica pubblica, e va discussa e sviscerata ed esaminata perché sono le donne a fare i bambini. Che il Pride sia diventato surrettiziamente, senza alcun dibattito serio tra le organizzazioni, la festa della Gpa è una cosa vergognosa che testimonia la debolezza del femminismo attuale, che nemmeno riesce a balbettare qualcosa contro una pratica (la gravidanza per altri, appunto, regolata dalle leggi che stabiliscono a quali condizioni le donne debbano separarsi dalla propria prole) che cancella il ruolo delle donne nella gravidanza e nel parto, con il quale diventano le prime madri dei propri neonati. E rimarranno le madri naturali di quei neonati anche se poi volessero rinunciare ad allevarli a favore di chiunque sia abbastanza ricco da pagare loro, i medici, gli avvocati e tutta l’industria che nel mondo organizza questa ennesima espansione del mercato di cui un capitalismo agonizzante ha bisogno per far sopravvivere il profitto. Non stupisce che a rivendicare la pratica siano esponenti del PD, il partito che sta realizzando il neoliberismo in Italia e demolendo lo stato sociale e tutto quanto vi era di pubblico: la Gpa la vogliono Monica Cirinnà e Sergio Logiudice in primis. Se il Pride deve diventare la festa delle corporation e dell’espansione del mercato neoliberale, ditelo chiaramente. Finora è stata la manifestazione dell’orgoglio di essere gay e lesbiche, la celebrazione del nostro amore e della nostra sessualità, che non ha mai cercato di calpestare il diritto di altri, come quello delle madri di riconoscere i propri figli. Che cosa dice Famiglie Arcobaleno alle donne come Melissa Cook e tutte le altre che come lei vogliono uscire da un contratto firmato nove mesi prima? Che la sua gravidanza era per altri. Non vuole essere una portatrice? Ma si è impegnata a farlo. E i tribunali degli stati in cui la Gpa esiste, quei figli glieli toglieranno per darli ai committenti. Non è una madre, è la portatrice – questo è il vero insulto che avete lanciato a tutte le donne. Che prima o poi se ne accorgeranno, nonostante le vostre censure.

 

PRIMA INIZIATIVA LAICA IN ITALIA CONTRO IL MERCATO DELLA GRAVIDANZA

11 marzo 2017 Posted by webmater

Evento organizzato a Milano da RUA-Resistenza all’Utero in Affitto presso la Casa dei Diritti, via de Amicis 10, ore 20.30, giovedì 16 marzo

IL MERCATO DELLA GRAVIDANZA

NON E’ UN DIRITTO

È ancora possibile sottrarre la nascita al business?

In Italia il dibattito rispetto alla maternità surrogata sembra polarizzato tra sostenitori, individuati soprattutto nella comunità lgbt e oppositori organizzati nelle reti del cattolicesimo reazionario. La verità è che nel mondo si confrontano visioni assai più complesse e trasversali. Una estesa rete internazionale di associazioni e studiose appartenenti al movimento delle donne e del lesbismo opera da tempo opponendosi al sempre più florido mercato della gravidanza, che anche attraverso il sostegno alcune legislazioni estere, si ammanta di gratuità e solidarietà utilizzando il termine ambiguo della gestazione per altri.

A Milano giovedì 16 marzo alle ore 20,30 RUA organizza il primo evento italiano che intende fare chiarezza sulla gestazione per altri presentata come un dono e libertà procreative, ma che invece è mercificazione di chi nasce e riduzione della madre a cosa.

Nel nostro paese la maternità surrogata è vietata, ma ogni anno moltissime coppie (la gran parte eterosessuali) si recano all’estero e davanti al fatto compiuto, invocano in Italia, il preminente interesse del bambino. Di tutto questo discuteranno Daniela Danna, sociologa dell’Università di Milano, Aurelio Mancuso presidente di Equality Italia, Silvia Niccolai, costituzionalista dell’Università di Cagliari, Marina Terragni, giornalista saggista.

  • La Gpa (gravidanza per altri/maternità surrogata) non è una tecnica di riproduzione assistita: è una gravidanza come le altre
  • Non esiste Gpa altruistica, le donne sono sempre pagate
  • La portatrice che dà alla luce un bambino è sua madre (di nascita)
  • Ma è ridotta ad essere solo una lavoratrice, con controlli sul suo corpo e sulla sua vita
  • Chi va all’estero sceglie paesi dove la Gpa obbliga la madre a separarsi dalla figlia
  • Quello che i committenti acquistano è un neonato
  • Nel caso di gameti propri, acquistano comunque il neonato perché la filiazione è stabilita per legge escludendo la madre, che ha il ruolo di fattrice retribuita
  • I neonati devono essere separati dalla madre solo in circostanze eccezionali, non per l’obbligo di un contratto firmato più di nove mesi prima
  • Siamo contro l’introduzione della Gpa in Italia perché le donne non sono fattrici di bambini “altrui”

Sulla sentenza di Trento

2 marzo 2017 Posted by webmater

Cari compagni gay, vi invitiamo a non festeggiare la cancellazione della madre

 

Il 28 febbraio è stata resa nota la sentenza con la quale una Corte d’appello dello Stato italiano ha accettato un certificato di nascita di un paese che ha stravolto il principio della maternità legale, che è basata sulle esperienze della gravidanza e del parto condivise e agite da madre e figlia.

Il paese dove è avvenuta questa nascita non è nominato nella copia con omissis della sentenza che abbiamo potuto leggere, dove però si sostiene che la procedura è accettabile perché la donna diventata madre che ha poi ceduto i bambini alla coppia non sarebbe stata retribuita, ovvero i bambini non sarebbero stati venduti. Questa – benché il tribunale la avalli – è sicuramente una bugia perché nessuna donna si sottoporrebbe a una gravidanza e maternità per altri, e certamente non per due stranieri supponiamo sconosciuti, se non viene direttamente retribuita, come in California, Ucraina, India, oppure se il suo compenso è mascherato da rimborso spese come in Canada o Grecia, che dichiarano di avere una “Gpa altruistica” mentre si approvano “rimborsi spese” di somme che equivalgono a un vero e proprio salario per il lavoro della gravidanza e non possono poi, nemmeno se lo vogliono, riconoscere i figli. Ad esempio nessuna donna lo fa in Italia, dove non si possono ricevere compensi e dove i committenti non hanno la certezza di vedere il proprio nome sul certificato di nascita come nel luogo dove la coppia di gay della sentenza di Trento ha assunto una responsabilità genitoriale. Come è possibile sostenere che si tratti di “doni” altruistici di bambini o di gravidanze, quando la madre non può essere nemmeno nominata nel certificato di nascita?

Non possono esserci primi e secondi genitori senza una madre: saranno sempre i secondi e i terzi perché la gravidanza e la nascita sono già un rapporto intimo, stretto, imprescindibile nella riproduzione umana tra la futura bambina e sua madre. Se questa non vuole essere nominata, che rimanga anonima (per quanto si vada sempre più affermando un diritto a conoscere le proprie origini biologiche richiesto dai figli dei “donatori” così come dagli adottati)  ma che non venga fatta sparire con un colpo della bacchetta “magica” della legge e dei giudici. Questa bacchetta magica non funziona, e l’origine materna di ognuno di noi rimane un fatto inevitabile. Quella bacchetta magica può solamente togliere diritti alla donna che porta a termine una gravidanza, che non è una tecnica medica di riproduzione, né una gravidanza “per altri”, ma sempre è compiuta in prima persona da una donna che, con la gravidanza e il parto, diventa madre persino se non accetta di chiamarsi tale o di assumersi la responsabilità della crescita dei figli. Se considera il bambino non suo, non per questo il neonato non la riconoscerà e potrà essere trattato come una cosa da vendere per un compenso.

Siamo certe e certi che la coppia gay che in questi sei anni ha cresciuto dei figli lo ha fatto con tutto l’amore di cui è capace, creando una famiglia di cui essere orgogliosi. Festeggiamo con loro il riconoscimento dovuto per il rapporto con i figli che hanno cresciuto. Ma gli stati e le leggi non devono riconoscere una cancellazione della donna che li ha fatti diventare genitori, e non devono accettare che questa madre cancellata sia stata un’operaia della gravidanza. Questo non lo possiamo, non lo dobbiamo festeggiare.

 

Daniela Danna, Alessia Di Dio, Marina Terragni, Monica Ricci Sargentini, Emma Baeri, Annarita Silingardi, Giorgia Mauri, Rossana di Fazio, Stefania Tarantino, Lorenza Maluccelli, Giovanna Camertoni, Paola Tavella, Cristina Gramolini, Aurelio Mancuso, Francesca Izzo, Antonella Crescenzi, Lorenza Accorsi, Pia Brancadori, Amalia dell’Aquila, Tristana Dini, Lucia Giansiracusa, Francesca Marinaro, Rita Cavallari, Daniela Agostini, Eleonora Dall’Ovo, Maria Serena Sapegno, Anna Maria Riviello, Silvia Dradi, Chiara Sebastiani, Stella Zaltieri Pirola, Daniela Tuscano, , Paola Cavallin, Monica Santoro, Anna Chiodi, Daniela Grigioni, Antonia Ciavarella, Gloria Fenzi, Elisa Giunchi.

Per adesioni e informazioni lettera.ai.gay @gmail.com

Prideonline ha pubblicato oggi un articolo volgare e diffamatorio, forse in risposta alla mia richiesta di pubblicare la nostra lettera, forse in contemporanea – attendo lumi dalla redazione. Si scrive che siamo contro la genitorialità omosessuale e che la Gpa anche pagata è comunque una scelta, ignorando volutamente i casi di conflitto che obbligano sempre le firmatarie dei contratti californiani, israeliani, ucraini etc a separarsi dai figli. Questo tipo di “giornalismo” si commenta da solo, è non saper né leggere né scrivere. Inoltre con la stigmatizzazione di RUA, la resistenza all’utero in affitto, difende apertamente l’affitto dell’utero, cioè la concezione delle donne come contenitori di figli altrui.

7.3.

All’elenco dei diffamatori si aggiunge Gay.it che, in gentile risposta alla mia richiesta di pubblicazione della lettera, pubblica un articolo di Davide Bonino che travisa come al solito il contenuto di quanto abbiamo sottoscritto, prendendolo per un attacco alle “famiglie arcobaleno” quando si tratta di contestare un certificato di nascita che avrebbe potuto riportare anche una donna o persino due, ma se nessuna di queste è la madre di nascita del figlio il cui certificato di nascita è in questione, il discorso non cambia.

Gay.it è particolarmente ignorante, dato che esulta perché “in Messico la fecondazione assistita diventa un diritto delle coppia gay”. Per quanto duramente e pervicacemente la si provi, la fecondazione di due maschi non ha mai dato origine a una bimba. Ma continuate pure a provare.

 

ricevo un commento :

forse è il fatto più rilevante della sentenza. 

un padre che non è padre ma nemmeno adotta
e si accomoda fin dal principio nel posto della madre cacciata via
marina terragni
un altro commento ricevuto:
“Il continuo dileggio e le continue offese di cui noi donne contro la GPA siamo bersaglio e’ la triste dimostrazione di come le accuse di omofobia nascondano quella che invece e’ la nuda realta’: la profonda lesbofobia, la misoginia, il tentativo di zittire le voci fuori dal coro belante.
Un coro uniformato su quelle che sono unicamente le esigenze maschie sempre piu’ coese e conformi al di la’ dell’orientamento sessuale che non c’entra nulla, visto che la maggioranza dei committenti e’ eterosessuale.
Non stupisce affatto.
Quello che stupisce e’ questa cieca difesa da parte delle donne che ritengono cortese, accogliente ed inclusivo, occuparsi di finti diritti (che sono in realta’ pretese egoiche) maschili anche contro il proprio interesse come donne (interesse per la nostra integrita’, i nostri diritti, la nostra autodeterminazione).
Siamo di fronte ad orse che difendono il diritto del cacciatore ad avere in salotto una bella testa d’orso impagliata. Fa fine e non impegna.
Amalia

Risposta di RUA al verdetto di Milano

6 gennaio 2017 Posted by webmater

Una coppia di uomini va in California e si compra dei figli. I tribunali italiani validano i loro certificati di nascita senza la madre, la cui sparizione è ottenuta sì ai sensi della legge californiana, ma di una legge che stabilisce che i genitori sono coloro che comprano i gameti e affittano i ventri. Resistenza all’Utero in Affitto (RUA) scrive su Facebook:

Il preminente interesse del fatto compiuto

Un altro caso di messa al lavoro riproduttivo di una donna in un paese che consente la mercificazione della gravidanza, del parto e dei neonati ottiene in Italia la ratifica in nome dell’interesse dei minori. I committenti si fanno scudo con l’interesse dei bambini e la fanno franca, mettono la giustizia di fronte al fatto compiuto e si fanno beffe del divieto giuridico e del limite etico. La madre per altri dei gemelli è stata sottoposta all’impianto di due ovuli fecondati con seme di due uomini diversi? O i gemelli sono nati da due distinte donne? Domande che sembrano più adatte all’allevamento zootecnico che alla genitorialità umana, ma tant’è.

Nessun regolamento sul corpo delle donne

26 settembre 2016 Posted by webmater

Questo è un testo contro i regolamenti che introdurrebbero la gpa in Italia, invocati da più parti specialmente nella sinistra. Non è un testo proibizionista, ma è contrario ai contratti e agli scambi di denaro per comprare e vendere esseri umani, che ora in Italia sono illegali perché il contratto non è valido per il codice civile italiano (non per la proibizione della legge 40, è una questione di molto più lunga data) e di quasi tutti gli altri paesi  – tranne i pochi che ammettono la gravidanza per altri, perché i bambini non si vendono.

Questa presa di posizione è necessaria in un momento in cui l’intero movimento gay lesbico e trans sembra militare sotto le bandiere del presunto “dono” dovuto alla grande generosità femminile, e avallare così il commercio di bambini.

 

Contatti stampa: daniela danna, daniela.danna @ unimi.it, autrice di Contract Children, Questioning Surrogacy (Ibidem, Stoccarda, 2015 – e di molti altri lavori: Amiche compagne amanti. Storia dell’amore tra donne (Mondadori 1994), Stato di Famiglia. Le donne maltrattate di fronte alle istituzioni (Ediesse 2009), curatrice di Crescere in famiglie omogenitoriali (FrancoAngeli 2009) www.danieladanna.it

Cristina Gramolini zabia @ tiscali.it

 

Lesbiche contro la GPA:

Nessun regolamento sul corpo delle donne

La maternità surrogata, detta “gestazione per altri” (GPA), praticata in alcuni paesi, è la messa a disposizione del corpo di una donna che genera bambini su commissione.

Solitamente si impiantano nell’utero delle madri surrogate embrioni di ovociti prelevati da altre donne, al fine di recidere il legame genetico tra la gestante e chi nascerà. Chi organizza questa attività spera così di recidere anche il legame affettivo tra madre surrogata e neonato/a, come se il legame dipendesse dal codice genetico e non dalla gravidanza e dal parto. Si tratta di metodiche invasive e pericolose per la salute materna su cui si sorvola, così come si tace del fatto che di norma si impedisce l’allattamento al seno del/neonato/a per interrompere l’attaccamento.

Lungi dall’essere un generoso gesto individuale questa pratica sociale è limitata ai pochi paesi che hanno introdotto la validità del contratto di surrogazione, proposto da imprese che si occupano di riproduzione umana in un sistema organizzato che comprende cliniche, medici, avvocati, agenzie, tutti mossi dal proprio interesse monetario. Nella maternità surrogata non ci sono né doni né donatrici, ma solo affari e attività lucrative promosse dal desiderio genitoriale di persone del primo mondo.

Questo sistema ha bisogno di donne come mezzi di produzione, in modo che la gravidanza e il parto diventino un mestiere (nemmeno riconosciuto come tale, in nessun luogo) e i neonati dei prodotti con un valore di scambio. L’invasione del mercato in tutti gli ambiti della vita – sanità, istruzione, servizi una volta detti pubblici – con la globalizzazione rischia così di arrivare alla riproduzione umana. Diciamo no a prestazioni lavorative che invadono il nostro stesso corpo e mercificano un nuovo essere umano, che diventa il prodotto della gravidanza.

Certe donne acconsentono a impegnarsi in tale contratto che aliena la loro salute, la loro vita e la loro persona (ad esempio attribuendo la decisione su eventuali aborti al medico che risponde ai committenti) sotto pressioni multiple: i rapporti di dominazione famigliari, sessisti, economici, geopolitici, e la sempreverde mistica della maternità – questa volta per altri – con la glorificazione dell’autosacrificio femminile, che rende felici i committenti, molto più spesso eterosessuali, in minore proporzione gay. Le madri surrogate infatti privilegiano il proprio rapporto con i committenti a quello con la loro creatura – rimanendo comunque prive di diritti rispetto alla frequentazione o all’informazione sul futuro dei figli che hanno affidato ad altri.

Non è accettabile diventare madre per altri obbligate da un contratto né seguendo le norme di regolamenti che normalizzano questa pratica avendo come conseguenza ultima la creazione di una sottoclasse di fattrici, che non possono considerare propria la creatura il cui sviluppo nutrono, anche con l’influenza epigenetica.

I neonati nati da contratto sono programmati per essere separati dalla madre alla nascita, non per cause di forza maggiore come quando la madre viene a mancare o decide di non riconoscerli causandone la messa in adozione, ma in modo predeterminato, togliendo loro la fonte ottimale di nutrimento e interrompendo la loro relazione privilegiata con la donna che li ha generati, fonte anche di rassicurazione.

Le convenzioni internazionali come la Convenzione ONU sui diritti del bambino (Stoccolma 1989) e la Convenzione sull’adozione internazionale (l’Aja 1993) garantiscono la continuità della vita familiare, cioè il diritto dell’infante a stare con la donna che lo ha partorito (cioè la madre), cui si può derogare solo nelle adozioni.

La convenzione del Consiglio d’Europa sulla biomedicina (Oviedo 1997) rende inoltre indisponibili al profitto le parti prelevate del corpo umano, come ad esempio gli ovociti.

 

Di conseguenza, in nome dell’autodeterminazione delle donne e dei diritti dei neonati, noi, firmatarie della dichiarazione:

–      rifiutiamo la mercificazione delle capacità riproduttive delle donne;

–      rifiutiamo la mercificazione dei bambini;

–      chiediamo a tutti i paesi di mantenere la norma di elementare buon senso per cui la madre legale è colei che ha partorito e non la firmataria di un contratto né l’origine dell’ovocita;

–      chiediamo a tutti i Paesi di rispettare le convenzioni internazionali per la protezione dei diritti umani e del bambino di cui sono firmatari e di opporsi fermamente a tutte le forme di legalizzazione della maternità surrogata sul piano nazionale e internazionale, abolendo le (poche) leggi che l’hanno introdotta;

Le prime 50 firme

Autodeterminazione in due parole

24 settembre 2016 Posted by webmater

A seguito della dichiarazione di lesbiche e altr* contrarie all’introduzione in Italia (e ovunque) di regolamenti che consentano la “gestazione per altri”, gli argomenti contrari più diffusi, dopo gli insulti, sono stati 1) l’accusa di voler limitare l’autodeterminazione femminile; 2) l’accusa di ricorrere a una mistica della maternità, 3) nel capitalismo o cambia tutto o non cambia niente. Di seguito le risposte:

  1. Sono i regolamenti e le leggi con i quali è stato introdotto il concetto di “gestazione per altri” che stanno limitando l’autodeterminazione femminile nei paesi in cui vigono. Questo concetto di autodeterminazione è nato nel femminismo degli anni ’70 che rivendicava l’aborto e la disponibilità di mezzi di contraccezione a scelta della donna, perché ogni gravidanza deve essere voluta responsabilmente, ogni bambino deve essere desiderato. Desiderato dalla madre, e non da una “portatrice”per conto terzi: in Israele queste operaie della gravidanza non si toccano più la pancia da quando cominciano a sentire i movimenti fetali. (Chi crede nella perfettibilità della Gpa tramite regolamenti si affretterà a specificare che saranno i committenti a metterle le mani addosso per far sentire la/il futuro/a bambino/a in comunicazione con il mondo?) “L’utero è mio e lo gestisco io” vuole sembrare l’aggiornamento di slogan di quel periodo sul corpo, ma non stiamo parlando di parti del corpo, stiamo parlando della pianificazione di nascite eterodeterminate, per lo più da sistemi di agenzie, cliniche, avvocati che traggono profitto dalla disponibilità delle donne ad autosacrificarsi (vedi punto 2). L’utero e qualunque altra parte del corpo non sono “propri” nel senso di beni di proprietà da commerciare liberamente (non si può vendere un rene, una cornea, nemmeno il sangue che pure ricostituiamo). Nel caso di un/a neonato/a – perché di questo si tratta e non di un utero – non se ne può decidere liberamente la destinazione perché un essere umano non è di proprietà di nessuno, non si deve ricavare profitto dal suo “passaggio di proprietà”, non deve costituirsi un sistema che incentivi le nascite da donne più povere (che – guarda un po’ – esistono anche nella ricca California e in Canada) per fornire figli ai più ricchi: la madre può certo autodeterminarsi rinunciando a riconoscere la/il neonata/o (mica si può imporre una relazione), ma al massimo potrà essere il padre naturale a riconoscerlo,

Se i campioni dell’autodeterminazione femminile sono Famiglie Arcobaleno e gli altri sottoscrittori della Dichiarazione di Bruxelles sulla Gpa “etica” (le parole hanno veramente perso ogni senso) siamo messe bene! Il “diritto” della gestante in questo documento è il suo obbligo a dar via il/la figlio/a. Tutto bene per le donne (ad esempio tutte quelle presentate nel e dall’associazione Famiglie Arcobaleno) che dopo nove mesi di gravidanza ancora vogliono mantenere la promessa di separarsi dal/la neonata/o, ma per le altre? La Gpa etica significa che hai firmato un contratto, ti han dato dei soldi, il bambino/a non è tuo. “Il bambino ha bisogno di amore” – già, e se la madre volesse darglielo lei? Non può, ha firmato un contratto.

E in questo contratto ha rinunciato proprio all’originario diritto su cui il femminismo si è mobilitato negli anni ’70: la facoltà di decidere in prima persona di un aborto, che invece decideranno i committenti (si chiama in gergo “riduzione embrionale”, ed è spesso necessaria per non avere gravidanze plurigemellari dopo la fecondazione in vitro e l’impianto degli embrioni così ottenuti).

2. Se evochiamo la possibilità di un legame madre-creatura allora sottoscriviamo la mistica della maternità. A me sembra la situazione non solo normale, ma anche auspicabile: che chi venga al mondo mantenga la continuità relazionale con la donna che al mondo ce lo ha fatto venire (e con le persone con cui lei ha voluto fare una famiglia), con nove mesi anche sicuramente di difficoltà e con un parto che comunque lo si viva rappresenta una grande prova nella vita di una donna. Al punto precedente ho considerato questo legame madre-creatura dal punto di vista della madre che non lo vuole – con le leggi attuali è libera di rifiutarlo, e sembra solo sensato che possa essere solo il padre naturale a riconoscerlo (ecco fatta una cosiddetta Gpa altruistica senza bisogno di altre mosse legislative), altrimenti se non c’è un padre naturale si tratta di adozione, regolata da apposite leggi.

Vediamo ora il legame dal punto di vista del/la neonata/o: riconosce del mondo quasi solo il corpo, la voce, il contatto materno. Ha bisogno della madre per il suo nutrimento e la sua rassicurazione. Ha anche un diritto umano alla continuità della sua vita familiare – che per carità non si può imporre alla madre – di cui la Gpa fa strame assegnandolo a chi ha fatto firmare un contratto alla donna pagandola, mentre chi adotta deve essere minimamente controllato. Perché il movimento lgbt non chiede l’inclusione nei procedimenti di azione, piuttosto?

A me sembra che la mistica della maternità più grande, nel senso dell’esaltazione del sacrificio materno, invece appartenga proprio ai fautori della cosiddetta Gpa, che tolgono alla madre anche questo nome (la chiamano seriamente “portatrice”!) e si aspettano che mantenga la promessa faustiana di separarsi dalla sua creatura fin da prima di concepirla. Non mi interessa quante donne lo fanno presumibilmente volentieri: ce ne sono troppe che non vogliono più anche se hanno firmato un contratto, e che sono schiacciate da questo sistema. In Gran Bretagna, alla faccia dell’altruismo, una donna rumena è stata costretta a separarsi dalla sua bambina – in teoria era nelle sue facoltà proseguire la relazione con sua figlia ai sensi della legge inglese che ammette solo la Gpa altruistica, ma i tribunali l’hanno assegnata alla coppia gay che gliel’aveva commissionata. (vedi per esempio: http://www.independent.co.uk/news/uk/baby-girl-removed-from-homophobic-biological-mother-after-court-battle-10227810.html)

Perché? La mia, la nostra risposta collettiva che anticipa il possibile analogo sviluppo in Italia, è “appunto perché quella era una gravidanza per altri, non la sua”.

Una donna in un dibattito mi ha detto anche, riguardo al caso della madre che vuole allevare la sua creatura a dispetto della promessa: “Ne può fare un altro”. Questo è imbarbarimento, è calpestare le relazioni umane, che non sono sostituibili.

Quanto al non voler ridurre la maternità a un lavoro, non è necessaria una mistica particolare: si tratta di autodifesa della classe lavoratrice, che non può accettare di lavorare per nove mesi ininterrottamente – questo non è consentito da nessuna legge sul lavoro, ed è bene che sia così. Se in India non lo è, è perché le disuguaglianze impediscono l’autodifesa della classe lavoratrice, costretta ad accettare un tale sfruttamento. Non bisogna avere una “mistica della notte” per cercare di difendersi dal lavoro notturno, né una “mistica delle feste” per rifiutare di lavorare nei giorni festivi. Purtroppo con l’aumento delle disuguaglianze sociali anche nel nostro paese, i lavoratori sono messi gli uni contro gli altri e hanno anche perso la cultura dell’autodifesa del corpo della classe lavoratrice da lavori nocivi e rischiosi. Gli intellettuali presumibilmente di sinistra non stanno coltivando questa memoria, constato.

3. Siccome non ci siamo pronunciate contro la precarietà del lavoro, l’esistenza della schiavitù, l’uso del debito per distruggere i welfare state, allora avremmo dovuto stare zitte. Ma come si fa a cambiare tutto se non si comincia da qualche parte? Non è che proprio abbiamo cominciato ora, ma adesso è il momento di affrontare questo tema, che è appunto l’espansione del circuito del profitto a coinvolgere la nascita degli esseri umani. Noi ci opponiamo, e voi? Aspettate la rivoluzione?

È adesso che il movimento lgbt ha preso questa brutta china, la rivendicazione di una istituzione legale che calpesta l’autodeterminazione delle donne. (E farei una riflessione anche sulla continuità della vita familiare dei neonati.)

Infine: perché “cosiddetta Gpa”? Perché non esiste una “gestazione” per altri: una donna che dà alla luce un/a bambino/a è sua madre. Nella maggior parte dei casi sarà anche madre sociale, ed è auspicabile che lo sia, sempre più spesso, per tutti i neonati. Allora dite chiaramente il vostro slogan: “Il bambino è mio e ne faccio quello che voglio”, in barba appunto alle leggi sull’adozione, che nel secolo scorso hanno finalmente regolato una situazione di libero mercato, in cui gli esemplari migliori venivano venduti al migliore offerente.

Nessuna Santa Alleanza, solo femminismo

27 giugno 2016 Posted by webmater

In risposta a “La mamma tra clero cattolico e capitale finanziario” di Lidia Cirillo su Communianet

Nessuna Santa Alleanza, solo femminismo

di Daniela Danna

Ci sono molti equivoci nel dibattito politico attuale sulla GPA, cioè gestazione per alt ri, come si è voluto ultimamente chiamare la “maternità surrogata”, invenzione nella seconda metà degli anni 70 dell’avvocato statunitense Noel Keane. L’obiettivo di questo neologismo su un neologismo è progredire ulteriormente nella mistificazione. “Maternità surrogata” significava che la madre che partoriva era un surrogato della vera madre: era una donna usata come un mero veicolo per un figlio “altrui”. Keane azzardò la stesura di contratti, su cui guadagnava, come oggi gli avvocati guadagnano, molto più che le donne reclutate in nome del loro spirito di autosacrificio per completare gravidanze “altrui”. Non posso in questa sede dilungarmi sulle alterne vicende della validità di un simile contratto, mi limito a dire che Italia non si può fare, ma non per la legge 40: non si mai potuto fare perché è “contrario all’ordine pubblico”, cioè lo Stato italiano non accetta la mistificazione per cui una donna che partorisce non è riconosciuta come madre se ha firmato un contratto in tal senso – quindi non ha deciso dopo aver partorito di non allevare la sua creatura, come vorrebbe un elementare principio di autodeterminazione femminile, ma addirittura prima di rimanere incinta. I fautori della GPA dicono che non è possibile che queste donne così generose cambino idea, quindi non devono essere garantite sul fatto che, se dopo nove mesi di gravidanza non vogliono, nessuno gli strapperà la loro figlia o il loro figlio. “Gestazione per altri” fa un passo avanti nell’esproprio dell’esperienza di queste donne, perché non è la gestazione che importa, è la consegna del bambino, ma qui si vuol far intendere che il loro ruolo sia solo quello di contenitore. Eppure una donna che dopo nove mesi di gravidanza partorisce non è più una “gestante”, diventa la madre di nascita della creatura che ha messo al mondo e che ha tutto il diritto di crescere. (Nessuna Santa Alleanza continua qui)

4 giugno a IL GUADO a Milano

4 giugno 2016 Posted by webmater

Milano – Sabato 4 Giugno – Ore 17.00
Un dibattito con chi ha studiato il problema
GRAVIDANZA PER ALTRI. UNA QUESTIONE DELICATA  

IL GUADO, SEDE DI VIA SOPERGA 36
(MM LORETO, MM2 CAIAZZO, MM3 CENTRALE)

Da quasi vent’anni Daniela Danna ha messo le sue competenze di sociologa al servizio della comunità omosessuale, pubblicando libri che inquadrano i temi con cui la comunità LGBT italiana è chiamata a confrontarsi nel contesto più vasto della ricerca scientifica internazionale. Di recente ha pubblicato il libro Contract children. Questioning surrogacy che si segnala per il rigore con cui affronta il tema della “maternità per altri” (molti, in Italia, parlano di “utero in affitto”, dimostrando una superficialità che non tiene conto della delicatezza dell’argomento). Le abbiamo chiesto di venircene a parlare per avere qualche strumento in più per riflettere su questo argomento delicato.
Dopo l’incontro, alle 20.00, ci sarà la nostra cena (ci si può prenotare telefonando al 347 7345323, oppure scrivendo a: gruppodelguado  gmail.com).